
Sette ottobre. Ricorrenza del pogrom di Hamas contro civili israeliani. E proprio oggi Bologna consegna la cittadinanza onoraria a Francesca Albanese. Non è un dettaglio. È un segnale. È la firma in calce alla postura di una sinistra italiana che ha scelto di abitare la zona grigia dove l’antisemitismo si traveste da antisionismo, dove il lessico dei diritti diventa coperta per giustificare chi i diritti li calpesta.
È inutile fingere equilibri. Da mesi la sinistra italiana parla di pace senza nominare il terrorismo, pretende pluralismo ma assolve un movimento che il pluralismo lo nega per principio, invoca legalità ma chiude un occhio su chi usa gli ostaggi come unica moneta politica. Oggi aggiunge la cornice più offensiva possibile. Nel giorno della memoria delle vittime del 7 ottobre sceglie di esibire un riconoscimento che verrà letto come un lasciapassare culturale. Non c’è inclusione. C’è schieramento. E quello schieramento sta dall’altra parte della decenza.
Chiamatela pure libertà d’opinione. Ma la libertà d’opinione non è licenza di riscrivere la storia a beneficio di un racconto a senso unico. Non è silenziare il sangue degli ostaggi. Non è trasformare l’odio per Israele in alibi morale. Quando una comunità politica evita di pronunciare la parola terrorismo, quando rifiuta di condannare senza ma e senza se, quando tratta il 7 ottobre come una nota a margine, quel che resta è antisemitismo ripulito per la prima serata. È così che lo si normalizza. È così che lo si benedice.
Smettiamola con l’ipocrisia. Se credi ai diritti universali, condanni Hamas senza sconti. Se credi alla vita umana come misura di tutto, parti dagli ostaggi e dalla protezione dei civili. Se credi alla pace, rifiuti chi nasce per negarla. Oggi invece si preferisce la passerella, il titolo, la foto. È il culto dell’ambiguità. È la resa culturale a chi ha scelto il Kalashnikov come grammatica politica.
Questa non è sinistra. È una caricatura moralista che ha perso la bussola e ha trovato un nemico comodo per sentirsi pura. Nella città delle medaglie al valore, la scelta di oggi pesa come un macigno. Pesa per la comunità ebraica italiana che vede banalizzato il proprio dolore. Pesa per chi lotta davvero contro l’odio e per chi lavora nelle scuole a spegnere il fuoco dell’estremismo. Pesa perché legittima la menzogna più pericolosa di tutte, quella che rovescia vittime e carnefici a seconda del pubblico in sala.
Denuncia, allora. Netta. La sinistra italiana che applaude oggi ha superato il limite. È palesemente antisemita nelle parole e nelle omissioni. È schierata di fatto dalla parte di Hamas, perché ne assorbe il frame, ne ripete le giustificazioni, ne attenua la colpa. Chiamatela come volete. Io la chiamo complicità culturale. E la complicità si combatte con parole chiare, con memoria senza sconti, con la pretesa di verità che non si piega al tifo.
Il 7 ottobre non è un fondale per la scenografia politica. È un altare di memoria. Chi ci balla sopra si prende la responsabilità di quel che sta dicendo al Paese. Oggi Bologna parla. E dice una cosa sola. Che l’ambiguità vale più della verità. Che il dolore degli ebrei italiani vale zero. Che il terrorismo si può giustificare in nome di una deriva di antisemitismo putrido. È inaccettabile. E va detto a voce alta.
VERGOGNA!
Am YIsrael Chai
Piero Terracina

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