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ABOLIAMO LE PROVINCE. PENSALIBERO PROPONE UN’ASTENSIONE DI MASSA DAL VOTO PER IL RINNOVO DELLE AMMINISTRAZIONI PROVINCIALI. L’UNICO MODO PER DELEGITTIMARE POLITICAMENTE ENTI INUTILI MA COSTOSI

Dal 1970, quando sono entrate in funzioni le Regioni, questi enti non hanno più nessuna ragione d’essere. Ogni anno costano decine e decine di milioni di euro e come se non bastasse il loro numero aumenta con il passare del tempo. Nel 1960 erano 92, oggi sono 110.

di Redazione Pensalibero.it | 24 Novembre 2008

Di record in record. Non passa mese senza che il debito pubblico italiano registri un nuovo sostanziale incremento. Ad agosto ha toccato i 1.667,2 miliardi di euro, rispetto ai 1.654,7 di luglio. Un incremento di 12,5 miliardi che diventano 68,2 se il paragone viene fatto con il dicembre del 2007. Eppure della spesa pubblica non si riesce a tagliare niente o quasi. Contro gli interessi di questa o quella categoria si infrangono sempre le migliori intenzioni. Il governo, di qualunque tipo, rimane regolarmente vittima dei veti incrociati. Non succede niente anche quando intervengono scelte forti, come può essere ad esempio il risultato di un referendum che, solo in teoria, dovrebbe obbligare la classe politica a scelte conseguenti. Valga per tutti il caso del finanziamento pubblico ai partiti. Era il 1993. 31 milioni di italiani, pari al 90 per cento, si espressero per abolirlo. Ebbene fu abolito. Ma fu subito introdotto il “rimborso elettorale”. Morale: oggi i partiti prendono, a prezzi aggiornati, 10 volte di più di quanto prendevano nel 1993. Un altro macroscopico caso di spreco di denaro pubblico si ha con le province. Dal 1970, quando sono entrate in funzioni le Regioni, questi enti non hanno più nessuna ragione d’essere. Ogni anno costano decine e decine di milioni di euro e come se non bastasse il loro numero aumenta con il passare del tempo. Nel 1960 erano 92, oggi sono 110. In Parlamento sono ferme decine e decine di proposte di legge per nuove istituzioni. Ma vediamo qualche cifra. Ogni nuova provincia, per via di tutte le spese conseguenti, costa 50 milioni di euro l’anno. Ogni eletto costa 30mila euro l’anno. La spesa per il personale nel quinquennio 2000-2004 è stata di 2,1 miliardi di euro con un aumento del fabbisogno del 50%. Nel 2004 la spesa totale per tutte le province è stata di 16,7 miliardi di euro con un incremento del 66,7% rispetto al 2000. Ogni tanto si leva, a destra come a sinistra, qualche voce che invita alla loro abolizione. Si apre un dibattito, quasi tutti concordano e poi tutto resta come prima. Le migliori intenzioni si infrangono sempre sui piccoli interessi di bottega di partiti, consiglieri e assessori. Corre a questo punto l’obbligo di una precisazione. Attualmente le competenze di questo livello di governo sono essenzialmente sei: rete viaria, edilizia e arredi scolastici, formazione professionale, centri per l’impiego, difesa ambientale e controlli antisismici. Quando si parla di abolire le province non si parla di abolire le funzioni che potrebbero benissimo essere svolte dalle Regioni. Si parla di abolire il livello politico-amministrativo a cui quelle funzioni fanno riferimento. Lo scoglio sembra insormontabile. Inutile raccogliere firme per un referendum, e non solo per l’esperienza di quello sul finanziamento pubblico. L’abolizione delle province deve necessariamente passare per una revisione della Costituzione visto che di queste parla l’art. 114. Inutile promuovere dibattiti e incontri sull’argomento. Serve una terapia d’urto che obblighi la classe politica ad andare nella direzione indicata. L’occasione per fare qualcosa di dirompente la fornisce il prossimo turno amministrativo generale quando andranno al rinnovo la maggioranza dei consigli provinciali italiani. La nostra proposta è semplice: delegittimare l’ente dal punto di vista politico promuovendo un’astensione generalizzata dal voto. In parole povere ognuno di noi, quando andrà a votare, dovrebbe rifiutare la scheda per le provinciali. Un’astensione vicina o superore al 50 per cento metterebbe in crisi la loro rappresentanza e obbligherebbe la politica ad intervenire. Il nostro sito lancia la proposta e offre uno spazio di confronto e di dialogo a quanti intendono procedere su questa strada. Pensalibero sarà la piazza virtuale per raccogliere adesioni, promuovere la costituzione di comitati su base provinciale, coordinare le varie iniziative.
P.

