Incontro Mustafa nella sede elettorale di Punto e a Capo, un pomeriggio. Con i promotori e gli amministratori del gruppo. All’inizio come candidato capolista , insieme ad altri, che man mano si aggiungono alla lista che sarà presentata alle amministrative di maggio. E’ di origine siriana, nato a Firenze da un medico che ha studiato nella nostra Università. E scopro, con una certa meraviglia per la casualità, che il babbo è un collega del mio medico di famiglia. Che lui è amico fraterno dei suoi figli con i quali la mia secondogenita ha trascorso tante estati a Marina di Bibbona. Insieme ai genitori che venivano a trovarci durante i fine settimana. Tutti Italiani, tutti fiorentini di nascita. Confesso che la circostanza mi ha fatto molto piacere e al primo impatto questo bel ragazzo, educatissimo e coinvolgente mi ha fatto un ottimo effetto. Quando poi ho saputo, da lui, che è anche farmacista, come mio marito e mio figlio e in parte come me che ho passato trent’anni della mia vita in farmacia, ho visto queste casualità come un segno di grande positività anche per la nostra lista civica. Non un partito consolidato. E Mustafa ha iniziato il suo percorso, in salita all’inizio, non essendo sostenuto da alcun partito ma da un gruppo di persone che si sono ritrovate in un programma condiviso. Nel quale credono forse più di quello nato da un’idea prestabilita e dogmatica.
Unica lista civica autonoma collegata a un candidato sindaco, fra le tante di cui Firenze pullula.
Ma un altro episodio imprevisto e casuale si è presentato qualche giorno fa. Oltre alla politica ho un’altra passione, il canto corale. Parlo della mia candidatura con una delle coriste di origine turca, una contralto, come me. Ci incontriamo per le prove dello spettacolo che stiamo preparando, al Teatro Verdi. E lei mi dice con sorpresa “ma tu sei nella medesima lista del mio Lorenzo! ” No, non è suo figlio anche se gli è affezionata come se lo fosse e lo considera tale, bensì adottato da una sua carissima amica. E lo ha conosciuto fin dal suo arrivo a Firenze, da Managua, a quattro anni. E me lo ha descritto come un ragazzo straordinario, bravissimo e di intelligenza vivace, posato e affidabile. Doti che per altro avevamo avuto modo di apprezzare per l’appoggio e il sostegno nella collaborazione gestionale e organizzativa con la Tea, altrettanto eccezionale e di rara e incommensurabile pazienza oltre alla competenza, nel supportare e sopportare tutti noi candidati.
Davvero un bell’attestato esemplare di integrazione alla quale aspiriamo e dovremmo tendere. Tutti noi, di qualsiasi parte politica.
Carla Ceretelli

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