Le riforme approvate in tutta fretta a colpi di “tweet” sul web per far salire l’indice di gradimento e di consenso inevitabilmente si rivoltano contro dilettanti e “apprendisti stregoni” della politica.
Aule scolastiche ghiacciate e piani antineve senza fondi necessari. I nodi come sempre vengono al pettine e le riforme approvate in tutta fretta a colpi di “tweet” sul web per far salire l’indice di gradimento e di consenso inevitabilmente si rivoltano contro dilettanti e “apprendisti stregoni” della politica. Anche in questo caso non ci piace affatto il ruolo delle “Cassandre” che attraverso le colonne di questo periodico digitale prevedono con almeno sei mesi di anticipo le drammatiche conseguenze dei tentativi di rivoluzionare l’architettura dello Stato e la sua cervellotica macchina amministrativa senza una vera competenza e una intelligente strategia di fondo. Questa settimana dopo l’entrata ufficiale in carica dal primo gennaio dei sindaci metropolitani e dei nuovi presidenti degli enti intermedi che una volta erano le vecchie amministrazioni provinciali registriamo le prime drammatiche conseguenze sia dei tagli di bilancio imposti dal governo centrale a queste nuove istituzioni sia il caos circa la gestione e la transumanza del personale delle disciolte Province. Il grido di dolore e del presidente dell’Unione delle Province italiane Alessandro Pastacci che senza mezzi termini inquadra il difficilissimo momento: “La situazione drammatica dei bilanci delle Province, aggravata dal prelievo di 1 miliardo previsto dalla Legge di stabilità 2015, comincia a produrre i primi effetti sui servizi ai cittadini: i nuovi Presidenti Sindaci ci segnalano scarsità di fondi per assicurare il riscaldamento degli edifici scolastici e per i piani neve, necessari a garantire la percorribilità delle strade. Per fare il punto sulla situazione economica e verificare l’impatto finanziario sui singoli enti, abbiamo convocato per il prossimo giovedì 15 gennaio a Roma l’Assemblea dei Presidenti di Provincia. Nei prossimi mesi la situazione non potrà che peggiorare se non si interviene: per questo abbiamo chiesto un incontro urgente al Sottosegretario Delrio”. Ma il Presidente dell’Upi non si ferma qui, sottolineando come “la grave situazione economica che si prospetta per le Province compromette il mantenimento dell’erogazione di quei servizi essenziali ai cittadini che la riforma Delrio ha assegnato ai nuovi enti di area vasta, primi fra tutti la manutenzione e gestione delle scuole superiori e la percorribilità della rete viaria provinciale. Di questo ho informato il Sottosegretario Delrio in una lettera di richiesta di incontro con una delegazione di Presidenti di Provincia. C’è poi lo stato di forte preoccupazione dei dipendenti provinciali, sfociato in una serie di occupazioni delle sedi degli enti, che sta continuando a produrre un clima di grave allarme sociale nei territori. E’ evidente la necessità di trovare soluzioni sensate e di ricostruire un confronto tra il Governo e gli amministratori locali, anche perché in questo contesto, se non si interviene con soluzioni immediate, non potremo che attestare con amarezza e delusione la impossibilità di attuare la riforma Delrio”. Ma non è tutto: altre critiche poi arrivano anche dall’Associazione nazionale comuni italiani direttamente dal presidente Piero Fassino appena insediatosi come sindaco della città metropolitana di Torino. “Sulle disposizioni della Legge di stabilita’, riguardanti il ridimensionamento degli organici delle Città metropolitane e delle Province, persistono ‘’rilevanti criticita’ che è indispensabile superare, al fine di non compromettere l’operatività dell’azione amministrativa e l’erogazione dei servizi essenziali da parte dei Comuni e delle Città metropolitane’’. Fassino ha inviato una lettera ai ministri della Pubblica amministrazione e degli Affari regionali, Marianna Madia e Maria Carmela Lanzetta, chiedendo un ‘’indispensabile chiarimento interpretativo ministeriale, anche sulla base di un confronto con l’Anci, nell’ottica del perseguimento dell’interesse generale del Paese’’. Il presidente Anci elenca nella missiva i nodi più critici da sciogliere innanzitutto per le Città metropolitane, a partire dalla necessità di chiarire la non applicazione dei vincoli previsti per le Province, la possibilità di procedere alla proroga dei contratti a tempo determinato. Riguardo poi i Comuni che potrebbero essere coinvolti nel riassorbimento del personale proveniente dalle Città metropolitane e dalle Province, nella lettera si evidenza la necessità di chiarire una serie di questioni di particolare rilievo che riguardano le politiche sul personale.

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