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ALLARME INSOLVENZE: CRESCONO LE DIFFICOLTA’ DELLE FAMIGLIE

Servono nuove misure di tutela. La questione dell’ammortamento dei mutui sta diventando un vero problema sociale. di Angelo De Mattia

di Angelo De Mattia | 6 Aprile 2008

Si ripetono gli allarmi – che sono ormai divenuti di routine – ma purtroppo non ne consegue alcuna concreta ed efficace iniziativa: i 110 mila nuclei familiari, parte dell’aggregato di 530 mila famiglie in difficoltà finanziarie, che hanno contratto mutui-casa e sono ora a rischio di insolvenza rappresentano, sulla base anche di un’indagine di Altroconsumo, l’ultima allarmata, opportuna segnalazione del Presidente dell’Antitrust Catricalà, che concentra la sua attenzione sull’inadempienza, da parte delle banche, nell’applicazione della recente normativa sulla portabilità a costo zero e sull’estinzione dei mutui.

Pur con tutti i ridimensionamenti, in particolare della effettiva entità del fenomeno delle potenziali insolvenze, che si operano da parte delle banche, la questione dell’ammortamento dei mutui sta diventando un problema sociale. Non bisogna riferirsi a casi dolorosi, pure verificatisi, per averne consapevolezza. Assume gli stessi rilievi sociali, ormai, il tema della trasparenza delle condizioni di questo tipo di finanziamenti. Le norme sulla portabilità a costo zero, agevolando la mobilità tra le banche, costituiscono una forte spinta perché queste competano di più e meglio tra di loro, per non lasciarsi sfuggire la clientela, con la conseguenza di una più avanzata tutela del mutuatario. Ma si richiede, appunto, che il trasferimento avvenga, come vuole la legge, senza oneri per quest’ultimo. Diversamente, se si pretende di addossare al cliente un onere aggiuntivo, è assai difficile che egli possa conseguirne un vantaggio.

Certamente, in una situazione di difficoltà, come quella attuale, vanno attivate anche altre misure, come quelle previste dalla legge per consentire il differimento del pagamento delle rate di mutuo o, comunque, la rinegoziazione con l’allungamento delle scadenze. Trasparenza e portabilità sono, però, una leva importantissima. Che il Direttore generale dell’Abi affermi che le inadempienze segnalate dall’Antitrust non sono dovute a comportamenti dolosi degli istituti di credito nei rapporti con la clientela è ben poca cosa. Dovrebbe essere ovvia, per un’impresa come quella bancaria, la mancanza di dolo soprattutto dopo che della portabilità si è lungamente discusso, giungendo poi all’approvazione di una specifica normativa. La “fase di aggiustamento” che sarebbe attraversata dalle banche non può certo durare mesi: si tratta di applicare una norma, non di risolvere una questione cruciale di teoria del diritto.

E’ vero, d’altro canto, che si tratta di una disposizione sprovvista di sanzione, come ha ricordato Catricalà, il quale ha sottolineato che l’Antitrust potrebbe intervenire per “pratica commerciale scorretta”, ma c’è poi il rischio che il Tar annulli le sanzioni per mancanza di proporzionalità. Assolutamente vero. Tuttavia, il solo intervento dell’Autorità Garante in specifici casi di irregolarità e la sua pubblicizzazione così come l’irrogazione di una pur modestissima sanzione fondata sui generali poteri in materia avrebbero l’effetto di incidere sull’immagine di questa o quella banca. E ciò di per sè (anche a prescindere dalla sanzione) costituirebbe una non secondaria penalizzazione. Dunque, sarebbe quanto mai opportuno che l’Authority promuovesse diffuse indagini a campione sull’osservanza della normativa in questione e conseguentemente attivasse i propri poteri, quantunque limitati.

E’ un modo per stimolare ancor più le banche a competere nell’immagine e nella reputazione, che costituiscono una risorsa di particolare pregio. Le innovazioni introdotte in questo campo (si pensi a “Patti chiari”) rappresentano un passo avanti, ma non sono ancora indice della piena consapevolezza che quello dell’immagine sarà uno dei principali terreni del confronto concorrenziale dei prossimi anni.

Parallelamente vi dovrebbe essere quell’intervento chiarificatore in sede legislativa sui poteri di coercizione e sanzionatori nei confronti di pratiche scorrette del genere, al quale si è riferito il Presidente Catricalà. Ma, in linea generale, conseguito un avanzamento normativo, sarebbe bene tentare almeno per una volta di sfruttarne fino in fondo le potenzialità, evitando la scorciatoia, di fronte alle indubbie difficoltà, di considerare, come risolutore, solo un nuovo intervento legislativo nella stessa materia, in una logica di proliferazione dei provvedimenti normativi che poi costituisce il pretesto per chi intende ritardare l’ottemperanza. Un tempo si discuteva dell’uso alternativo del diritto. Forse si eccedeva. Oggi, però, occorre guardarsi dall’eccesso opposto. E, d’altro canto, le Autorità di garanzia e di controllo non sono mere bouche de la loi.

Angelo De Mattia (pubblicato su Terza Repubblica)

Pubblicato in : Primo piano

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