E se, davvero, fallisse il tentativo di formare un governo, e fosse necessario tornare a votare? La situazione che si determinerebbe sarebbe davvero paradossale. Contro l’attuale legge elettorale, il “rosatellum” pendono giudizi presentati in numerosi Tribunali italiani da avvocati ed esponenti politici come Felice Besostri (socialista) e Vincenzo Palumbo (liberale). Sono esperti della materia ai quali già si deve la dichiarazione di incostituzionalità pronunciata dalla Consulta sul “porcellum”. Tra pochissimo si pronuncerà in materia il Tribunale di Messina, nel ricorso presentato, assieme ad altri, dall’avvocato Vincenzo Palumbo, già parlamentare del PLI. Ne da notizia lo stesso Palumbo: “In relazione all’evolversi della situazione politica, che poteva sfociare in elezioni anticipate entro l’anno – scrive, tra l’altro, in una sua nota – ho formulato istanza di anticipazione dell’udienza, e il Presidente del Tribunale di Messina, con decreto oggi comunicatomi, ha anticipato la trattazione del ricorso alla più vicina udienza del 25 settembre p.v., sempre per la trattazione e decisione”.
La stampa non ha prestato alla notizia di quanto sta avvenendo al Tribunale di Messina il risalto che meriterebbe.
Come è noto, la riduzione del numero dei parlamentari non solo è pretesa a gran voce dai 5Stelle come “conditio sine qua non” per la formazione del nuovo governo, ma ha già superato per ben tre volte lo scoglio del voto al Senato ed è imminente l’ultimo, definitivo, voto alla Camera dei deputati. Fino ad ora si è parlato esclusivamente, se anche l’ultimo scoglio fosse superato, della necessità di ridefinire i collegi elettorali, visto che sarebbero abbondantemente tagliati i deputati e i senatori da eleggere. Ma se il 25 settembre il Tribunale di Messina decidesse di rimettere alla Corte Costituzionale, in tutto o in parte, le cinque questioni di legittimità costituzionale sollevate in questo giudizio, le modifiche necessarie, per effetto della sentenza della Consulta, dovranno essere ben più sostanziose. Tali da cambiare radicalmente il panorama politico italiano ed i rapporti di forza tra i partiti. Infatti l’accoglimento del ricorso, in ragione delle questioni sollevate, obbligherebbe le Camere ad adottare un sistema elettorale maggiormente proporzionale. Affermare che ciò spiega abbondantemente il silenziatore posto su tutta la vicenda, non è semplice malignità.
Nicola Cariglia

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