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Addio a un grande militante radicale nonviolento, Olivier Dupuis

Chiunque abbia conosciuto Olivier Dupuis ne porterà sempre con sé il ricordo di una persona buona e gentile, la cui religiosità di militante nonviolento per i diritti umani sovrastava ogni certezza razionalistica sulla necessità di prudenza o di condiscendenza. Instancabile attivista in ogni regione del mondo, deputato europeo radicale voluto da Marco Pannella nelle liste italiane, Olivier ha scelto di vivere fino all’ultimo istante la sua vita laicamente scegliendo sempre il rischio della vita contro la certezza della morte, anche del diritto.

di Marco Taradash | 5 Maggio 2026

Chiunque abbia conosciuto Olivier Dupuis ne porterà sempre con sé il ricordo di una persona buona e gentile, la cui religiosità di militante nonviolento per i diritti umani sovrastava ogni certezza razionalistica sulla necessità di prudenza o di condiscendenza.

Instancabile attivista in ogni regione del mondo, deputato europeo radicale voluto da Marco Pannella nelle liste italiane, Olivier ha scelto di vivere fino all’ultimo istante la sua vita laicamente scegliendo sempre il rischio della vita contro la certezza della morte, anche del diritto. Dall’Aja per consegnare al Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia le centomila firme della petizione raccolta dal Partito Radicale, per l’incriminazione di Milošević, a Osijek indossando la divisa croata con Marco Pannella e altri radicali nella città bombardata dai Serbi, fino al carcere laotiano di Vientiane. E tanto altro.

Nel 1986 Olivier era stato incriminato in Belgio per diserzione per aver sostenuto che né la difesa militare né la difesa civile alternativa rappresentano delle difese efficaci di fronte alle minacce reali alla pace e alla sicurezza, costituite invece dall’assenza di democrazia nell’Unione Sovietica.

Ma dopo la fine del blocco sovietico comprese che la nuova Federazione Russa rappresentava una minaccia che richiedeva altri strumenti per la difesa della libertà in Europa. Si espresse per la trasformazione dell’Organizzazione atlantica in Alleanza per la difesa della Libertà attraverso un suo allargamento ai paesi democratici del Pacifico e, in particolare, al Giappone, all’Australia, all’Indonesia, alla Corea del Sud e alla Nuova Zelanda, mettendo in discussione la presenza dellaTurchia. E sostenne già nel 2015, dopo l’annessione putiniana della Crimea e l’invasione della milizie Wagner nel Donbass la proposta dell’allora presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker di dare vita a un esercito europeo che affiancasse gli eserciti nazionali, come primo passo di una difesa comune nella prospettiva degli Stati Uniti d’Europa. “L’Ucraina siamo noi” è stata la cifra del suo impegno costante anche contro le incertezze europee dei primi anni di guerra.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    5 Maggio 2026 alle 11:02

    Ho conosciuto Olivier nel 1999, quando, a Monastier di Treviso, fu fondata la Lista Emma Bonino.
    Ai tempi avevo 20 anni. Ero giovane e l’ho anche votato alle europee.
    Nonostante negli anni, studiando e approfondendo, mi sia molto allontanato da ciò che erano diventati i radicali (mi sono allontanato dall’ ultra atlantismo e ultra liberal capitalismo pannelliano e boniniano, che, invero, di radicale non aveva più nulla, ma lo compresi crescendo), ho un caro ricordo di quei tempi, in cui conobbi anche Antonio Russo.
    Olivier Dupuis ha fatto una scelta coerente e anche profondamente comprensibile. Una scelta che avrei fatto anche io. Una scelta negata nel nostro Paese (sia se sei malato fisicamente che nell’anima).
    Non riesco a scrivere altro. La tristezza e malinconia mi assale.

    Rispondi

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