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Anche la biblioteca occupata

di Giuseppe Mele | 1 Marzo 2015

Il sindaco Marino, che non si risparmia nulla, ha deciso di chiudere, dopo 20 anni, l’autonomia gestionale delle 27 biblioteche, dei 14 Bibliopoint scolastici, delle 10 biblioteche federate e di altri 60 punti di accesso dedicati a ben 650mila habitué.

 

Si sono persi nell’ultimo lustro quasi 3 milioni di lettori. 6 italiani su 10 non leggono un libro che sia uno né di carta né digitale. Tutto è così affidato ai restanti 4 cui si devono 1,2 miliardi di vendite cartacee e 200 milioni di libro digitale. C’è poi la questione Amazon. Il colosso americano distributore libraio mondiale sta devastando il tran tran europeo, destando reazioni sindacali tedesche, fiscali italiane, di diritto d’autore in sede generale. Eppure il catalogo ufficiale delle biblioteche conduce il cliente proprio all’offerta della multinazionale. Non ci sono più vie di mezzo né tra chi legge e chi no e neppure di economie di scala. L’ampio sistema della lettura, dalle biblioteche ai bibliotecari ai bibliofili fino alle kermesse dei premi, non vi bada troppo. Ciascuno bada solo agli inevitabili tagli. A Roma l’Istituto delle 38 Biblioteche dovrà fare a meno di 6 milioni, della sede di rappresentanza di via Zanardelli e di 30 operatori finora prestati dall’azienda Zetema che a sua volta ci rimetterà 3 milioni. Non è però per questo che si respira aria di guerra nelle silenziose sale di lettura. Il sindaco Marino, che non si risparmia nulla, ha deciso di chiudere, dopo 20 anni, l’autonomia gestionale delle 27 biblioteche, dei 14 Bibliopoint scolastici, delle 10 biblioteche federate e di altri 60 punti di accesso dedicati a ben 650mila habitué. Con lo scioglimento del Cda Biblioteche, nominato dallo stesso sindaco, dopo lunghi ripensamenti solo nel luglio scorso, l’Amministrazione non risparmierà nulla, dato che la presidente Paola Gaglianone (giornalista Rai) ed i consiglieri Sandra Giuliani, Paolo Carini e Giampaolo Rossi non percepiscono nulla per la loro attività. E’ un dato di fatto che le biblioteche siano nell’estesa area romana, il primo, e per le periferie l’unico, presidio culturale territoriale, anche per merito anche della passata gestione del presidente Antonelli. La reductio dell’Istituto a dipartimento non trova motivazioni se non nel desiderio di maggiore potere coltivato dall’assessora Marinelli. Detto questo, il network romano resta un’occasione mancata, pensando soprattutto alla moria delle librerie private. L’Istituto può comprare libri, video ed e-book solo per 200mila euro l’anno, oberato come è da 11 milioni per il personale ed un altro milione e mezzo tra utenze, manutenzione e pulizie. Il suo è un caso rappresentativo, non solo dell’arroganza della politica ma anche delle difficoltà di un modello generale. Ci si poteva attendere in quest’occasione una riflessione su un nuovo ruolo della biblioteca, di investimento, di raccolta sponsor, di sharing antipirateria, di coabitazione pubblico-privato, di semplificazione a ruolo delle diverse qualifiche istituzionali. La scontata reazione assemblear-istituzionale degli addetti, nell’immediatezza della notizia, non ha toccato neppure uno di questi temi. Neanche un accenno alla coincidenza dell’importo dei tagli, uguale all’importo del danno subito dalla città per furti di rame su elettricità e telefonia, ai cui responsabili si intende affidare il recupero rifiuti. Neanche un cenno di vergogna all’idea di chiedere, con apposita campagna, libri in regalo, ai già tassati cittadini. Nell’assemblea, uno dopo l’altro, i convenuti spesso senza titolo (visitatori, studenti, sindacalisti, consiglieri comunali, membri di associazioni) hanno enfatizzano all’inverosimile le biblioteche. Testimoniato rispetto alla giunta. Stigmatizzato, così a caso, la destra al governo di ieri, all’opposizione di oggi. Applaudito Tzipras. Mescolato lettura con i soliti ed infiniti beni comuni. La possibile riflessione è stata, anche fisiognomicamente, la solita scaciata assemblea de sinistra, senza neanche lo storico mordente, schiacciato dalla suscettibilità renziana. Un’assoluta prova di disinteresse per gli “altri”, quelli entrati in biblioteca 2,5 milioni di volte l’anno. In prima fila, anche la presidente commissione cultura capitolina, consorte del ministro Franceschini, che piangeva la (quasi) perduta autonomia locale e si consolava per la nuova aula della biblioteca nazionale inaugurata dal marito. Insieme hanno stigmatizzato i tagli che poi voteranno (o che hanno votato), si sono preoccupati per il nuovo fronte bibliofilo aperto dal partito dell’occupazione abusiva che ha invaso l’abbandonata Mediateca Rossellini. E felicitati per l’aiuto che a tali problemi potrà dare la new entry del CdA Zetema, Andreina Marinelli junior, classe ’62. Perché nella cultura, come nel resto, il vero investimento è sempre la famiglia. Che legga o no.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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