Il gusto della filosofia della libertà è ben noto a Leonardo Facco, giornalista, editore e co-fondatore del Movimento Libertario, che col suo “Micropensiero Libertario” propone al pubblico una silloge di aforismi, i cui autori solo in parte sono ascrivibili alla tradizione libertaria e alla filosofia politica.

Variano i bersagli di una critica radicale e mai sottomessa; ce n’è uno, tuttavia, che pare riassumerli tutti: l’ideologia collettivista e, con essa, il “ricatto” ideologico per cui se non sei per la democrazia, automaticamente sei per la dittatura. “Non è forse (…) tirannia quella propria del processo democratico che pretende di imporre a ciascun individuo un’assicurazione sanitaria o l’accantonamento di una certa somma per la vecchiaia? Tanto per noi stessi quanto per il prossimo dovremmo invocare il nome della libertà, non quello della democrazia, a cui ci siamo ridotti oggi, nella quale un parlamento di farabutti decide su tutto ciò che può mettere ai voti” (W. William). Non è forse la democrazia, per dirla con Hans-Hermann Hoppe e alla luce di una crisi che si protrae da ormai diversi anni, “il dio che ha fallito”? I paesi civili funzionano anche senza rappresentanza democraticamente eletta e un paese che non ha né elezioni democratiche né un governo eletto dalla maggioranza non cessa, per ciò stesso, di essere un paese civile.
Quelle del Micropensiero sono pagine di un combattente di lungo corso, consapevole della immanità della sfida ingaggiata che è anzitutto “rompere le catene della schiavitù mentale che ci hanno imposto” – la più ambiziosa. La filosofia della libertà è ancora, per molti, tanti, troppi, un oggetto privo di interesse e di credibilità, impraticabile, assurdo. Forse anche per questo, in contrasto con la patria-nazione e contro i recinti innalzati dagli Stati e dalla politica, la patria di un libertario è, semplicemente, la sua famiglia, insieme a tutte quelle persone con cui, oltre qualsiasi frontiera, si ritrovi e si riconosca in idee e azioni. L’unica che gli impone rispetto, fedeltà, abnegazione.

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