
Sul lavoro dipendente precario si fa sempre un gran parlare, come è giusto che sia in una Nazione che ha nell’ art. 1 l’ elemento fondante della sua costituzione: il lavoro .
Talvolta lo si fa a sproposito , rispolverando quello statuto dei lavoratori e proprio dagli eredi di coloro che tanto osteggiarono quella legge “ riformista “ e che tanto aiutò i lavoratori : i comunisti, ora post o non si sa che cosa.
Altre volte, per fortuna , si cerca invece di andare oltre e adattare le norme giuslavoriste al mondo che cambia e cambierà ancora .
Ne è stato un esempio la famosa “ legge Biagi “ , una normativa lungimirante e di modernizzazione la cui attuazione reale non è mai avvenuta del tutto .
Altre volte, invece , si omette di parlare di altre tipologie di lavoratori : quelli “ atipici “ o quelli “ autonomi “, specie se più giovani .
Spesso sottopagati, precari e sfruttati.
Recentemente l’ associazione dei giovani avvocati denuncia che i neo iscritti all’ ordine guadagnano fra i 700 e i 1.500 euro mensili.
Meglio non va agli architetti , che dopo cinque anni dalla laurea attestano il proprio reddito ad appena 1.188,00 euro mensili .
La lista potrebbe continuare e la situazione non pare migliorare neanche con la flat tax.
Le soluzioni ?
Una di sicuro successo, a favore di ogni professione e quindi anche di quelli più giovani , sarebbe l’introduzione del cosiddetto “ equo compenso “, che proprio in queste settimane è all’ esame del Senato e che dovrebbe reintrodurre quei minimi tariffari che la legge Bersani sciaguratamente aveva eliminato nel 2006 con la motivazione di tutelare i consumatori , che nel frattempo non lo sono stati.
Peccato che il disegno di legge in discussione riguardi solo la determinazione di compensi proporzionati nei confronti dei professionisti che lavorano con la pubblica amministrazione, banche , assicurazioni ed imprese con oltre 50 dipendenti e un fatturato di oltre 10 milioni .
Sarebbe forse il caso di estendere il provvedimento a tutti i tipi di committenti, così da ridare dignità al lavoro di ogni professionista che dopo l’ abolizione delle tariffe hanno visto sempre più diminuire i propri compensi in modo ingiustificato.
Francesco Carbini

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