Il socialismo innovativo, la prima esperienza di governo di Craxi, la grande societá della Conferenza di Rimini ma anche il partito subalterno degli ultimi anni ottanta. Riflettere criticamente su tutto per offrire idee ad una nuova sinistra riformista.

In più queste esperienze si portano dietro un fardello ingiusto, ma radicato nell’immaginario popolare, quello dei socialisti come unici responsabili del fallimento della prima repubblica. Bettino Craxi mi ricorda un po’ in una saga di fantascienza di mezzo secolo fa l’antagonista sfortunato di Jeff Hawke, quel Chalcedon grand vilain a cui erano attribuiti tutti i misfatti che avvenivano nella galassia.
C’è da dire che i superstiti – non gli epigoni perché una generazione successiva è difficile da rintracciare – hanno fatto di tutto per accreditare se stessi come dediti soprattutto alla sopravvivenza individuale (non importa in quale polo della politica) e anche il possibile per discreditare definitivamente tutto il movimento.
Eppure il nocciolo duro di cui parla Giampaolo esiste e resiste nonostante tutto. Però non può trovare la sua unica ragione di vita nel rimpiangere il passato come una qualsiasi aggregazione di combattenti e reduci: sarà il momento di iniziare una riflessione critica su questo passato e di dare un contributo alla lettura storica di quegli anni, sul socialismo innovativo che ha condotto alla prima esperienza di governo di Craxi fino alla grande società della Conferenza di Rimini, ma anche sul partito subalterno nella notte grigia demitiana degli ultimi anni ottanta e fino alla fine.
Altrimenti tutto quello che sta fra il terzo polo e la sinistra radicale e che in maniera solo formale si raggruppa all’interno del pd continuerà ad illudersi, più che a convincere gli altri, di aver vinto lo storico confronto e di rappresentare a pieno titolo in Italia la sinistra europea. Dico formale, perché la realtà di quel partito, in cui comanda sempre la vecchia presunzione di essere i primi della classe ed una vecchia mentalità/cultura che non voglio chiamare col suo vero nome sennò s’offendono, è fatta, anche ed invece, di nuove coscienze che hanno una concezione della politica più liberale e stanno lì perché oggi è l’unico punto di riferimento possibile. L’obiettivo magari non sarà quello di togliere terreno sotto i piedi del pd, né sarebbe auspicabile o produttivo, ma offrire idee e condizioni per gestire quell’area in maniera diversa e libera da tutti quei vincoli della vecchia politica, di cui proprio in questi giorni abbiamo la più efficace dimostrazione.

Scusate: nel rientro, alla 3^ riga, è saltato “fu raggiunto…IL PAREGGIO DI BILANCIO e ridotto…..” Al netto degli interessi passivi
Altrimenti non si capirebbe cosa ho scritto. naturalmente.
Grazie.
C”è da dire una cosa che però tutti – forse per interesse politico/partitico – dimenticano. Io, caparbiamente, NO!
E non è una mia invenzione: è una ricerca del “sole/24ore”di circa dieci anni fa. Ma poi non se ne seppe più nulla (elementare Watson!): l’ultimo anno del governo Craxi – escludendo gli interessi sul debito pregresso – fu raggiunto e ridotto il deficit di bilancio. Ma mi pare, a memoria, che gli interessi passivi ammontassero ad oltre 80 mila miliardi di £.!
Tutti hanno dimenticato quindi lo “spread” dell’epoca: I possessori di BOT o BTP ottenevano INTORNO AL 16-18% di interesse. C’era la corsa delle imprese difatti a chiedere prestiti in banca (allora intorno all’ 8/9%) agevolati per gli investimenti che venivano invece dirottati per lucrare la differenza sull’acquisto di titoli di stato.
Allora io domando: A CHI GIOVA NON RICORDARLO?
Solo per mettere un punto su questa storiella del debito pubblico, che Craxi ereditò al 60% e portò all’84,5% nel 1986. Ma dopo di lui non fece di meglio De Mita che arrivò al 98% e successivamente un crescendo con Amato e Ciampi sempre intorno ai 110, fino a toccare la vetta con il primo governo Berlusconi, addirittura al 121,8. Dopo di che il debito pubblico si è assestato a soglie di vertice, mai sotto il 103,6 toccato da Prodi nel 2007. Di contro con i governi Craxi l’inflazione scese dal 16,20 al 5,20%, con un PIl che cresceva del 2,6% annuo. Se guardiampo la situazione attuale sappiamo che cosa vuol dire quest’ultimo dato.