Mentre il presidente della Regione formula l’invito al prossimo governo nazionale a “lavorare insieme per il futuro del paese”, il Portavoce della Cdl in Consiglio Regionale, Alessandro Antichi, denuncia ancora una volta la preoccupante recessione dell’economia nella “Toscana rossa” governata dai partiti dell’Unione.
“Mentre il sistema-Paese inizia a dare segni evidenti di ripresa (senza aspettare l’insediamento del governo Prodi…), l’economia della Toscana sembra avvitarsi in una spirale di crisi sempre più preoccupante. Dopo i deludenti risultati sulle esportazioni, che in Toscana hanno registrato una contrazione del 1,2% mentre in Italia si è avuta un’espansione del 4 %, emergono criticità anche nell’andamento delle società di capitali, dimostrando così che non è solo la variabile dimensionale a giocare un ruolo determinante. L’Osservatorio di Unioncamere Toscana sui bilanci delle aziende toscane tra il 1998 e il 2003, evidenzia infatti una flessione media del fatturato pari a -11%, mentre nuovi segnali di allarme giungono dal rapporto UnionCamere, diffuso in occasione della 4^ Giornata dell’Economia”.
“La nostra regione – continua Antichi – non riesce a stare al passo con il resto d’Italia e, nonostante le timide aperture di Martini in occasione dell’avvio della discussione sul PRS, sembra che la principale preoccupazione della sinistra sia quella di evitare accuratamente ogni discussione sulle scelte di politica economica fin qui attuate. Intanto continua la fuga degli imprenditori e dell’impresa dalla Toscana, in favore di contesti territoriali più favorevoli e dinamici. Una crisi, dunque, di cui non si vuole o non si riesce a cogliere le ragioni, anche perché la voce degli imprenditori, resta inascoltata, nonostante la retorica della ‘concertazione’”.
“In questo contesto – conclude Antichi – l’unica iniziativa di cui è capace il presidente Martini l’invocazione dell’aiuto del prossimo governo nazionale, dopo aver pervicacemente rifiutato di collaborare con il governo uscente su ogni possibile fronte, dalle infrastrutture al sociale, dalla scuola al lavoro. Martini non ha più scuse: ora che tutte le istituzioni sono state occupare dalla sinistra, non esistono capri espiatori sui quali scaricare le responsabilità di una politica ormai chiaramente fallimentare”.

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