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Aduc – Osservatorio Firenze. Turismo ancor piu’ di massa? Qualita’ per tutti!

di Vincenzo Donvito | 17 Ottobre 2016

Dopo che il centro della citta’ di Firenze e’ stata teatro del film “Inferno”, e questi giorni e’ stata proiettata la prima, giustamente si e’ aperto un confronto sulle probabili conseguenze economiche per il nostro maggiore prodotto, il turismo. A parte gli aspetti da provincialismo di balera che talvolta si registrano su titoli e commenti e proposte, la questione e’ di notevole importanza perche’ si corre il rischio di interessarsi ad aspetti marginali che, tralasciando quelli di una certa consistenza, condannino questi ultimi alla marginalita’… per poi esserne travolti tra un po’, senza preparazione, con i soliti allarmi, le fatiscenti proposte proibizioniste (come quelle dei numeri chiusi) e la conseguente negativa ricaduta su tutta la citta’ metropolitana.
Prima di tutto, i commercianti e gli albergatori devono capire che la citta’ non e’ loro. Quando leggo di chi vuole solo fare politiche per quello che chiamano turismo di qualita’ (cioe’ quelli che spendono minimo 150 euro per una notte di albergo o minimo 70 euro per mangiare -magari male, in qualche ristorante dove tutti sono appiccicati agli altri)… quando leggo questo mi viene il voltastomaco. E gia’ mi vedo Firenze trasformata in Venezia, in quelle stradine dove per fare 50 metri ci vogliono trenta minuti dando spintoni a destra e manca e dove se prendi un caffe’ ti ci vuole un mutuo (cosa che in arte accade gia’ in alcuni locali del centro).
Per quanto mi riguarda, la qualita’ o e’ per tutti o non e’. Anzi, se non diventa per tutti e’ solo snobbismo economico con negative ricadute metropolitane.
La preparazione della citta’ dovrebbe vertere sulla liberta’ e non sulla esclusivita’ e sul divieto. Sull’organizzazione di questa liberta’ e non sull’esclusione. Esempi ce ne sono a iosa, ma alcuni ne valgano per tutti:
– la netta opposizione dell’amministrazione comunale all’apertura di un ristorante Mc Donald’s in piazza del Duomo, nonostante progetto e garanzie di un impatto architettonico armonioso e conforme al contesto. In tanti non amano dover spendere tanti soldi per mangiare in ristoranti li’ accanto o -peggio- dover sottostare a delle qualita’ molto dubbiose che, li’ solo per il fatto di non chiamarsi Mc Donald’s, hanno invece dritto di cittadinanza;
– i biglietti da visita di ingresso alla citta’ sono fondamentali. Cosa c’e’ di peggio di arrivare alla stazione SMN e fare anche un’ora di coda per prendere un taxi? Dobbiamo sempre credere a quello che ci dice la specifica corporazione? Cioe’ che il numero di vetture e’ piu’ che sufficiente e che i rallentamenti sono dovuti solo all’imbottigliamento della citta’ per i lavori della tramvia (in parte vero, ma non in assoluto, come ci vuole far credere questa corporazione)? No. Le vetture sono poche e le politiche del Comune gia programmate in merito sono insufficienti e minimaliste;
– l’aeroporto di Firenze/Peretola e’ una burletta, soprattutto rispetto alle aspirazioni e scadenze di cui stiamo parlando. Il Vespucci, oltre ai noti problemi della pista corta e in quella posizione, talvolta e’ chiuso: basta che ci sia una folata di vento piu’ forte della media o una qualche intemperia di quelle che oggi sono molto frequenti visto il disastroso cambio climatico in corso per il riscaldamento dovuto ai gas ad effetto serra. Perche’ non riprendere in considerazione un velocissimo collegamento ferroviario con Pisa (e anche Bologna, nei limiti del possibile), senza doverlo affidare come oggi alle sfide dei pullman su strade gia’ di per se’ intasate e, di conseguenza, con incerta puntualita’?
– i lavori in corso per la tramvia, utili anche per i collegamenti con alberghi non in centro e nell’area metropolitana (e quindi meno costosi), dovrebbero essere raddoppiati/triplicati per la tempistica: se fra un anno, per esempio, offriamo al turismo crescente una citta’ nelle condizioni attuali, il caos e l’emergenza e i provvedimenti proibizionisti saranno l’unica realta’ con cui confrontarsi;
– facilitare l’acceso a quei musei che oggi, per entrarci, impongono ore di coda spesso sotto le intemperie. Facilitazione numero uno e’ quella dell’acquisto dei biglietti in piu’ punti possibile, senza onerosi ricarichi;
– la diffusione capillare del bike sharing. Diffusione che presuppone un intervento massiccio sulla praticabilita’ delle piste ciclabili (attualmente una sorta di cattedrali nel deserto) e sulla pavimentazione delle strade;
– raddoppio o triplicamento dei controlli e della presenza di polizia urbana contro la mini-delinquenza e l’abusivismo commerciale, nonche’ per la “gestione” civile della movida che, in alcuni quartieri come S.Croce, e’ diventata incubo per residenti e frequentatori;
– i gabinetti pubblici sono praticamente inesistenti. Oltre alla loro creazione e/o riapertura dove sono stati chiusi, occorrono incentivi ai pubblici esercizi perche’ mettano i propri servizi igienici a disposizione di chiunque e non solo dei clienti.
Queste sono solo alcune idee e suggerimenti di un comune mortale che vive in questa citta’ e che guarda la sua fruizione con l’occhio del consumatore e dell’utente. Saranno parole al vento, a cui -se qualcuno si degnera’ di prenderle in considerazione- verra’ frapposta la solita odiosa e inefficiente e polverosa burorcrazia, nonche’ la necessita’ di equilibri politico-economici con le varie corporazioni che, proprio perche’ tali, non guardano mai al di la’ del proprio naso?
Per concludere, ripeto: il principio di partenza e “qualita’ per tutti e dovunque”. Un esempio? Ne faccio solo uno: New York.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, amministrazione, amministrazione comunale, area metropolitana, bologna, disposizione, emergenza, euro, firenze, importanza, incubo, massa, merito, opposizione, pisa, polizia, provvedimenti, soldi, turismo

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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