Pubblicato in : Primo piano

Info Redazione Pensalibero.it

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Interazioni del lettore

Commenti

  1. alessandro silvestri

    13 Gennaio 2009 alle 15:07

    Sono personalmente uscito dai DS (che credevo sinceramente dovessero divenire il nuovo partito socialista) nel 2006 proprio su due fondamentali questioni: la c.d. questione morale (in seguito allo scandalo Geofor ma non solo) e alla assoluta mancanza di volontà riformista dei suoi gruppi dirigenti, che anzi hanno avuto la costante tendenza negli anni, a gonfiare con i propri apparatcik, l’estensione tentacolare della PA.
    Ora date anche le condizioni socio-economiche assai gravi in cui si trova il Paese, i veri riformisti che hanno ben chiara la funzione laica delle Istituzioni, dovrebbero porre il problema della totale redifinizione degli enti locali, in un’ottica che da un lato razionalizzi i servizi e ne riduca fortemente i costi, dall’altro con la progressiva dismissione, arrivare a trovare finalmente quelle risorse utili e necessarie ad intaccare e ridurre il debito pubblico.
    La cosa tra l’altro, non avrebbe bisogno nemmeno organizzativamente, di grossi scienziati venuti da marte per indicare le riforme necessarie:
    1) L’abolizione delle province e delle comunità montane.
    2) L’accorpamento dei piccoli comuni.
    3) la ridefinizione delle prefetture.
    4) La modifica della legge sulle aree metropolitane.
    Nessuna riduzione di democrazia, anzi! Aria alle stanze.
    Le competenze sarebbero ripartite e distribuite ai comuni (penso ad es. alla formazione professionale) e alle regioni (come la viabilità) creando nel caso un organo non amministrativo, ma di indirizzo politico, per aree territoriali omogenee (cosa che tra l’altro le attuali province non sono in grado di garantire) Che veda la sola indicazione del comune capofila per il disbrigo delle attività di competenza.
    Si libererebbe così un enorme potenziale di ricchezza aggiuntiva a beneficio del Paese, mai vista.
    Dall’altro lato si otterrebbe così, una effettiva riduzione dell’occupazione non democratica dello Stato, che attualmente non più i partiti, ma poche oligarchie autoreferenziali, hanno messo pericolosamente in atto, così da poter giungere nel medio periodo, a quella effettiva “Rinascita Nazionale” senza il doppio senso che intendeva furbescamente Gelli ed i suoi epigoni, guarda caso nella stagione presente, mai stati in così buona salute.

    Rispondi
  2. Gino Di Maro

    4 Dicembre 2008 alle 15:21

    E’ possibile firmare un appello per l’abolizione delle province ed altro.
    Lo segnalo:

    http://www.firmiamo.it/aboliamoleprovinceora

    Rispondi
  3. Marzio Siracusa

    3 Dicembre 2008 alle 09:20

    Purtroppo Silla Cellino dice cose molto, molto fondate. E poi le province inutili sono quelle delle grandi aree metropolitane, Roma, Milano, Napoli, Torino ecc. dove la preminenza del grande comune finisce per assorbire i compiti della provincia. Ma nelle piccole province, con vasti territori montani e piccoli comuni sparsi? Allora differenziamo, aboliamo tutte le province, ma creiamo un ente intermedio tra regione e piccolo comune nelle ex province prive di area metropolitana. M.S.

