
Chiunque abbia conosciuto Olivier Dupuis ne porterà sempre con sé il ricordo di una persona buona e gentile, la cui religiosità di militante nonviolento per i diritti umani sovrastava ogni certezza razionalistica sulla necessità di prudenza o di condiscendenza.
Instancabile attivista in ogni regione del mondo, deputato europeo radicale voluto da Marco Pannella nelle liste italiane, Olivier ha scelto di vivere fino all’ultimo istante la sua vita laicamente scegliendo sempre il rischio della vita contro la certezza della morte, anche del diritto. Dall’Aja per consegnare al Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia le centomila firme della petizione raccolta dal Partito Radicale, per l’incriminazione di Milošević, a Osijek indossando la divisa croata con Marco Pannella e altri radicali nella città bombardata dai Serbi, fino al carcere laotiano di Vientiane. E tanto altro.
Nel 1986 Olivier era stato incriminato in Belgio per diserzione per aver sostenuto che né la difesa militare né la difesa civile alternativa rappresentano delle difese efficaci di fronte alle minacce reali alla pace e alla sicurezza, costituite invece dall’assenza di democrazia nell’Unione Sovietica.
Ma dopo la fine del blocco sovietico comprese che la nuova Federazione Russa rappresentava una minaccia che richiedeva altri strumenti per la difesa della libertà in Europa. Si espresse per la trasformazione dell’Organizzazione atlantica in Alleanza per la difesa della Libertà attraverso un suo allargamento ai paesi democratici del Pacifico e, in particolare, al Giappone, all’Australia, all’Indonesia, alla Corea del Sud e alla Nuova Zelanda, mettendo in discussione la presenza dellaTurchia. E sostenne già nel 2015, dopo l’annessione putiniana della Crimea e l’invasione della milizie Wagner nel Donbass la proposta dell’allora presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker di dare vita a un esercito europeo che affiancasse gli eserciti nazionali, come primo passo di una difesa comune nella prospettiva degli Stati Uniti d’Europa. “L’Ucraina siamo noi” è stata la cifra del suo impegno costante anche contro le incertezze europee dei primi anni di guerra.
Marco Taradash

Ho conosciuto Olivier nel 1999, quando, a Monastier di Treviso, fu fondata la Lista Emma Bonino.
Ai tempi avevo 20 anni. Ero giovane e l’ho anche votato alle europee.
Nonostante negli anni, studiando e approfondendo, mi sia molto allontanato da ciò che erano diventati i radicali (mi sono allontanato dall’ ultra atlantismo e ultra liberal capitalismo pannelliano e boniniano, che, invero, di radicale non aveva più nulla, ma lo compresi crescendo), ho un caro ricordo di quei tempi, in cui conobbi anche Antonio Russo.
Olivier Dupuis ha fatto una scelta coerente e anche profondamente comprensibile. Una scelta che avrei fatto anche io. Una scelta negata nel nostro Paese (sia se sei malato fisicamente che nell’anima).
Non riesco a scrivere altro. La tristezza e malinconia mi assale.