Avevamo votato presto quel giorno Lisa ed io. Da qualche anno voto sempre di mattina, da quella volta che, tornando dal mare, mi trovai impaludato in una coda infinita nella Siena- Grosseto o nella E45 da Riccione, non ricordo bene. Sudavo freddo in quella coda a passo di lumaca, sudavo nonostante il caldo infernale. Arrivai in tempo però, poco prima delle 11. Da quel giorno voto sempre la mattina anche se sto a casa.
Lisa doveva vedere una cucina componibile, la nostra stava cadendo a pezzi. Mondo Convenienza era a Prato o nei pressi di Pisa. Decidemmo per Pisa, il tempo non era poi male come le previsioni avevano detto.
Navacchio era il nome del posto del centro commerciale, ma appena sceso di macchina mi sembrò quasi mi mancasse il respiro. Ora io non amo i centri commerciali, da sempre, ma una sensazione così strana non l’avevo mai provata. Non riuscivo a spiegarmela a meno che il mio leggero enfisema non si fosse acuito di colpo. Buttai via la sigaretta ancora a metà.
– Mi scusi – chiesi alla commessa che stava illustrando a Lisa le caratteristiche miracolose di una piccola cucina componibile – Navacchio è comune?
– No è una frazione di Cascina –
Mi resi subito conto del perché non potessi respirare in quel posto!
Mi venne subito in mente l’immagine del sindaco, anzi della sindaca, come si usa dire oggi, della cittadina nei pressi di Pisa. Si, quella delle sentinelle notturne, quella “che è giusto che i medici calabresi siano pagati meno dei medici toscani”, quella che mette il nome Kinzica alla figlia, quella di Imagine e dei Puffi come covo di comunisti.
Ora capivo bene perché non potevo respirare! Mi succedeva sempre quando la vedevo in televisione, non accettavo che un sindaco toscano potesse avere quelle idee, non sopportavo che simili scempiaggini potessero essere detti con quella lingua melodiosa, almeno per me, con quell’accento alquanto simile al mio.
– Lisa, vado a fare un giro –
– Ok, torna presto, ho bisogno dei tuoi consigli –
E finalmente comincio a respirare bene quando nell’edicola del centro commerciale vedo la locandina del “Vernacoliere”. Si, se stiamo entrando in buchi neri del pensiero, forse è meglio riderci su.
Ho preso la via di casa da quel posto prima possibile. Forse avrei preferito che il nome di quella cittadina fosse una parola piana invece che sdrucciola, Cascìna al posto di Càscina, avrei respirato meglio.
Ma in quel giorno il respiro mancava anche a casa, quando ho acceso la tv e ho cominciato sentire gli exit poll, mi sono sentito mancare, altro che respiro!
Non mi sembrava possibile che il mio popolo fosse questo!
Ho inalato subito il Braltus, sono andato a letto, ma non ho dormito un minuto. Solo il giorno dopo mi sono ripreso vedendo un piantina dove la mia terra, solo la mia terra manteneva un colore vivido e con Curzio ho ringraziato Dio di essere un maledetto toscano.
Mario Rigli

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