
Fermo e restando il tuttora valido aforisma di Russell : “solo i morti e gli stolti non cambiano mai opinione..” la mobilità politica e l’abbandono dei propri partiti di elezione di molti esponenti politici sia di destra che di sinistra in questa stagione indubbiamente salta agli occhi.
Non si tratta di manifestare nostalgie per il dirigismo ideologico o per le coerenze che hanno contrassegnato la storia democratica dei partiti novecenteschi, ma osservo che il passo dell’abbandono o delle scissioni dell’epoca furono processi politici, innanzitutto collettivi dai quali potevano scaturire nuove formazioni politiche e prospettive che provavano a dare vita a nuove opzioni in coerente alternativa al luogo abbandonato.
Ci sono abbandoni di fine legislatura che appaiono più inclini ad essere giudicati come il desiderio di non perdere il laticlavio provando fortuna altrove; ho letto giusto ieri una comica affermazione di un deputato regionale del PD Campano che ha dichiarato seraficamente che ha in essere “ qualche proposta di altri partiti e non esclude l’abbandono del suo partito”; praticamente un giocatore di calcio che cerca il rinnovo di contratto.
Ci sono le magnifiche prospettive del nuovo che si è presentato e si ripromette di avanzare, come per esempio nel campo della destra dove sono attratti dalla sirena della Caserma del Generale baby pensionato che pensa al nostro “futuro nazionale”, ci sono gli interscambi nel vecchio ex “terzo polo”, politici alla ricerca della purezza del pensiero liberale e dell’abusata risposta riformista, ci sono le crisi di coscienza a sinistra in particolare nel PD.
La verità al di là di tutto è che nel dato momento storico ogni abbandono politico ad un partito indica un segnale di crisi, e le indebite euforie di chi ritiene che levandosi di torno gruppi dirigenti scomodi si rafforza la purezza dell’identità di un partito ( e soprattutto si aprono degli spazi per altri) é un errore di valutazione specie per un partito (PD) Che faceva del suo pluralismo ideologico la sua forza intrinseca.
Non sono uso metter becco in casa altrui, a me pare che quel che accade segnala un problema che influenza l’insieme della coalizione che tutto avrebbe bisogno tranne che di fibrillazioni politiche interne che partono, peraltro, da una diversa visione di vedere le cose sulle questioni dirimenti di oggi che sono soprattutto di ordine internazionale.
Dulcis in fundo.
Ci sono stati abbandoni anche all’interno dell’area socialista. In parte avvenuti per delusioni elettorali o per incomprensioni con i vertici. Fatto si è che ci sono qua e là dei segnali di rientro nel partito e qua e là segnali di separazione. C’è bisogno di unità e di ricomprendere tutti coloro che si continuano ad ispirare ai nostri valori ed alla nostra Storia. Però rimanendo dentro il Partito. Mi ricordo che quando in anni diversi (dopo la buriana del ‘93) si discuteva e litigava persino nel Ps extraparlamentare messi in minoranza da Gianni che voleva costruire la “federazione di centro” io ed altri compagni cominciavamo a meditare un abbandono. Da Hammamet mio padre Bettino rimproverava : “ siete andati in minoranza? Embé? Io con Nenni ci sono stato una vita. E mai mi è venuto in mente di abbandonare il Partito..”
Altri tempi. Lo so.
Bobo Craxi

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