Essere isolati dalla società è un male oscuro e insidioso. Tutti noi infatti, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno del contatto con gli altri.
Proprio a questa forma di disagio sociale si riferisce Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato), scritto e diretto da Lucia Calamaro, in scena al Teatro della Pergola da martedì 19 a domenica 24 novembre, che ha per protagonista Silvio Orlando, nel ruolo di un padre, Silvio, che ha acquisito, nella solitudine, un buon numero di manie. La più grave è che non vuole più camminare, vuole stare e vivere seduto il più possibile e da solo.
“Da Dante in poi il tramonto – spiega Orlando ad Angela Consagra sul foglio di sala dello spettacolo – oltre a essere il momento in cui il sole scompare e tutto diventa gradualmente più scuro, è anche un punto simbolico: è all’imbrunire che si fanno dei bilanci, è un tempo in cui si abbassa il rumore di quello che ci sta intorno ed emerge prepotentemente, invece, il nostro rumore interiore. Affiorano le nostalgie: si pensa alle cose che avremmo dovuto fare e che non siamo riusciti a compiere, ricordiamo le persone che non ci sono più e gli altri che, invece, ci sono, ma che, per una serie di motivi difficili da spiegare, non vediamo più. È un complesso di sentimenti, diversi e profondi, quello che viene a galla. Sono rumori che non ti fanno dormire : sono i rumori dell’anima”.
La solitudine sociale è un fenomeno in espansione e si prevede che continuerà a crescera tanto che la Francia ha creato “la Giornata della Solitudine” e l’Inghilterra ha istituito, addirittura, un Ministero della solitudine. Secondo gli esperti, potremmo trovarci alle prese, e non solo nei paesi più ricchi, con un’epidemia di solitudine. Diffusa oramai anche tra i giovani.
Nella vicenda di Si nota all’imbrunire i figli di Silvio, Alice, Vincenzo e Maria, rispettivamente Alice Redini, Vincenzo Nemolato, Maria Laura Rondanini, il fratello maggiore Roberto (Roberto Nobile) sono venuti a trovare Silvio per la messa dei dieci anni dalla morte della moglie. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Ornella e Marina Campanale, le luci di Umile Vainieri.
Si tratta, per i figli che finora non se erano preoccupati troppo del padre, di decidere che fare, come occuparsene. Certo è che, preda del suo isolamento, nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà, senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano, la vita può essere esattamente come uno decide che sia. Fino a un certo punto.
Capace di scatenare, le empatie di ogni spettatore, Silvio Orlando riesce, con le sue corde squisitamente tragicomiche a suscitare emozioni profonde.
Uno spettacolo, insomma che, tra comicità e commozione, può determinare uno stato d’animo che porti ad avvicinarsi agli altri e chiamare quel parente o quell’amico isolatosi e andare a trovarlo , per farlo uscire di casa o per fargli un po’ di compagnia.
Gabriele Parenti

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