“Lavoro, la mappa nera della Toscana”, così titola l’Unità giornale organico alla sinistra che fotografa la drammatica realtà del sistema produttivo toscano.
Gli allarmi che i partiti della Cdl hanno lanciato fin dalle passate elezioni per il rinnovo del governo regionale, si sono puntualmente concretizzati sia nelle analisi delle rappresentanze sindacali sia in quelle delle associazioni di categoria, sia nelle analisi degli Istituti di ricerca e, da ultimo dal rapporto Irpet sul commercio estero della Regione.
La Cgil, è periodicamente occupata ad aggiornare la lista delle aziende in crisi, che ha raggiunto quasi quota 500 coinvolgendo circa 17.000 lavoratori.
Confartigianato addirittura chiede “interventi strutturali immediati per il rilancio delle proprie aziende”, definendo “un quadro a tinte fosche” la situazione che emerge dai dati dell’anagrafe delle imprese artigiane.
Gli organi di governo regionale e locale vengono periodicamente chiamati in causa per cercare di salvare le piccole e medie imprese in grave difficoltà.
Tutti concordano nel chiedere un immediato trattamento d’urto che restituisca vigore e fiducia alle piccole imprese.
Le forze della Casa delle Libertà si sono fatte interpreti delle preoccupazioni del mondo produttivo e del lavoro segnalando a più riprese che “il modello toscano” voluto dalla sinistra è in crisi ed ha bisogno di maggiore competitività e flessibilità, più infrastrutture, meno burocrazia e minore ingerenza della politica nell’economia.
Dimostrazione emblematica è la situazione “paradossale” del Nuovo Pignone dove la proprietà ha investito gia 19 milioni di euro ed assunto 50 operai specializzati e si trova di fronte l’irrigidimento delle controparti sindacali che non sono disposte a recedere dal “no al sabato lavorativo”.
Si tratta dell’ennesima dimostrazione dell’assenza, nella nostra regione, di un ambiente orientato all’impresa e alle nuove e mutevoli esigenze del tessuto produttivo.
Il rapporto Irpet certifica la distanza ormai incolmabile tra la Toscana e le altre regioni italiane inchiodando la Giunta Martini a precise responsabilità politico-amministrative che derivano da una programmazione allo stesso tempo pervasiva ed insufficiente (la sinistra vuol mettere la mani su tutto senza concludere nulla) che non ha mai preso in seria considerazione i sintomi di una malattia che sta diventando cronica.
Una battaglia serrata, quella della Cdl in Consiglio Regionale, che vuol costringere il Presidente Martini ad abbandonare la pretesa di tenere i piedi in due staffe; da una parte la disponibilità ad un confronto costruttivo con l’opposizione di centro destra sui temi concreti dello sviluppo economico toscano e dall’altra accondiscendere alle pretese di Rifondazione Comunista pur di averla in maggioranza.
Ai cittadini ed ai lavoratori toscani interessano assai poco le manovre di “palazzo” e le molteplici defezioni che continua a subire la Giunta Martini, piuttosto si aspettano misure urgenti, incisive e concrete per risollevare dal declino l’economia della nostra Regione.
Adesso che il capo espiatorio, il Governo Berlusconi, non c’è più, dove si nasconderà il centrosinistra per sfuggire alle proprie responsabilità di Governo?

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