
Due giovani attori, Amos e Lorenzo, all’interno di una nemesi storica collettiva, il fascismo e la shoah. L’incipit che la precede rimanda alla vocazione per la rappresentazione teatrale e ad Arlecchino, la maschera più famosa della commedia dell’arte. La maschera quale unico strumento che può inserirsi nel gioco dell’essere e dell’apparire.
Firenze fa da sfondo alla vicenda negli anni che vanno dal 1938 al 1944 in una successione di luoghi e borghi, dei suoi dintorni nei quali i personaggi che prendono vita nel romanzo si muovono e si interfacciano con altri che in quegli anni e in quei luoghi hanno veramente vissuto. Alcuni ambienti come il teatro di Cestello subiscono gli adattamenti che la narrazione richiede; altri, come il teatro Niccolini, la trattoria Burde, la villa dell’Ombrellino, il monumento funebre dell’Indiano o la motonave Roselli, sono realtà storiche.
Una staffetta tra due storie che si susseguono, in cui la prima sfuma al lento consolidarsi della seconda nella quale Amos e Lorenzo acquisiscono il ruolo di coprotagonisti e per i quali Arlecchino svelerà, nella volontà di condivisione di un destino comune, una reciproca identificazione.


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