UNA PROPOSTA DISPERATA
Aristofane chiama per nome i responsabili del disastro (noi diremmo oggi il prodotto del disastro), come se oggi indicassimo Prodi, Berlusconi e Monti le personalità cui rivolgere i peggiori strali.

Aristofane chiama per nome i responsabili del disastro (noi diremmo oggi il prodotto del disastro), come se oggi indicassimo Prodi, Berlusconi e Monti le personalità cui rivolgere i peggiori strali.
Irride Socrate, Euripide e Cleone, i politici e gli intellettuali del suo tempo.
La “rivoluzione conservatrice” proposta da Aristofane consiste nella ginecocrazia e nel comunismo, quale reazione all’establishment giudicato deleterio. “Tutti i loro decreti sono vaneggiamenti di ubriachi…e si ingiuriano come alcolizzati” dicono i cittadini, perciò prestano attenzione alla proposta della donna Prassagora travestita da uomo.
“Io dico che bisogna affidare il governo alle donne; del resto già le utilizziamo in casa come amministratrici e tesoriere…non si sognano di fare esperimenti. E invece Atene, se anche le cose funzionano, non sta bene se non escogita qualche novità. Loro siedono e cucinano come ai bei tempi…rompono le scatole agli uomini, come ai bei tempi…godono a farsi fottere, come ai bei tempi. E quindi non stiamo a sprecare parole e affidiamo loro la città, senza chiederci cosa faranno. Semplicemente, lasciamole governare.”
Dicevo “rivoluzione conservatrice”, sì rivoluzione perché le donne erano escluse dalla vita politica, conservatrice perché solo chi si comporta come ai “bei tempi andati” può garantire il ritorno alle glorie passate. I demagoghi ateniesi avevano dato una pessima prova con la loro smania di innovare in qualsiasi caso.
Parlavo anche di comunismo quale ulteriore elemento di questa rivoluzione vagheggiata da Aristofane.
“Tutti i mezzi di vita devono essere in comune e uguali per tutti…Nessuno più farà qualcosa perché costrettovi dalla miseria; tutti avranno tutto…anche le donne verranno messe in comune: staranno con chi le vuole e faranno figli con chi le vuole…accanto alle belle staranno le brutte e rincagnate; chi vuole la bella dovrà prima farsi la brutta.”
Il marito di Prassagora si intimorisce: “Ma insomma, che razza di vita ci prepari?”, esclama. Il totalitarismo che si mostra nella visione politica di Prassagora non poteva non intimorire chi si ricorda della vecchia libertà degli ateniesi.
“Ma vedo un brutto rischio, per gente della nostra età, se prendono loro le redini dello stato, che non ci costringano a forza…a fotterle.” Il costringere a forza al rapporto sessuale è solo un aspetto della costrizione in cui vivranno le persone nell’eden vagheggiato da Prassagora.
“Daremo tutto a tutti in abbondanza e se ne andranno ubriachi, con corone e fiaccole. E le donne staranno per via e abborderanno i reduci dal banchetto, e diranno: ‘Vieni qui, c’è una bella ragazza’. E un’altra dirà dal balcone ‘ Qui ce n’è una bellissima, incantevole …però prima devi venire a letto con me’. E i brutti, andando dietro ai bei giovani, diranno ‘Dove corri? E’ perfettamente inutile che tu ci vada: è stato decretato che i brutti e rincagnati fottano per primi.’”
Aristofane, tutt’altro che di sentimenti liberali, considera la ginecocrazia foriera di altra confusione. Infatti la commedia si conclude con la contesa tra vecchie e giovani nell’uso e nell’abuso dei maschi anche perché, secondo la mentalità maschilista e misogina di Aristofane, le donne pensano solo a “quello”.
“PRIMA VECCHIA: Se qualcuno vuole sentire il vero piacere, deve venire a letto con me. Non nelle giovani è la scienza d’amore, ma nelle donne mature.
RAGAZZA: Non invidiare le ragazze: la sede del piacere sta nelle tenere cosce, fiorisce sui seni; tu puoi incipriarti e depilarti quanto puoi: piacerai solo al dio della morte.”
Eva Cantarella nella prefazione così scrive: “Le donne al parlamento, a ben vedere, è la tragica espressione della crisi di una società che assiste impotente al crollo della sua grandezza e dei suoi ideali. Ridotta a tal punto da potere essere governata dalle donne, in un regime comunista.”
In tempi di crisi occorrono rimedi radicali. Attenti, rimedi da rivoluzione conservatrice, anche se ammantati da femminismo e comunismo, sono quelli che vanno rifiutati, perciò occorre rilanciare la leadership culturale che ha la sua radice nella libertà individuale.
Sommario: Prefazione di Eva Cantarella – LE DONNE AL PARLAMENTO – Nota biografica

Lascia un commento