
“Questa riunione in corso fa pervenire un messaggio chiaro: il conflitto a Gaza deve finire”. Così Re Abdullah di Giordania è intervenuto alle Nazioni Unite, condannando la violazione del diritto internazionale a Gaza, “Dobbiamo ricostruire la speranza” ha detto ringraziando i paesi che hanno già riconosciuto lo Stato palestinese. “La Francia è pronta a contribuire a una missione internazionale di stabilizzazione” nella Striscia di Gaza una volta cessato il conflitto, “e a sostenere, con i suoi partner europei, l’addestramento e l’equipaggiamento delle forze di sicurezza palestinesi”. Lo ha detto il presidente Emmanuel Macron dopo aver annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese alla Conferenza per la risoluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) ha accolto con favore l’annuncio ufficiale del presidente francese Emmanuel Macron del riconoscimento dello Stato di Palestina da parte della Francia, definendolo una decisione “storica e coraggiosa”. Il ministero degli Esteri palestinese ha scritto in un comunicato che considera “il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell’amica Repubblica di Francia una decisione storica e coraggiosa, in conformità con il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite, a sostegno degli sforzi per raggiungere la pace e attuare la soluzione dei due Stati”. “Sono pronta a tutti i colloqui e le soluzioni diplomatiche, ho la volontà di esplorare soluzioni” sul programma nucleare dell’Iran. Lo ha detto l’alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue Kaja Kallas, precisando che è “difficile dire quali siano le possibilità di arrivare a una conclusione diplomatica” entro domenica per evitare il ritorno delle sanzioni. “La situazione a Gaza rappresenta un fallimento devastante per l’umanità. Il governo israeliano deve rimuovere immediatamente tutte le restrizioni umanitarie. L’espansione degli insediamenti e l’annessione di territori sono incompatibili con la pace, ed è chiaro che Hamas deve deporre le armi e liberare tutti gli ostaggi”. Lo ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, in conferenza stampa al termine della riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York. Israele non parteciperà alla riunione di martedì del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla situazione a Gaza a causa del Capodanno ebraico, ha annunciato l’ambasciatore israeliano, giudicando “spiacevole” che il Consiglio si riunisca senza Israele. Desidero informarvi che la delegazione israeliana non parteciperà a questa riunione che coincide con Rosh Hachana, il Capodanno ebraico”, ha scritto Danny Dannon in una lettera al Consiglio di sicurezza datata lunedì. I rifugiati palestinesi sparsi nei campi profughi in Libano, Giordania e Siria hanno affermato che non è sufficiente riconoscere lo Stato di Palestina, e alcuni hanno aggiunto che tale riconoscimento è arrivato troppo tardi lunedì 22 settembre, il giorno dopo che Regno Unito, Australia, Canada e Portogallo hanno annunciato il loro riconoscimento. Lunedì, in occasione di un vertice a New York convocato da Francia e Arabia Saudita, diversi altri leader mondiali avrebbero dovuto riconoscere formalmente lo Stato palestinese, una mossa che secondo Israele comprometterà le prospettive di una conclusione pacifica della guerra a Gaza. Il nuovo leader siriano, Ahmad al-Sharaa, in visita a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha espresso oggi la sua speranza di concludere un accordo di sicurezza che plachi le tensioni con Israele, ma ha escluso qualsiasi riconoscimento nell’immediato. Il presidente siriano, un ex jihadista le cui forze hanno rovesciato a dicembre il leader di lunga data Bashar al-Assad, incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio e terrà il primo discorso di un leader siriano davanti all’Assemblea Generale da decenni. I responsabili siriani si sono prefissati l’obiettivo di concludere entro la fine dell’anno accordi militari e di sicurezza con Israele, il cui esercito ha ripetutamente colpito il suo vicino e avversario di lunga data, nel caos che regna dalla caduta di Assad. Da quando è salito al potere, Ahmad al-Sharaa ha sostituito il suo abito da combattente con quello di capo di Stato, incontrando leader stranieri, tra cui il presidente americano Donald Trump a maggio. Ed è troppo tardi per rimediare, vero?
Giuseppe Basilico

Lascia un commento