Dal foyer non scorgi ancora il teatro dei Rinnovati, sorvegliato dalla torre del Mangia che s’innalza sopra di noi. Lo gradisci appena oltrepassi la soglia. Lo apprezzi appena seduto, e con gli occhi, mentre ammiri gli stucchi, gli ori lucenti, vedi il grande lampadario al centro del soffitto che illumina le decorazioni che rimandano al passato, recuperato dal restauro da tutti gradito. Il programma propone per Siena l’ouverture “ Coriolano”, in Do minore di Beethoven: direttore, Simone Lastrucci, Maestro dei Musici del Gran Principe, interessante ensemble emergente. L’ouverture è contemporanea alla quinta, datata 1807, tragica e di concepimento cupo, adatta alla Storia di Gneo Marcio Coriolano, dai Volsci assassinato ad Anzio. Si apre, così, con drammatico inciso che penetra irrequieto nell’anima, l’ouverture, che poi riprenderà la tonalità in bemolle della celebre sinfonia coeva, per descrivere incalzante la tragedia che si chiude nel registro grave degli archi. Splendida partitura, non solo dallo scriba apprezzata. Il corno e i timpani introducono il finale degli archi la morte di Coriolano, generale romano inviso ai Volsci traditi. Ad una tale potenza emotiva non si accosta, ma non per bravura d’interpretazione, la dichiarata esperienza barocca dell’orchestra, per la circostanza rafforza in ambito romantico. Ma è un’idea dell’ istante. Ed anche se non esiste lo stile e un programma affine, si riprende in barocco il gusto della serata con la Sinfonia WQ 178 di Carl Philipp Emanuel Bach, il più celebre dei venti figli di Sebastian: un “FANDANGO” che nel mondo mozartiano, Figaro canta come rimprovero all’adolescente leggero Cherubino. Ardito definirlo Barocco, difficile assegnarli un’altra classificazione per l’epoca della sua stesura. La Sinfonia proposta si ascolta senza porvi questione, brillante negli archi, nei fiati e nel clavicembalo; con l’accortezza di non confondere il barocco musicale con l’arte figurativa del secolo precedente al XVIII. Si arriva così a Mozart, centro di questa serata musicale senese per mezzo di uno dei concerti più celebri che si completa alla breve sinfonia dell’illustre maestro della corte di Federico II re di Prussia. Protagonista, Ludovico Troncanetti, nato a Siena e pianista diplomato al conservatorio “G. Verdi” di Milano con ampia esperienza e successi, con un vastissimo repertorio di compositori, da Scarlatti a Liszt, da Beethoven a Rachmaninov. Gioca in casa Torncanetti con Mozart, niente di meno che, per il concerto nr 20 in re minore. Il drammatico incipit degli archi rompe l’uso galante dei concerti mozartiani precedenti. Il sincopato, ne annuncia l’esordio, anticipando il pianoforte che più avanti con un terzo tema chiuderà il primo movimento tra i più belli dei concerti di Mozart. La “ romanza” seguente, apre il secondo movimento col solo pianoforte, introduce un tema soave che il “tutti “ accompagna in uno stupendo equilibrio con l’orchestra. Il rondò del terzo appassiona e, brillante, conduce alla conclusione in re maggiore. Ludovico Trocanetti ne esprime con egregia una interpretazione che posso solo confrontare dal vivo con quella di Murray Perahia grande interprete di questo concerto. Il detto “ Nemo propheta in patria” non vale per questo artista, che invece, e con merito, questa sera a Siena è stato lungamente applaudito.
Enrico Martelloni

l’arte si nasconde dietro i nomi più impensati. Complimenti! Ti credevo una persona normale!