    Rispondi
  4. Giampaolo Mercanzin

    1 Dicembre 2008 alle 13:58

    Beh! credevo di essere solo, ma vedo che qualcunaltro la pensa diversamente.
    QuanDo nacque l’Italia Repubblicana, non vorrei sbagliarmi, si parlò di AUTONOMIE LOCALI, il cui riferimento per i controlli fu stabilito nella la Regione di appartenenza.
    Siamo invece rimasti, secondo me alla regola dei vecchi Enti Autarchici, che studiavamo sul Mortati, nonostante le nuove norme che hanno elimiato il T.U.
    Con il decentramento regionale difatti non le Provincie, ma le PREFETTURE, non hanno più senso, soprattutto se pensiamo ce è il SINDACO del Comune l’UFFICIALE DI GOVERNO.
    Ma dell’abolizione delle costosissime Prefetture, che rappresentano il GOVERNO, non LO STATO, abilissime (come le Ambasciate) ad organizzare feste o ricorrenze, ma intralcio al vero decentramento, proprio ora che si parla di FEDERALISMO, non parla più nessuno. Che sia AUTOCENSURA !

    Rispondi
  5. Silla Cellino

    29 Novembre 2008 alle 16:12

    Personalmente – e in linea teorica – sono contrario all’abolizione delle province. Condivido quanto dice Mercanzin: ci sono livelli di governo locale [o di pseudo governo] la cui rimessa in discussione è molto più imperativa rispetto alla sorte delle province, specialmente se si considera che esse sono destinatarie di funzioni di programmazione sul territorio e di gestione di servizi essenziali raccolti nel 1° comma dell’art. 14 della Legge 142/90 [e tanto mi basta], di fondamentale importanza e valenza anche sociale; sono convinto che la loro abolizione tout court provocherebbe un vuoto che l’inerzia della nostra classe dirigente e il suo vagabondaggio nei temi istituzionali non riuscirebbero a colmare nei termini che ci si dovrebbero aspettare. Temo anzi un pullulare di nuove iniziative, di nuovi livelli inventati, creati per coprire esigenze di carattere provvisorio, con suddivisione di compiti e compitini, incarichi e incarichini, risorse e risorsine e della continuazione a tempo indeterminato nella più classica applicazione del principio secondo cui non c’è nulla di più definitivo del provvisorio.

    Altro sarebbe far funzionare le province come dovrebbero funzionare. Ma allora sarebbe necessario sopprimere tutte quelle istituzioni intermedie che ne minano il funzionamento, accorpare comuni, sforzarsi di utilizzare nuova ingegneria istituzionale per definire correttamente rapporti tra regione e province, tra province e gli altri enti territoriali o meno, puntando all’abolizione di quelli non territoriali o paraterritoriali e distinguendo opportunamente tra comuni piccoli, grandi ed aree metropolitane.

    Tutto questo è molto difficile e una soluzione pronta non ce l’ha nessuno. Perciò se non s’interviene con un’iniziativa dirompente continueremo ancora per tanti anni a lacerarci con questo dilemma che ci viene dai tempi di La Malfa, quello vecchio. E allora faccio finta di convincermi e sono d’accordo: aboliamo le province, ma solo a patto che ci venga data una riforma completa in cambio. Almeno.

    Rispondi
  6. Puccio cartoni

    26 Novembre 2008 alle 17:33

    Concordo con Mercanzin sulla utilità di una valutazione costi-benefici , per dare più corposità ad una battaglia che potrebbe altrimenti sembrare lanciata contro i mulini a vento . Resta un fatto che anche a “lume di naso “,purtroppo ,prendere la mira non sembra difficile…
    E quindi trovo augurabile non solo sostenere la denuncia , ma anche cominciare a vedere se una piattaforma organizzativa possa nascere sulla base delle adesioni alla iniziativa (oltretutto da puntualizzare nella sua articolazione ) ; di controllo sul perchè certe spese “devono” essere fatte.
    Certo,”Serve una terapia d’urto che obblighi la classe politica ad andare nella direzione indicata”. E l’astensionismo può sembrare tale; ma non è controllabile ex ante ,nè esattamente valutabile ex post ( specie in occasioni nelle quali….tutti vincono sempre ,e le motivazioni dell’elettorato sfuggono!).E non crea di per sè vincoli operativi interni .
    Penso che l’onda d’urto debba essere finalmente strutturata ,responsabilmente,con motivazioni precise ( sia pur orientate a vasto raggio ,secondo l’osservazione di Mercanzin ),e con posizioni personali quantificabili( l’adesione alla denuncia puntuale è un impegno).
    In altre parole ,che la denuncia sia un rumore forte ,non un venticello ! C’è tempo per organizzarsi in merito ?

