– Egregi Signori Giornalisti,
ricevo ed inoltro firmata da un dipendente delle Forze dell’Ordine la seguente lettera con “preghiera di massima diffusione”. Una delle tante storie quotidiane di separazione (quasi 500 ogni giorno, ISTAT) che stanno portando il nostro paese al conflitto sociale ed alla distruzione della figura paterna; padri rovinati da moglie, giudici e burocrazie oramai diventate evidente discriminazione sessuale a danno degli uomini e dei loro figli.
Forse non tutti sanno ma in Italia gli uomini che lavorano nelle Forze dell’Ordine e si trovano, spesso loro malgrado e senza aver fatto nulla di male, a dover vivere il dramma della separazione matrimoniale, sono molto penalizzati.
Sì, perché le Amministrazioni di appartenenza hanno il diritto/dovere di effettuare periodici “rilievi” presso i Tribunali allo scopo di verificare la posizione del proprio dipendente. Nel caso in cui a carico del malcapitato dovessero emergere provvedimenti, sono guai seri. L’Amministrazione, infatti, potrà arrivare anche a chiedere la sospensione cautelativa dal servizio, avviare procedimenti disciplinari, o trasferire fuori sede ed a notevole distanza, ecc..
Non ha alcuna importanza se i provvedimenti del Tribunale sono frutto di evidenti falsità e menzogne inventate dalla ex moglie per conseguire i propri scopi (i soliti scopi), bisogna attenersi ai Regolamenti, tutto il resto non conta. Eppure, è risaputo che il 90% delle accuse formulate dalle ex a carico degli uomini, si rivelano poi del tutto infondate. (dati e statistiche http://paternita.info/false-accuse.html)
Alcuni Avvocati, Magistrati e le ex consorti questo lo sanno molto bene e, se vogliono, possono davvero portare alla rovina l’uomo, specialmente se quest’ultimo ha avuto il coraggio di contestare certi assurdi provvedimenti emessi dai giudici a proprio danno. Le donne furbe e/o in malafede possono farne un’arma di ricatto per ottenere ciò che vogliono (casa, figli e gran parte dello stipendio del marito).
La Amministrazione anziché difendere adeguatamente e tutelare il proprio personale lo penalizza fortemente favorendo le donne. E’ evidente che un trasferimento allontana l’uomo dai figli ed offre alla donna la possibilità di sottrarre e godersi a vita la casa famigliare in modo indisturbato.
Viene da domandarsi: – ma non si dovrebbe garantire la legalità e favorire chi è dalla parte del giusto? – Perché non si va a fondo alle questioni, accettando a priori, senza verificare ed entrare nel merito, i provvedimenti dei giudici, che come si sa, spesso, sono vistosamente a favore delle donne e vengono adottati in barba ai Principi Costituzionali (parità tra i sessi, diritto di proprietà, ecc.) e delle Leggi? – Ma fino a quando non interviene una sentenza di condanna definitiva, non ci dovrebbe essere la cosiddetta “presunzione di innocenza” fondamento del diritto?
Lo scrivente è del parere che ciò sia profondamente ingiusto. Occorre che i politici e le Istituzioni intervengano al più presto, anche per evitare che ciò possa costituire alibi per ben altri fini.
Firmato, Pino FALVELLI.
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si autorizza la divulgazione
F.BARZAGLI
Responsabile nazionale
www.infanzia-adolescenza.info
www.paternita.info

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