
È morto Nino Benvenuti il più grande del pugilato.
Ero un bambino ma ricordo benissimo l’incontro Benvenuti–Mazzinghi nel 1965 allo Stadio San Siro di Milano.
Nino Benvenuti vinse per KO tecnico alla sesta ripresa contro Sandro Mazzinghi, che all’epoca era campione del mondo dei pesi superwelter.
Poi la rivincita pochi mesi dopo a Roma dove Benvenuti vinse ancora una volta, ai punti.
I verdetti dei due macht vennero discussi e contestati dai tifosi di Mazzinghi che videro un trattamento di favore nei confronti di Benvenuti.
In entrambi i casi, mio padre e quindi anch’io accettammo i risultati ma con grande amarezza perché eravamo per Mazzinghi.
Tra i due pugili era scontro di stili e di mondi.
Mazzinghi: toscano, grintoso, combattente puro, pontederese di Fuori del Ponte, proveniva da un ambiente popolare e operaio, beniamino del pubblico di sinistra.
Benvenuti: triestino, elegante, tecnico e olimpionico, profugo giuliano-dalmata dopo la guerra, benvoluto dagli ambienti istituzionali, associato a un’immagine più borghese, elegante, mediatica.
In sintesi, i due rappresentavano due Italie molto diverse, e il pubblico li lesse spesso come simboli contrapposti in un’epoca di forti divisioni sociali e ideologiche
A ripensarci oggi, è come se con il pugilato mio padre mi avesse insegnato a capire che si poteva avere molte ragioni e perdere ugualmente per molti motivi.
Inutile dire che è stata una lezione che mi è servita nella vita, quella politica in primo luogo.
Enrico Rossi

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