    Rispondi
  7. Giampaolo Mercanzin

    26 Novembre 2008 alle 14:33

    (COME SEMPRE HA TORTO L’AGNELLO!)

    Rispondi
  8. Giampaolo Mercanzin

    26 Novembre 2008 alle 14:31

    COME SEMPRE HA TORTO L’AGENLLO!
    Vedo che questa battaglia che da sempre il PCI, attraverso la conferenza degli EE.LL di Viareggio perorava, con il suo Mentore Cossutta, sta mietendo grandi successi.
    Non ho visto nel tempo però studi seri in proposito, che diano perlomeno un rapporto costi/benefici.
    Per fare ciò ci si potrebbe avvalere dei codici ISTAT, inseriti obbligatoriamente nei bilanci degli EE.LL.
    Certo le Amminitrazioni Provinciali, deboli politicamente come sono e sono state, non sono mai riuscite ad opporsi a criteri di spesa di ordine “facoltativo” privilegiandole rispetto a quelle “obbligatorie”. Termini vecchi questi ma che danno l’idea di come si spenda al di là dele competenze su spinta dei capibastone, generalmente Parlmentari o Amministratori del Comune capoluogo, che devono soddisfare affamate clientele “socioculturallaburiste”.
    Sull’utilizzo improprio delle poste di bilancio ne fa fede proprio la disgrazia della scuola torinese, che ha scoperto (serve sempre un dramma!) il malvezzo dello STORNO. Cioè mettere a bilancio delle cifre per opere e dirottarle per clientele.
    Facciamo quindi la somma di tutte le spese di tutti gli “Eni Inutili” e pr contro i risultati raggiunti con quelle spese.
    Per esempio vi porto i nostri “consorzi di Bonifica” che mettono a ruole tasse esclusivamente per pagare lauti stipendi a pseudo-dirigenti o assunzioni clientelari.
    Ah, piccolo particolare: NON SONO UN DIPENDENTE PROVINCIALE. Porto solo la mia esperienza di amministratore sia comunale che provinciale, che ha studiato approfonditamente le dinamiche di spesa.

    Rispondi
  9. Gino Di Maro

    26 Novembre 2008 alle 10:06

    Non ho il piacere di conoscere il Dott. Galgano Palaferri, ma leggo sul sito Pensalibero del mio fraterno amico Nicola Cariglia, la proposta delle liste “PROVINCIA? NO GRAZIE!” che condivido sottolineando che non la vedo come in alternativa alla proposta di Pensalibero, ma sulla stessa onda.
    La proposta di Palaferri ha il vantaggio della partecipazione elettorale e ci permette di partecipare a quel momento solenne di culto laico dell’esercizio del voto.
    In questo momento non possiamo permetterci di cavalcare l’astensionismo per non finire “grillini”, noi che crediamo nella democrazia. Il rifiuto della scheda è parente stretto dell’astensionismo.
    Nel merito sono pienamente d’accordo che le province vanno abolite.
    Gino Di Maro

    Rispondi
  10. nicola cariglia

    25 Novembre 2008 alle 22:53

    Inserisco la lettera pervenutami da Galgano Palaferri e prego Claudio Tirinnanzi di dare una spiegazione al mistero denunciato da Galgano.
    Nicola Cariglia

    Per motivi a me sconosciuti non riesco a commentare. Inserisco i dati della registrazione effettuata mesi fa ma non succede nulla. Prego verificare. Questo il commento all’art
    icolo in oggetto, con preghiera di inserimento.

