Il secondo tempo dell’aggiornamento del Governo di Giorgia Meloni si manifesta in queste ore con la probabile delega al Ministro Musumeci alla guida del Dipartimento di Protezione Civile. Gravoso impegno quello del vertice di un Dipartimento così importante. Senza la retorica ormai consunta, il nuovo incarico al Ministro per il Sud e la Coesione territoriale in questo tempo di emergenza climatica, di disastri ambientali e di ridefinizione strutturale avviene in un momento denso di opportunità (a saperle cogliere) per la stessa Protezione Civile.
La nuova nomina profilata è occasione per il Dipartimento proprio per le decisioni che il Governo ha varato con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Decisioni tutte comunque finalizzate alla ripresa ed al rilancio sistemico del Sud e più in generale alla realtà del territorio italiano. A fronte dei grandi temi di sistema del Paese e vista la possibilità che gli eventi presentano, è la Protezione Civile che viene a trovarsi oggi a fare i conti con la sua storia e con il futuro del suo possibile nuovo grande ruolo tutto da ripensare.
I finanziamenti previsti dal PNRR destinati alle riforme e agli investimenti di cui l’Italia ha urgente necessità tramite i fondi europei richiedono anche da parte delle strutture dello Stato nuovi adattamenti e in taluni casi una totale riconfigurazione programmatica ed amministrativa conforme all’impianto sistemico che il Piano richiede.
In questo caso, per il DPC si apre l’opportunità di rilanciare il suo ruolo ad alta vocazione sistemica, aggiornato ai mutamenti in atto nel mondo (climatici, ambientali, ecosistemici e antropologici) nei confronti di un nuovo modo di pensare la protezione, la pianificazione e la funzionalità territoriale nel suo complesso. Azioni che non possono per un futuro effettivamente sostenibile, dove l’integrazione e la funzionalità dei servizi strutturali è indispensabile, limitarsi all’intervento seppur fondamentale dell’assistenza e del soccorso ex post. Sussiste infatti una vasta gamma di nuove competenze da interpretare sulla base della prevenzione, della prevedibilità e dell’intervento sulle quali impegnare la presenza scientifica e proattiva del Dipartimento, HUB indispensabile per raccordare trasversalmente l’attività dei Ministeri in capo a cui sono incardinate le diverse competenze. Tra le principali macro-missioni emergono oltre alle infrastrutture e ai trasporti, la rivoluzione verde e la transizione ecologica.
Nei fatti significa risanamento territoriale e ambientale dove la presenza del Dipartimento può attuare metodologie e azioni per prevenire la insostenibilità e l’inefficienza e il degrado predisponendo e concordando innovativi piani di azione in grado di rendere coerenti i nuovi obiettivi con quelli più datati ma ancora disattesi della prevenzione del rischio sismico e idrogeologico, in vista di una nuova logica della prevenzione. Una presenza qualificata quella DPC a fronte della necessità di verifica e controllo nei momenti strategici di definizione delle linee decisionali riguardanti il territorio nazionale.
Un ulteriore nuovo impegno di decisionalità ed indirizzo quello del Ministro Musumeci in merito alle scelte del massimo efficientamento del sistema delle reti materiali (PNT) e immateriali in vista dello sviluppo su reali basi di sostenibilità ed efficacia. La pianificazione del territorio, i piani urbanistici, l’apparato logistico e intermodale del sistema trasportistico, laddove il Dipartimento avrebbe da esprimere un suo più informato e competente punto di vista orientando le decisioni più opportune in funzione di una attenzione assoluta agli aspetti della prevenzione e della funzionalità dei servizi. L’orizzonte della ripresa italiana deve passare al più presto anche attraverso questo tipo di aggiornamenti, trasformando in modo non retorico, ma nei fatti, ciò che si presenta come un problema per l’Italia in una grande opportunità di cambiamento. In meglio, riscoprendo anche qui il Merito.

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