
Su tutti i giornali, e purtroppo anche questo, si è andati a ruota delle agenzie dicendo che siamo la capitale europea delle fake news. E questa è, di per sé, una fake news. Il rapporto fatto dall’Unione Europea sulla base dei dati comunicati da Google, Meta e Tik Tok (quindi dal Partito Comunista Cinese, per capirci), parla di post rimossi per tentativi di condizionamento delle elezioni e incitamento all’odio. Quindi, per Meta, di chiunque non abbia dichiarato il finanziatore delle campagne pubblicitarie, di notizie postate da profili sospetti o con l’obiettivo di condizionare illegalmente l’opinione pubblica. Quindi da profili fake, con comportamenti strani o direttamente da bot ecc.
Nulla di tutto questo ha a che fare con notizie false. Non che le cose siano meno gravi eh. Ma non si discute l’attendibilità delle notizie. Per quello c’è un altro strumento, che è il disclaimer. Forse lo avete visto anche voi, è una indicazione che Mentana ha letto l’articolo ed è molto, molto, deluso da voi e dalla vostra condivisione. Sono i cosiddetti post controllati dai cosiddetti fact checkers. Per quelli siamo secondi in Europa. È qualcosa di cui andare fieri? No. Ma dire che siamo i primi, che le notizie ritenute fake vengano tutte rimosse e che ce ne siano state 45 mila sono tutte fake news. Ed è oggettivamente molto divertente fare un post fake sulle fake news. Quasi quanto che nessun fact checker (o forse solo uno, non trovo più l’articolo che ne parlava, lo ammetto) abbia denunciato a gran voce il problema.
Per quanto riguarda il collega Donvito, preoccupato della gente che legge notizie false sui proprio telefonini, ho belle notizie. Nel passato, passato che mi pare di capire rimpianga, leggevano false notizie su Lotta Continua. E il povero Commissario Calabresi restava sotto i colpi di pistola di qualcuno che il cellulare manco sapeva che esistesse. No, non viviamo in un mondo peggiore di ieri. Solo diverso. Con molte costanti, ma di fondo diverso. Oggi le fake news non portano (qui in Italia almeno) a sparare. Grazie a Dio, aggiungerei.
Luca Rampazzo

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