
Adriano Celentano, un mito della canzone italiana. Ha compiuto da poco 88 anni e sono 70 anni di straordinari successi.
Esordì, infatti, nel 1956 con il gruppo dei Rock Boys. Nel 1959 Il tuo bacio è come un rock lo portò alla ribalta nazionale, facendo sensazione in un panorama dominato dal genere melodico-tradizionale (con poche eccezioni, come Modugno). Il disco vendette 300 mila copie in una settimana e balzò in testa alla hit parade.
Qui un breve excursus limitato agli anni ’60, quelli della sua definitiva affermazione (sarebbe impossibile in questa sede parlare della sua immensa produzione, evidenziata anche dagli oltre 200 milioni di dischi venduti). E anche per questo decennio sarà un elenco necessariamente incompleto, un percorso basato su mie impressioni soggettive.
Il 1960 fu segnato da una sventagliata di rock: una quindicina di brani con testi variegati, da Rock matto a Nikita Rock, da Furore a Movimento di rock a Pitagora, con la curiosa enunciazione del teorema a ritmo di rock.
Ma la definitiva consacrazione fu l’anno dopo a Sanremo con 24mila baci. Scandalizzò i benpensanti perché iniziò volgendo le spalle al pubblico. Ma fu un immediato successo: la gente lo cantava per strada.
Nel 1962 ci fu una nuova sorpresa, Nata per me: non un rock ma una canzone melodica esaltata dal suo particolare timbro di voce. Rimase in classifica per ben 14 settimane.
Da quel momento, ogni volta che è uscito un disco di Celentano è stato un evento. Vennero gli anni beat, dei “complessi”, venne la grande stagione dei cantautori. Celentano le ha attraversate facendo un suo percorso, sempre sulla cresta dell’onda. Ogni canzone un evento, anche perché è sempre stato imprevedibile.
In quello stesso anno torna al rock con una “scatenata” Stai lontana da me, indiscussa vincitrice del Cantagiro (ma nel lato B troviamo la romantica Sei rimasta sola).
E alcuni mesi dopo arriva Pregherò, che sarebbe riduttivo considerare una “cover”, perché il testo – un appassionato invito alla speranza – è del tutto nuovo rispetto a Stand by me. E l’interpretazione ha un timbro inconfondibile.
Sempre nel 1962 Si è spento il sole, una melodia con toni nostalgici, ma nel 1963 torna lo scanzonato Adriano con Il tangaccio e l’ironica Grazie, prego, scusi. Poi, un nuovo repentino cambiamento con Sabato triste, un blues con una storia tetra, dai toni drammatici.
Nel 1964 esce Ciao ragazzi. Nel lato B un’autoironica Chi ce l’ha con me e Il problema più importante (trovare una ragazza di sera). Nel 1965 la malinconica E voi ballate (“riempitemi il bicchiere / mi sento giù di corda”) e sul retro Sono un simpatico.
Arriviamo, così, al 1966, segnato dall’iconica Il ragazzo della via Gluck, una sorta di ballata folk. A Sanremo non fu ammessa alla serata finale, ma fu subito uno straordinario successo. Inaugura il filone definito ecologista ma, con Celentano, ogni definizione è riduttiva e qui troviamo elementi evocativi di un cambio d’epoca. Un brano che ha avuto un gran numero di cover in varie lingue (sono affezionato a quella di Françoise Hardy).
Nello stesso anno un ulteriore successo con Mondo in mi 7: una denuncia dei mali della nostra epoca con il ritmo ossessivo di un brano suonato appunto con un unico accordo.
Nel lato B Una festa sui prati: un’allegra compagnia; poi lo scenario cambia: inizia la lotta (“un colpo a te, un colpo a me”)… però conclude con un messaggio di speranza.
Nel 1967 un altro brano con un titolo divenuto proverbiale: La coppia più bella del mondo. Adriano Celentano e Claudia Mori. Fu subito primo posto in classifica.
L’anno successivo la straordinaria Azzurro, destinata a essere un brano cult e uno dei più rappresentativi della canzone italiana nel mondo. L’autore Paolo Conte (le parole sono di Vito Pallavicini) afferma di aver cercato una musica “[…] un po’ segreta, che vada a cercare in fondo a noi le risonanze della nostra identità”.
Concordo con Wikipedia che non è un rock, né un lento, né una ballata, ma un ritmo ben abbinato a un testo che appare su misura per Celentano.
