
Il giorno dopo l’attentato di Sydney, l’Australia ha reagito da Stato. Lutto nazionale, bandiere a mezz’asta, parole nette. Un messaggio semplice: è terrorismo, è una ferita nazionale, e chi è stato colpito non resta solo.
Il giorno dopo, in Italia, la notizia che rimbalza è l’opposto di quella compattezza. Non un segnale chiaro, ma l’ennesimo cortocircuito: liberato l’imam di Torino dopo lo stop al trattenimento, mentre era dentro un percorso di espulsione per motivi di sicurezza. E alla gente arriva una frase sola, secca: quando si parla di fondamentalismo, noi non chiudiamo mai il cerchio.
Perché era stato fermato e trattenuto? Per un motivo preciso, non generico: dopo dichiarazioni pubbliche sul 7 ottobre, in cui avrebbe definito quell’azione “resistenza”, negando o sminuendo la natura violenta e dicendosi, in sostanza, d’accordo con quanto accaduto. Su quelle frasi lo Stato ha costruito la valutazione di pericolosità: non una discussione accademica, ma un profilo ritenuto incompatibile con sicurezza e ordine pubblico.
E qui c’è il punto politico, senza giri. Se qualunque decreto dello Stato diventa materiale da demolire nei tribunali, lo Stato perde credibilità. Fine. E quando lo Stato perde credibilità, non “vince il diritto”: vince l’idea che comandino solo i cavilli e che l’esecutivo sia sempre provvisorio, sempre sotto tiro, sempre indebolito. È anche l’arma più comoda per una certa sinistra italiana: non avendo contenuti solidi, prova a delegittimare il governo facendo saltare ogni iniziativa e poi raccontando il caos come colpa di chi governa. Un film già visto.
Dentro questo vuoto si infila un’altra cosa che stiamo trattando come una virtù automatica: l’inclusione senza regole. Quella non è inclusione. È una tenia che sta divorando l’Occidente dall’interno, perché ci abitua a non pretendere nulla, a chiamare tutto “opinione”, a confondere il rispetto con la resa.
L’Australia il giorno dopo ha messo un segno visibile. L’Italia il giorno dopo ha mostrato, ancora una volta, il suo tallone d’Achille: dire sicurezza e poi non riuscire a farla valere. E quando questo diventa la norma, non è più un inciampo. È un metodo. E il conto lo pagano tutti.
Piero Terracina

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