    Non servirebbe a nulla, gli assenti hanno torto, purtroppo.
    io suggerirei invece la presentazione di Liste denominate :

    “PROVINCIA? NO GRAZIE!”

    aventi come punto programmatico al numero 1:
    “ABOLIZIONE DELLA PROVINCE”

    e ai numeri successivi tutti i punti relativi al taglio dei costi della pubblica amministrazione (stipendi, numero degli eletti, auto blu, comunità montane, accorpamento comuni con meno di 3000 abitanti…..).

    Chi ci sta a tale impostazione? Vogliamo cominciare a lavorare a questa ipotesi su scala nazionale?

    EFFETTO DIROMPENTE ASSICURATO!

    contattateci a:
    upl@hotmail.it

    Dott. Galgano PALAFERRI
    Coordinatore Nazionale

    Unione per le Libertà
    Coordinamento L I B E R A L I nel P . d . L . (e nel Centro-Destra)
    Costituente per il “Popolo della Libertà”
    http://www.upl.ilcannocchiale.it

    Rispondi
  11. Vincenzo Leone

    25 Novembre 2008 alle 18:10

    Ritengo la Vs proposta giusta e necessaria; spero avrete la tenacia di sopportare l’ostruzionismo dei politici di terza fila che hanno interesse al loro mantenimento.
    Con l’auspicio che si realizzi la Vs utile proposta i più cordiali saluti con la disponibilità a sostenerVi non solo moralmente

    Rispondi
  12. Giancarlo Magni

    25 Novembre 2008 alle 12:10

    Pienamente d’accordo con l’iniziativa. Le Province vanno abolite. Sono solo uno spreco di denaro pubblico. Il fatto che ci siano altri enti da razionalizzare o da sopprimere non deve far venire meno questo obiettivo. Da qualche parte bisogna pure cominciare.
    Giancarlo Magni

    Rispondi
  13. Giampaolo Mercanzin

    24 Novembre 2008 alle 15:30

    Legge 142/90
    Capo V – La provincia
    (naturalmente vi sono state modifiche ed intgegrazioni)

    Art. 14. Funzioni. –
    1. Spettano alla provincia le funzioni amministrative di interesse provinciale che riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale nei seguenti settori:
    a) difesa del suolo, tutela e valorizzazione dell’ambiente e prevenzione delle calamità;
    b) tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed energetiche;
    c) valorizzazione dei beni culturali;
    d) viabilità e trasporti;
    e) protezione della flora e della fauna, parchi e riserve naturali;
    f) caccia e pesca nelle acque interne;
    g) organizzazione dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, rilevamento, disciplina e controllo degli scarichi delle acque e delle emissioni atmosferiche e sonore;
    h) servizi sanitari, di igiene e profilassi pubblica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
    i) compiti connessi alla istruzione secondaria di secondo grado ed artistica ed alla formazione professionale, compresa l’edilizia scolastica, attribuiti dalla legislazione statale e regionale;
    l) raccolta ed elaborazione dati, assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali.
    2. La provincia, in collaborazione con i comuni e sulla base di programmi, promuove e coordina attività nonché realizza opere di rilevante interesse provinciale sia nel settore economico, produttivo, commerciale e turistico, sia in quello sociale, culturale e sportivo.
    3. La gestione di tali attività ed opere avviene attraverso le forme previste dalla presente legge per la gestione dei servizi pubblici.