Sull’altro lato una storia di amore e gelosia con un apparente ossimoro: Una carezza in un pugno. Nell’album Azzurro troviamo poi Un bimbo sul leone, brano onirico con uno scenario edenico che però non risparmia una stoccata (“sopra un leone c’è / un bimbo che invita anche me / a cavalcare tutti gli animali / che san parlare come noi / e ridendo han ragione di pensare / che le bestie siamo noi”).
Nel 1969 La storia di Serafino, collegata al film destinato a divenire simbolo del ragazzo semplice e sincero che vive a contatto con la natura, lontano da intrighi e raggiri.
Nello stesso anno Storia d’amore, altra canzone iconica del XX secolo: il ritmo è stato definito incalzante, a tratti sapientemente ossessivo. Ha un tempo di 4/4: una ballata narrativa sottolineata da una chitarra costante e da vigorose “pennate” che accentuano i colpi di scena, così come le improvvise interruzioni della musica.
Infine, in questo anno così denso di successi, un altro capolavoro, Lirica d’inverno: quasi una fiaba, come annuncia l’incipit. E infatti l’atmosfera mi ricorda Andersen. Si è parlato di temi attinenti alle difficoltà di comunicazione, ma penso che sia poesia pura.
Il 1970 è segnato dal trionfo a Sanremo con Chi non lavora non fa l’amore. Vi furono polemiche di chi la vedeva in chiave antisindacale. Non mi sembra abbia un intento politico, ma sia la narrazione di vicende quotidiane nell’epoca della contestazione.
Ci sono altri motivi che hanno fatto epoca come La mezza luna, Alì Ulé, per i quali rimando a una prossima versione più ampia di questo testo. E potremmo continuare con gli anni ’70 segnati da nuovi successi come Viola, Sotto le lenzuola, Er più, Il forestiero, Un albero di trenta piani, ma lo spazio non lo consente e allora mi soffermo solo sulla fantastica Prisencolinensinainciusol (che entrò nella hit americana). Definita antesignana del rap, ma in realtà qui c’è un ritmo incalzante, che trascina. Inoltre è in una lingua inventata (che simboleggia il tema dell’incomunicabilità). Da notare anche Una storia come questa (un’amara ironia narrando una vicenda di criminalità) e la suggestiva Soli (1979).
Due citazioni del 1980 per la vigorosa Un po’ artista un po’ no, per l’affettuosa nostalgia de Il tempo se ne va, nella quale noi tutti genitori ci riconosciamo, e per l’intensa, commovente L’emozione non ha voce (1999), inserita nel suo 32° album che vendette 100 mila copie nella prima settimana. L’anno dopo il 33° album Esco di rado e parlo ancora meno raggiunse in una settimana le 350 mila copie e il primo posto in classifica. Venderà complessivamente oltre 1.500.000 copie e otterrà il disco di diamante (tra gli autori Mogol, Gianni Bella e Ivano Fossati).
Ho incontrato Adriano Celentano una sola volta, una trentina di anni fa, quando Rai 1 realizzò una serie di spettacoli da Montecatini Terme ed ero lì a rappresentare la Direzione della Sede Rai di Firenze.
Una sola volta che, però, mi è rimasta indelebile. Perché il suo carisma è “unico”. Ricordo le prove, in cui era esigente, impeccabile, ma sempre pronto a fare una battuta, a creare sintonia con operatori, tecnici, regista. Poi, dopo lo spettacolo, ci siamo visti in un affollato retropalco: cordiale e scherzoso, con quella semplicità tipica dei grandi, in quanto, sebbene abituato ai trionfi, non mi nascose la soddisfazione per il successo ottenuto quella sera. Mi è rimasta impressa questa schiettezza, priva della nonchalance di vari divi dello spettacolo.
È chiaro quanto sia importante nei successi di Adriano il contributo degli autori della musica, del testo, dell’arrangiamento, ma il suo ruolo di interprete (spesso però è anche autore o coautore) è superlativo. Anzitutto un inconfondibile timbro di voce, che è stato variamente definito: profondo, caldo, graffiante, che esprime potenza nel rock ma che emoziona in canzoni romantiche e nelle ballate.
Ad esso si aggiunge una peculiare capacità espressiva che dosa silenzi, sfumature sonore, che mixa parlato e cantato con un magistrale senso del ritmo. Ma è soprattutto la sua personalità a conferire una peculiare incisività e a suscitare emozioni in ogni brano.
Gabriele Parenti

carra’ mina .ma vi rendete conto che Celentano è il più grande.e? 150 milioni di dischi .e poi in televisione ci fate ascoltare sempre le stesse canzoni. vi siete dimenticati un bimbo sul leone.mondo in mi 7 .tre passi avanti.Torno sui miei passi.una festa sui prati.epoi e poi epoi……….