La prima reazione è stata indispettita, la seconda più riflessiva. Certo è che l’invettiva che Montezemolo ha fatto contro “questa” politica ha lasciato il segno, nel centrodestra e nel centrosinistra. Il bersaglio più immediato è certamente il governo Prodi. Il professore bolognese ha vinto le elezioni con l’appoggio determinante dei vertici di Confindustria che da lui si aspettavano molto. E’ bastato un anno per deluderli. Ora, anche loro, hanno capito che serve una svolta radicale. Andando avanti così il Paese va in rovina. L’attacco di Luca Cordero è stato una sorta di benservito. Questo nel breve. Nel medio e lungo termine invece gli strali di Montezemolo sono tutti per la leadership berlusconiana. Il presidente uscente di Confindustria potrebbe essere il leader naturale di un nuovo e diverso centrodestra, senza Berlusconi. Ed è questa la ragione per la quale l’unico politico che ha condiviso tempi e modi dell’esternazione montezemoliana è stato Casini. Ma anche Casini si illude. Se mai scendesse in politica, Montezemolo, visto il personaggio, non lo farebbe certo mettendosi a capo di una sola parte. No, lui mira più in alto. Potrebbe accettare di guidare un nuovo Esecutivo se e solo se potesse rivestire i panni del “salvatore della Patria”. Insomma, sarebbe il leader ideale, super partes, per una sorta di nuovo compromesso storico che dovrebbe avere nel Partito Democratico e nell’ipotizzato Partito unico del centro destra i suoi assi portanti. La partita si gioca nel giro dei prossimi uno o due anni, tanti quanti sono necessari al naturale esaurirsi dell’esperienza prodiana. Prodi e Berlusconi l’hanno capito benissimo. Il primo cerca di resistere il più possibile, facendo capire agli alleati che ogni sia pur minimo cedimento o sfaldatura della maggioranza potrebbe portare ad elezioni anticipate e quindi al certo ed inevitabile ritorno di Berlusconi. Il secondo, proprio per questo, accelera e punta decisamente ad un risultato elettorale favorevole per provare a rovesciare il governo. Non tanto per andare al voto, quanto per mandare a casa Prodi e sostituirlo con un governo istituzionale presieduto, è l’ipotesi che circola con sempre più insistenza, da un esecutivo guidato dal Presidente del Senato Marini. Le varie ipotesi, Prodi che regge ancora per un po’, un governo Marini ora, o uno Montezemolo domani, a nostro parere, lungi dal risolvere, aggraverebbero i problemi di questo Paese. Può sembrare l’uovo di Colombo, ma l’Italia ha bisogno di una cosa sola: un partito o una coalizione che abbiano il coraggio di fare le cose che servono e che sono sintetizzabili in pochi principi: riforma del welfare, snellimento delle istituzioni, tutela della sicurezza, riconoscimento del merito, valorizzazione della responsabilità. Può essere questo il programma di un governo di larghe intese? Le varie lobby, all’interno del centro sinistra e del centro destra, riescono già oggi a bloccare ogni minimo tentativo di cambiare lo status quo. Avrebbero ancora più potere di interdizione se la coalizione al governo fosse più larga. L’unica soluzione possibile allora è smontare e riaggregare le coalizioni esistenti. Più facile a dirsi che a farsi. Ma bisogna provare. Laici e riformisti, se ci siete, battete un colpo.
Arriva Montezemolo. E’ l’ultimo tentativo per mandare a casa prima Prodi e poi Berlusconi. Ma la soluzione è peggiore del male
Il presidente uscente di Confindustria potrebbe essere il leader naturale di un nuovo e diverso centrodestra, senza Berlusconi. Ed è questa la ragione per la quale l’unico politico che ha condiviso tempi e modi dell’esternazione montezemoliana è stato Casini. Il quale si illude…

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