
Semmai ce ne fosse bisogno, la prova offerta dal Teatro di Pisa con queste Le Nozze di Figaro che ha visto impegnati i giovani cantanti provenienti dalle passate edizioni del Progetto LTL Opera Studio, ha fugato ogni dubbio: si possono fare buoni spettacoli senza svenarsi con costi sproporzionati alle possibilità attuali dei teatri e senza necessariamente ricorrere (e rincorrere) alle superstar internazionali.
Queste Nozze di Figaro si sono presentate davvero con tutte le credenziali per essere uno spettacolo da veicolare non solo in Toscana ma in molti dei blasonati teatri del nostro Paese che piangono miseria o accumulano debiti ma “snobbano” quelle che sono le produzioni non “griffate”.
Un ottimo equilibrio di tutti i piani ha consentito di dar vita ad uno spettacolo gradevole sia scenicamente che vocalmente, catturando l’attenzione del pubblico per tutti e quattro gli atti che ha restituito con calorosi applausi, anche in scena, il suo gradimento.

Interessanti e piacevoli le ricche scene dipinte e i costumi di Latina Opera Lirica srl. che hanno restituito all’opera quel sapore “antico” che nulla ha tolto alla modernità dei contenuti e alla freschezza dell’interpretazione. E’ infatti grazie alla regia del trentenne Lev Pugliese, con un diploma di Maturità artistica alla Greenside Highschool di Johannesburg ed una laurea in Psicologia, che ha alle spalle una lunga e importante esperienza professionale nei teatri nazionali ed internazionali, che i giovani cantanti hanno saputo “recitare” in modo più che convincente questa storia dall’intreccio complesso e dai messaggi fortemente attuali, rendendo lo svolgimento dell’opera davvero un tutt’uno tra voce e azione senza scivolare in eccessi da avanspettacolo né “implodendo” in una drammaticità enfatica.
Positiva anche la prova dell’altrettanto giovane direttore d’orchestra, il trentenne pisano Francesco Pasqualetti: diplomato in pianoforte al conservatorio di Lucca, ha studiato composizione e
direzione d’orchestra a Firenze con Damiano D’Ambrosio e Piero Bellugi ed è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Pisa. Attualmente sta perfezionando la sua formazione presso la Royal Academy of Music di Londra sotto la guida di Sir Colin Davis, Colin Metters e George Hurst. La Royal Academy lo ha selezionato come destinatario della Gordon Foundation Scholarship.
Un pedigree di tutto rispetto al quale dovrebbero essere aggiunte tutte le esperienze già maturate sui palcoscenici nazionali ed europei che concorrono a conferirgli quella autorevolezza necessaria di fronte ad una partitura che, proprio per essere stranota e famosa, rischia di essere talvolta letta con una eccessiva disinvoltura privandola di quel fascino che, fin dal suo debutto al Burgtheater di Vienna, il 1º maggio 1786, le ha regalato un successo strepitoso, al punto che l’imperatore Giuseppe II dovette emanare un decreto per limitare le richieste di bis, in modo che le repliche non durassero troppo.
La sua direzione ha valorizzato moltissimo la prestazione dell’Orchestra Arché, giovane compagine composta dai migliori giovani musicisti toscani coadiuvati da professori d’orchestra provenienti dalle più prestigiose Orchestre nazionali. L’Orchestra ha debuttato lo scorso anno proprio a Pisa con il dittico Mozart e Salieri/Zanetto e ha già dato prova delle proprie potenzialità anche nel recente Nabucco.
Apprezzatissime le voci a partire dal Conte e la Contessa d’Almaviva: preciso e autorevole il baritono lettone Valdis Jansons quanto intensa ed ironica il soprano Rita Matos Alves; mattatori con una performance più che convincente sotto ogni profilo, il soprano Claudia Sasso, Susanna,e il baritonopartenopeo Italo Proferisce, Figaro che hanno saputo coniugare una vocalità assolutamente pregevole con una interpretazione altrettanto pregevole.
Applausi più che meritati anche per il mezzosoprano Elisa Barbero e il baritono Giovanni Di Mare, rispettivamente Marcellina e Don Bartolo; il mezzosoprano Emanuela Grassi, il paggio Cherubino, il tenore Enrico Bindocci che ha intepretato sia Don Basilio che Don Curzio; il soprano Claudia Muntean, Barbarina, e il basso Emanuele Cordaro, il giardiniere Antonio.
Ma a vincere e a convincere è stato davvero l’effetto d’assieme, qualcosa che rende “magico” un allestimento e che non sempre si ha il piacere di ammirare anche in allestimenti di altro livello. E’ ciò che manca, ahimè, in molte produzioni caratterizzate da un’approssimazione e da un pressapochismo che talvolta sfiora l’offesa per il pubblico; un modus operandi che meriterebbe una seria riflessione sull’effetto diseducativo che questo comporta nel pubblico e in una sua conseguente “disaffezione” nei confronti dello spettacolo dal vivo, considerando anche gli alti costi che spesso chiede.
Anche in questo senso, il ruolo di un teatro di tradizione dovrebbe essere quello di perseguire nei confronti del pubblico ma anche nei confronti dei giovani artisti che crescono all’interno delle varie discipline dello spettacolo (lirica, prosa, danza), una politica di alto profilo rispetto alla qualità dei prodotti realizzati e dei servizi messi a disposizione.
Questo significa non solo valorizzare tutte le risorse presenti all’interno del teatro ottimizzandone gli impegni, ma anche saper distribuire le risorse economiche disponibili (purtroppo sempre più esigue) secondo priorità che sappiano privilegiare il ruolo formativo intrinseco nella “mission” di un teatro di tradizione.
Il teatro Verdi di Pisa, negli ultimi anni, sembra aver intrapreso proficuamente questa strada ed i risultati si fanno via via più evidenti. Non resta che sperare che questo trend rafforzi l’impegno delle Istituzioni ma che trovi anche l’attenzione di soggetti privati che possano contribuire a questo positivo cammino di identificazione sempre più forte del Verdi come luogo di incontro e di confronto della cultura e dello spettacolo non solo per la città ma per il territorio e la Toscana.

Giustissima l’osservazione sull’ingiustificato sperpero dei teatri ma bisogna considerare che la massoneria, la mafia ed i politici mangiano……………….vi siete mai chiesti perchè i sovraintendenti sono sempre i soliti 4 o 5 ? perchè fanno magnà…………………………….. e persone giovani e preparate devono state ai margini della cultura