Per i Socialisti, i laici, i liberali la prima condizione per riconquistare la loro credibilità è spiegare per quali ragioni dopo quindici anni di “seconda Repubblica”, il Paese sia così profondamente in crisi, dal punto di vista politico, morale, economico e sociale.
Bisognerebbe battere questo chiodo con insistenza e sintesi. Per Berlusconi il paese è in crisi perché lui ha meno potere di quello che vorrebbe avere. Per gli antiberlusconiani il paese è in crisi perché c’è Berlusconi. Per noi il paese è in crisi per effetto di un sistema bipolare drogato che ha compromesso le strutture portanti di uno stato democratico e funzionante, le sue istituzioni e il suo sistema di potere. Siamo di fronte ad uno stato che non risponde più alla attese dei cittadini, a tutti i livelli, nazionale e locale.
E la crisi dello stato dipende, in primo luogo, da un sistema di potere cristallizzato nella contrapposizione bipolare, nel “bipolarismo bastardo” su cui si è costruita la “seconda repubblica”. Personalizzazione della politica e opzione carismatica. Populismo di destra e populismo di sinistra. Da una parte una concezione proprietaria della politica e dall’altra giustizialismo. Da una parte una maggioranza che concentra la sua azione nell’attività dell’esecutivo, tutto è governo, e dall’altra un’opposizione a prevalente vocazione antagonista.
E inoltre conflitto tra i poteri, degrado istituzionale, assenza di pesi e contrappesi, debolezza delle funzioni di controllo democratico sui governanti. E’ da qui, dalla convinzione strisciante che ci si possa liberare da chi ci governa solo per via giudiziaria o con “spargimento di sangue”, che ci siamo infilati in un clima da guerra civile. Contro il pericolo della guerra civile, i socialisti si devono schierare dalla parte della legalità democratica, contro il giustizialismo. Per la ricostruzione di un paese normale e per la ricostruzione di una stato forte. Per evitare il disfacimento del tessuto istituzionale e sociale, per fermare una frana che rischia di travolgere tutto. Nella guerra civile non c’è spazio per la democrazia e l’idea di una sinistra riformista e di governo sarebbe messa nell’angolo.
L’alternativa al centrodestra sarebbe la destra. Per questo abbiamo fatto bene a non aderire alla manifestazione No B-day. Siamo stati lontani dalla piazza senza complessi di inferiorità.
La democrazia e la legalità sono un’altra cosa e l’Italia si merita qualcosa di meglio.
Contro la logica della guerra civile e per rimuovere le ragioni profonde della crisi dello stato occorre intervenire con proposte chiare. La prima questione da affrontare è la crisi del sistema costituzionale, nella quale si sono alimentati i conflitti tra poteri. Dentro questa crisi c’è quella del sistema politico e dei partiti.
Da questa dipende l’indebolimento della nostra democrazia e degli istituti che dovrebbero garantirla. Dipende la crisi istituzionale nel quale si vorrebbe vivo solo il governo e morto il parlamento. Dipende la crisi della giustizia e il conflitto di potere con la magistratura.
E nella crisi dei partiti c’è pura la crisi della sinistra. Ma la via maestra per evitare il caos è la riforma della Costituzione attraverso una nuova Assemblea costituente. Una revisione costituzionale che risponda alla necessità di riscrivere il patto tra cittadini e stato alla luce delle nuove necessità. Sostituendo quello stipulato dai grandi partiti del ’47, per ripristinare il potere popolare costituente. Una revisione costituzionale che risponda alla crisi ideologica della Costituzione vigente. Una revisione invocata da noi socialisti fin dagli anni ’80, che non può, dopo trent’anni di tentativi falliti, essere lasciata nelle mani di un parlamento di nominati ed eletto con sistema maggioritario. Non può essere lasciata nelle mani di accordi impossibili tra maggioranza e opposizione. La via maestra, l’abbiamo ripetuto in tutti questi anni, è l’elezione diretta di un’Assemblea costituente alla quale far precedere, come avvenne nel ‘46, un referendum consultivo sulla forma di governo, parlamentare o presidenziale e sulla forma di Stato, unitario o federale. Per ora siamo stati inascoltati, ma adesso è arrivato il momento di batterci nuovamente. La raccolta di firme per arrivare all’elezione dell’Assemblea costituente attraverso una proposta di legge di iniziativa popolare potrebbe essere ripresa. Bisogna trovare nuovi alleati, non stancandoci mai di ripeterci. Nella convinzione che da questa crisi dello stato usciranno vivi solo coloro che avranno avuto il coraggio di indicare la strada per uscirne.
Nel vuoto generale i socialisti, i laici, i liberali dovranno essere quelli dell’Assemblea costituente, per la rottura dello schema attuale, per un paese normale, contro il giustizialismo e il populismo.
Pieraldo Ciucchi

A non leggere la firma in calce e all’artlcolo ,verrebbe fatto di prendere per buone le argomentazioni . Poi leggi la firma ,e ti soffermi sul fondamento di tanta cultura costuituzionale e di tanta eloquenza politica.
Nonchè sulla bontà e sincerità di simili affermazioni ,perchè il firmatario fu proprio uno dei precursori ,dei soci fondatori di quel sistema elettorale e bastardamente bipolare che dalla Regione Toscana si è esteso a tutto il Paese.
Torniamo al “popolare”,si dice , ma…”bisogna trovare nuovi alleati” ,perpetuando quindi il sistema degli accordi di potere.
Allora delle due l’una : o abbiamo capito male , oppure qualcusno ciurla nel manico !