Renzi, ora, può anche perdere le prossime elezioni amministrative che coinvolgeranno, tra le altre, le più grandi città italiane: Roma, Milano, Torino e Napoli. Ma di certo si sente assai meno preoccupato sugli esiti della sua vera e decisiva battaglia, le elezioni politiche. Nonostante due anni di governo accompagnati da un sostegno mediatico senza confronti nella storia degli ultimi cinquanta anni, il presidente del consiglio e segretario del PD aveva di fronte a se uno spettro bifronte: da un lato una probabile sconfitta a Milano, Roma e Napoli; dall’altro un centro-destra capace, ancorchè diviso, di vincere a Roma e Milano, conquistare persino più voti del PD e iniziare, contro ogni attesa, una cavalcata verso la vittoria alle elezioni politiche. Quasi certamente si sarebbero tenute a breve, per la rovinosa sconfitta subita alle comunali dai candidati sindaci indicati da Renzi.
A rasserenare Renzi ci hanno pensato, per sua fortuna, i segretari della Lega e di Fratelli d’Italia: Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Hanno scelto di privilegiare la battaglia interna al centro-destra e non quella contro il centro-sinistra. Hanno scelto, cioè, di andare incontro alla sconfitta certa pur di scrollarsi di dosso, definitivamente, il giogo di Berlusconi.
Non è stata una mossa a sorpresa. Ci vuole poco a capire che Salvini e Meloni non sono ospiti fissi di TV e radio e non hanno l’immensa eco mediatica di cui da tempo godono, per la loro forza elettorale. E ancor meno per l’originalità e l’acutezza delle cose che dicono. La verità è che sono gli avversari più desiderabili per qualsiasi governo, perché nessuna maggioranza potrebbe (ad oggi) formarsi in Italia su posizioni tanto rozze e xenofobe. Leghisti ed ex fascisti poterono guadagnare posizioni di governo perché “ripuliti” da un alleato moderato come Berlusconi. Mentre gli ex comunisti, pur di non dichiarare la loro sconfitta storica nei confronti della socialdemocrazia, dovettero attendere di potersi mettere al seguito dell’ex democristiano Prodi per fare altrettanto.
Così, oggi, la garanzia migliore per il futuro di Renzi sarebbe data dalla pretesa di Salvini di mettersi, lui, a capo dello schieramento ex moderato. Se non fosse che i tantissimi apprendisti stregoni che popolano la politica nostrana hanno la vocazione di complicare, a loro stesso danno, i problemi. Renzi, con la sua ostinazione per la nuova legge elettorale, rischia di avere fatto il lavoro “sporco” a favore dei Cinque Stelle che, senza l’Italicum e isolati, mai avrebbero potuto essere considerati quali candidati al governo del Paese. Sui guai del centro-destra e della sinistra-sinistra, sarebbe maramaldesco infierire.
Dato questo quadro, ci possiamo consolare solo guardando con fiducia alla Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sull’Italicum. Le speranze di vederne dichiarata l’illegittimità costituzionale sono fondate e dobbiamo ringraziare il gruppo di giuristi, in massima parte socialisti laici e liberali, che con i loro ricorsi già affossarono il “porcellum”.
Ma la Corte Costituzionale non può risolvere il principale problema politico italiano. Che è dato dalla mancanza di un partito moderato, di impronta riformista e liberale, capace di mettere al riparo il Paese dalle pulsioni xenofobe e populiste, senza vincolarlo ai condizionamenti della vetero-sinistra conservatrice ancora presente nella nostra società.
In mancanza di ciò, purtroppo, non ci potrà essere esito elettorale capace di salvarci dalla confusione che ha caratterizzato e caratterizza l’attuale legislatura.

Caro Nicola, cosa aiuterà a sbarazzarsi di Renzi non è né Salvini, né Grillo, né la destra scaciata e becera. Ma Renzi medesimo, è nemico di lui stesso, le sue sbruffonate, le sue bugie, le sue attitudini sprezzanti e la sua scarsa sensibilità reale (non quella di facciata), saranno il suo cavallo di Troia.
Bugie sulla vera realtà sul mondo del lavoro, su contratti bidoni di 3 anni fatti passare come genialata e che invece elargiscono precarietà e zero prospettive come la regola per la quale essere felici.
L’avvicinamento di Salvini ai Le Pen, è volto a cercare elettori come la Le Pen fa nel disatroso bilancio del PS francese e dei suoi predecessori sarkozisti di destra. Ma sbaglia, perché la Francia non è l’Italia, in Italia è semmai il M5S che raccoglie gli stessi consensi della Le Pen in Francia.
L’Italia è da sempre un paese di moderati, per secoli siamo stati il trofeo di chi vinceva le guerre in Europa e ci siamo saputi adattare per sopravvivere, lo stiamo facendo ancora. Ma per dare il via alla creazione di un nuovo partito moderato, di impronta riformista e liberale che sappia tenere testa ai vetero comunisti è necessario che Berlusconi si faccia da parte. Se queste ultime manovre possono servire ad abbattere un partito che si regga solo sulla sua persona, che ben vengano…a costo di tenerci Renzi per qualche altro anno.
Caro Nicola,
Un riassuntino storico chiarirà le idee anche ai tuoi lettori.
L’Italia entrò in guerra perchè nel precedente ordine Mondiale, non aveva di che sopravvivere.
Confermo la correttezza della scelta, mi basta ricordare l’odore delle latrine della mia giovinezza e i miei controlli accurati hanno confermato che tale stato disgraziato, era precedente la guerra e non una sua conseguenza.
Poi tra tutti i paesi coinvolti, pur perdente, risultò il paese che ha commesso meno crimini di guerra tra tutti quelli coinvolti, compresi tutti i vincitori e seconda solo alla Svizzera e pochi altri paesi neutrali.
Giustamente quindi nel dopoguerra crebbe enormemente, ma poi in USA la destra gerarchica prese il sopravvento e dopo che l’Italia, con la scelta di Papa Woytila aveva distrutto la cortina di ferro, gli USA come tutti gli idioti quando la partita è vinta, corsero a prendersene il merito, e via con Sigonella e mani pulite talmente mal gestita dalla CIA che suggerivano ai mafiosi chi incriminare con, Andreotti.
Finalmente dopo mesi che urlavo idiota al capo della CIA, poco prima che i Carabinieri fossero mossi a prendermi, Bush lo dimise.
Una preghiera merita ancora Gardini, un visionario alla Steve Jobs, oggi con le sue borsette della spesa biodegradabili, serebbe come l’Apple, non fosse stato Italiano o in America non avessero vinto i Gerarchi.
Così oggi c’è la Guerra Mondiale per vincerla e contenere il male, l’Italia deve combatterla, quindi il Leone di San Marco, ovvero l’esercito che già con Cesare vinse in Mondo, ha ripreso la spada.
Slvini non centra nulla, ma ancor meno Renzi, sono solo diletanti allo sbaraglio.