    Art. 15. Compiti di programmazione. –
    1. La provincia:
    a) raccoglie e coordina le proposte avanzate dai comuni, ai fini della programmazione economica, territoriale ed ambientale della regione;
    b) concorre alla determinazione del programma regionale di sviluppo e degli altri programmi e piani regionali secondo norme dettate dalla legge regionale;
    c) formula e adotta, con riferimento alle previsioni e agli obiettivi del programma regionale di sviluppo, propri programmi pluriennali sia di carattere generale che settoriale e promuove il coordinamento dell’attività programmatoria dei comuni.
    2. La provincia, inoltre, predispone ed adotta il piano territoriale di coordinamento che, ferme restando le competenze dei comuni ed in attuazione della legislazione e dei programmi regionali, determina indirizzi generali di assetto del territorio e, in particolare, indica:
    a) le diverse destinazioni del territorio in relazione alla prevalente vocazione delle sue parti;
    b) la localizzazione di massima delle maggiori infrastrutture e delle principali linee di comunicazione;
    c) le linee di intervento per la sistemazione idrica, idrogeologica ed idraulico-forestale ed in genere per il consolidamento del suolo e la regimazione delle acque;
    d) le aree nelle quali sia opportuno istituire parchi o riserve naturali.
    3. I programmi pluriennali e il piano territoriale di coordinamento sono trasmessi alla regione ai fini di accertarne la conformità agli indirizzi regionali della programmazione socioeconomica e territoriale.
    4. La legge regionale detta le procedure di approvazione nonché norme che assicurino il concorso dei comuni alla formazione dei programmi pluriennali e dei piani territoriali di coordinamento.
    5. Ai fini del coordinamento e dell’approvazione degli strumenti di pianificazione territoriale predisposti dai comuni, la provincia esercita le funzioni ad essa attribuite dalla regione ed ha, in ogni caso, il compito di accertare la compatibilità di detti strumenti con le previsioni del piano territoriale di coordinamento.
    6. Gli enti e le amministrazioni pubbliche, nell’esercizio delle rispettive competenze, si conformano ai piani territoriali di coordinamento delle province e tengono conto dei loro programmi pluriennali.

    Art. 16. Circondari e revisione delle circoscrizioni provinciali. –
    1. La provincia, in relazione all’ampiezza e peculiarità del territorio, alle esigenze della popolazione ed alla funzionalità dei servizi, può disciplinare nello statuto la suddivisione del proprio territorio in circondari e sulla base di essi organizzare gli uffici, i servizi e la partecipazione dei cittadini.
    2. Per la revisione delle circoscrizioni provinciali e l’istituzione di nuove province i comuni esercitano l’iniziativa di cui all’articolo 133 della Costituzione, tenendo conto dei seguenti criteri ed indirizzi:
    a) ciascun territorio provinciale deve corrispondere alla zona entro la quale si svolge la maggior parte dei rapporti sociali, economici e culturali della popolazione residente;
    b) ciascun territorio provinciale deve avere dimensione tale, per ampiezza, entità demografica, nonché per le attività produttive esistenti o possibili, da consentire una programmazione dello sviluppo che possa favorire il riequilibrio economico, sociale e culturale del territorio provinciale e regionale;
    c) l’intero territorio di ogni comune deve far parte di una sola provincia;
    d) l’iniziativa dei comuni, di cui all’articolo 133 della Costituzione, deve conseguire l’adesione della maggioranza dei comuni dell’area interessata, che rappresentino, comunque, la maggioranza della popolazione complessiva dell’area stessa, con delibera assunta a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati;
    e) di norma, la popolazione delle province risultanti dalle modificazioni territoriali non deve essere inferiore a 200.000 abitanti;
    f) l’istituzione di nuove province non comporta necessariamente l’istituzione di uffici provinciali delle amministrazioni dello Stato e degli altri enti pubblici;
    g) le province preesistenti debbono garantire alle nuove, in proporzione al territorio ed alla popolazione trasferiti, personale, beni, strumenti operativi e risorse finanziarie adeguati.
    3. Ai sensi del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione le regioni emanano norme intese a promuovere e coordinare l’iniziativa dei comuni di cui alla lettera d) del comma 2.

    OSSERVAZIONI:
    Se anziché pensare alla faragginosa abolizione delle Province, abolissimo tutti gli Enti e consorzi che continuano a pullulare, comprese USL e ASL, Ne facessimo in Ente con elezione di 2° grado, non avremo risolto un gravissimo problema di dispesione di spesa e di creazione di clientele per gli amici? Basterebbe un aerticolo di Legge che rendesse inutile ogni delibeazione di costituzione di CONSORZI, AZIENDE, SPA PUBBLICHE Ecc. con sanzioni CERTE a chi viola il precetto.
    Ma credo che Toscana, Umbria e Lazio; non parlo del povero meridione, preferiscano tenersi tutti i loro Enti inutili, dove trovano rifugio funzionari di partito addestrati alla caccia del consenso, aumentati anziche essere liminati come voleva il DPR 616/77.

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