Con qualche anno di ritardo rispetto alle sue aspettative, Riccardo Nencini, attuale presidente del consiglio regionale della Toscana, si appresta a prendere in mano le redini del partito erede del PSI, di cui sarà proclamato segretario al congresso che si svolgerà dal 20 al 22 giugno prossimi. E’ appoggiato da uno schieramento che rappresenta la maggior parte di ciò che resta dei socialisti presenti sul territorio: tra gli altri, da Bobo Craxi, Angius, Schietroma, Spini, De Michelis, Battilocchio, Ada Girolamini, Labellarte e dal ‘Gruppo dei 100 giovani’. Cercherà di sbarrargli la strada la eurodeputata Pia Locatelli, ma quasi certamente la disputa si risolverà in un accordo già in sede congressuale nel nome del sacro valore dell’unità in un momento tanto difficile.
Impossibile prevedere se sotto la sua direzione il PS potrà uscire dalla semiclandestinità cui lo ha relegato il rovescio elettorale: i piccoli partiti, ancorchè di gloriosa tradizione, devono affrontare difficoltà maggiori rispetto al passato perché il desiderio di annientare il pluralismo politico è fortemente appoggiato dal mondo economico, finanziario ed editoriale, desideroso di limitare all’indispensabile i propri interlocutori e consapevole di poter contare sull’interesse che hanno PDL e PD per lo stesso obbiettivo.
Nencini ha le qualità e la voglia di tentare l’impresa. Per la politica italiana è ancora sufficientemente giovane (48 anni). Non gli manca un ragguardevole cursus honorum: prima vice, poi segretario provinciale del PSI a cavallo tra gli anni ’80 e ’90; deputato nel ’92 ad appena 32 anni; parlamentare europeo dal ’94 al ’99, presidente del consiglio regionale della Toscana dal 2000. Tutti incarichi conquistati grazie alla sua tenacia e ad una singolare capacità di superare i rovesci. Quando venne sciolto il parlamento sotto i colpi dei magistrati nel 1994, a Nencini il PDS toscano sbarrò la strada per la riconferma facendogli pagare il rifiuto di affondare la giunta comunale di pentapartito di Firenze presieduta da Giorgio Morales. In quella occasione il PDS preferì fare eleggere in un collegio toscano Enrico Boselli che pure era emiliano. Qualche mese dopo, sorprendentemente, si rifece alle europee sopravanzando nella circoscrizione del centro Italia il capolista Enzo Bianco. Costretto a cedere il seggio, cinque anni dopo, a Claudio Martelli, strinse i denti per un anno per poi balzare sullo scranno di presidente del consiglio regionale. Oggi a favore di Nencini giova proprio questa sua posizione defilata e periferica, impostagli dai vertici romani dello SDI che, così come aveva fatto il PDS nel lontano ’94 gli ha sempre sbarrato la strada per il ritorno al parlamento nazionale.
Per rilanciare il PS Nencini si affiderà molto alla sua capacità manovriera e ad una iniziativa politica tesa da un lato a coinvolgere i movimenti e le associazioni dell’area laica, liberale e socialista, dall’altro ad instaurare un rapporto di alleanza non subalterna con il PD. C’è da attendersi da lui la proposta di patti federativi per dare vita a un partito di natura federale, aperto ad associazioni, circoli culturali, movimenti inseriti nella societa’ civile: se si tratterà di un tentativo serio, non come la Costituente frettolosamente ridottasi ad una zattera di reduci e naufraghi, sarà degno della massima attenzione. Così come il suo desiderio, nonostante lo squilibrio delle forze in campo, di alleanza competitiva con il PD. In questo Nencini ha buone credenziali da presentare. Quelle fornitegli dagli esponenti politici fiorentini e toscani dei quali ha raccolto l’eredità: Luigi Mariotti, Lelio Lagorio, Ottaviano Colzi e, per quanto riguarda la tradizione socialdemocratica, Antonio Cariglia. Tutti uomini politici che seppero conciliare, in tempi non lontanissimi, la necessità delle alleanze con i grandi partiti e l’orgoglio della propria autonomia.
P.
A RICCARDO NENCINI IL COMPITO DI RILANCIARE LA PRESENZA DEI SOCIALISTI (E DEI LAICI)
Sarà il prossimo segretario del PS. Si affiderà molto alla sua capacità manovriera e ad una iniziativa politica tesa da un lato a coinvolgere i movimenti e le associazioni dell’area laica, liberale e socialista, dall’altro ad instaurare un rapporto di alleanza non subalterna con il PD.

Caro Paris ,
ti faccio osservare che già altri (Bobo) hanno richiesto “diritto di tribuna” ….riconosco la differenza personale tra i due soggetti ,ma non vedo alcuna differenza nel ricreare “zattere ” per ex- . E tu stesso parli di “vecchi” ,cioè non trovi altra giustificazione che rivolgerti al passato .Sarà anche un rifiuto di accettare la morte ,ma io non intendo considerarmi “vecchio”,anche se lo sono.Non ho quindi le tue speranze ,respingo ogni richiamo al vecchio ,e spero in qualcosa di nuovo!
Tutti i “vecchi” socialisti che ancora sperano di rivedere l’antico e glorioso Partito rinascere dalle sue ceneri, si augurano che Nencini riesca nell’impresa titanica di ridare voce e presenza al socialismo. Non sarà facile. L’eventuale federazione con il PD è a rischio per l’egemononia, anche in virtù dei numeri, che quel Partito cercherà di imporre. Purtroppo è l’unica strada percorriobile.
Ma quanta tristezza. In questi giorni di celebrazioni del sessantesimo della Costituzione riflettevo sulla presenza di ben 115 socialisti nell’Assemlea Costituente mentre i comunisti erano 105.
Auguri Riccardo!