Il noto melodramma in un atto unico, in scena da giovedì 23 ottobre (repliche il 26, 28, 30 ottobre e 2 novembre), sarà preceduto nella prima parte (ore 20,30) dal balletto “La luce nel tempo”.
Il cartellone della stagione 2014/15 dell’Opera di Firenze, a distanza di poche settimane dalla rappresentazione del raro “Campiello” di Wolf-Ferrari, ripropone un titolo operistico, ma stavolta assai popolare, trattandosi di “Cavalleria rusticana” del compositore livornese Pietro Mascagni. Il noto melodramma in un atto unico, in scena da giovedì 23 ottobre (repliche il 26, 28, 30 ottobre e 2 novembre), sarà preceduto nella prima parte (ore 20,30) dal balletto “La luce nel tempo”, nuova creazione del coreografo napoletano Francesco Nappa per MaggioDanza, con musiche di Franz Joseph Haydn.
Per quanto riguarda la regia di “Cavalleria rusticana”, occorre sottolineare che si tratta della ripresa di una messinscena del 2008 con la regia di Mario Pontiggia e le scene e i costumi di Francesco Zito. Gli interpreti dei ruoli principali sono Luciana D’Intino/Giovanna Casolla (Santuzza), Sergio Escobar/Sung Kyu Park (Turiddu), Lucio Gallo/Alberto Mastromarino (Compar Alfio), Martina Belli/Elena Traversi (Lola) e Cristina Melis/Tina D’Alessandro (Mamma Lucia). Ad essi si uniscono Orchestra e Coro del Maggio, diretti da Giampaolo Bisanti.
L’opera di Mascagni, ispirata all’omonima novella e quindi dramma di Verga (rappresentato per la prima volta al Carignano di Torino nel 1884, con la mitica Eleonora Duse nei panni di Santuzza), decretò un eccezionale successo per il musicista appena ventiseienne, fin dal debutto al Costanzi di Roma del maggio 1890. In un certo senso fu anche la “sfortuna” di Mascagni, che non riuscì a replicare nel corso della sua lunga vita (morirà, infatti, nel 1945) un simile trionfo popolare con altre, pur valide, opere liriche realizzate in seguito. Del resto, è innegabile che la musica di “Cavalleria rusticana” si sposi alla perfezione con il carattere sanguigno e passionale del lavoro di Giovanni Verga, come ebbe a notare, fin dal 1892, il noto critico musicale Eduard Hanslick, scrivendo che «la musica di Cavalleria rivela senza dubbio un talento fresco, energico, sincero…Una forte sensualità ed un temperamento passionale arroventano l’opera, che dall’inizio alla fine avvince ed emoziona».
Interessanti alcune note registiche di Pontiggia: «Con Francesco Zito abbiamo cercato di focalizzare l’attenzione sui personaggi e non tanto sul contesto folk siciliano, sebbene l’opera faccia parte d’una forte corrente naturalistico-nazionale che cercò il recupero di temi popolari e di personaggi allora dimenticati dalla scena lirica europea. Lo spazio pubblico della piazza della nostra Cavalleria viene delimitato dallo spaccato di una chiesa barocca, essendo le case popolari solo una sagoma chiusa che sfuma sulla visione lontana del mare. La forte presenza della chiesa è stata voluta da noi come punto di riferimento della vita sociale del paese, dei suoi pettegolezzi, della sua omertà».
Il regista osserva inoltre che il triangolo formato da Santuzza, Lola e Lucia è di stampo matriarcale, sebbene denoti pregiudizi tipici di una società maschilista. Così, nel tragico finale, soltanto il sangue sarà in grado di eliminare la macchia del peccato, lasciando vuota la vita delle tre donne.
Per concludere, alcune annotazioni sul balletto di apertura della serata, con la coreografia di Francesco Nappa, formatosi presso la prestigiosa Accademia di Danza Classica diretta da Mara Fusco.
La luce ha uno spazio importante nelle coreografie di Nappa ed è proprio dall’ombra che ha origine questo lavoro, nel quale le musiche di Haydn (con brani tratti dalla Sinfonia n. 49 “La passione” e dalla n. 94 “La sorpresa”) si fondono con l’organico dei ballerini, dando vita ad un’opera che è come uno spiraglio attraverso il quale far trasparire la luce.
Per maggiori informazioni si veda www.operadifirenze.it

Lascia un commento