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Ah, se tutta la PA fosse Inps

di Enrico Cisnetto | 21 Luglio 2013

Un esempio virtuoso

Se tutta la pubblica amministrazione fosse come l’ente guidato da Antonio Mastrapasqua, l’Italia spenderebbe molto meno e sarebbe ben più efficiente.

mastrapasquaLa “nuova Inps”, ente unico della previdenza obbligatoria dopo l’incorporazione di Enpals e Inpdap, gestisce un bilancio di quasi 400 miliardi e flussi finanziari per 763 miliardi, un volume secondo solo a quello dello Stato. Ha come “clienti” 16 milioni di pensionati e 24 milioni di lavoratori, per i quali gestisce ogni anno 35 milioni di domande di prestazioni, erogando entro un mese sia la pensione (90% dei casi) che i sussidi di disoccupazione (96%). Ogni giorno interloquisce con un milione di cittadini, tra visite agli uffici (100 mila), telefonate ai contact center (100 mila) e contatti sul sito (800 mila). È coinvolto in 600 mila procedimenti, vincendone il 60% (nel 2009 le cause erano oltre 1 milione e la percentuale di vittoria del 40%). Ha contribuito a scoprire 100 mila lavoratori in nero (pari a 7 miliardi di contributi evasi) ed altrettanti falsi invalidi. E tutto questo con 32 mila dipendenti. Per svolgere un’analoga attività, in Francia sono occupate più del triplo di persone, in Germania quasi il doppio.

Ergo, se tutta la pubblica amministrazione fosse come l’Inps guidata (da quattro anni) da Antonio Mastrapasqua, l’Italia spenderebbe molto meno e sarebbe ben più efficiente. Peccato, però, come ha denunciato senza peli sulla lingua lo stesso presidente dell’Inps, che invece della tanto sbandierata spending review, si sia continuato con l’odiosa pratica dei tagli lineari. Con il risultato che la spesa complessiva non è affatto diminuita, e che hanno finito col subire tagli (l’Inps nella misura del 50% della sua spese corrente) anche laddove non era necessario e opportuno, fino al punto di mettere a rischio la qualità del servizio erogato.

Per fortuna l’Inps – che Mastrapasqua in questi anni ha trasformato in un gioiellino da quel vecchio carrozzone pubblico che era – è riuscito ad evitare di ridurre le prestazioni. E se il bilancio 2012, dopo anni di attivi (25 miliardi in 4 anni), è in rosso per 9 miliardi – disavanzo contabile che non mina la stabilità finanziaria del sistema – ciò è dovuto esclusivamente al buco della gestione dei lavoratori pubblici. Ah, se tutta la PA fosse Inps.

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

Interazioni del lettore

Commenti

  1. puccio cartoni

    22 Luglio 2013 alle 17:56

    Ah , se tutte le presidenze della PA fossero ad interessamento singolo ,senza soggetti che cavalcano numerose poltrone ( naturalmente ben retribuite e da cumulare ) e disdegnano ogni responsabilità personale ; se i trattamenti di chi non produce più (nel pubblico come nel privato ) fossero idonei a mantenere il tenore di vita ( e non la posizione di potere ,economico e sociale , raggiunta con la poltrona più che con i risultati delle attività )…aaah……

    Rispondi

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