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A proposito di “Costituente Liberale”

di Gim Cassano | 11 Giugno 2012

Opinione per nulla lusinghiera su un incontro organizzato a Milano da una tale “Costituente liberale”. 

Da alcuni amici, mi è arrivata notizia di un incontro organizzato a Milano da una tale “Costituente Liberale”, che intenderebbe  “rappresentare il motore di un processo di aggregazione delle forze liberali presenti, talvolta latenti, sia nella politica che nella società civile per dare loro adeguata visibilità e rappresentanza. L’appuntamento milanese rappresenta la prima tappa di un percorso aperto di approfondimento, confronto ed innovazione fra tutti coloro che si richiamano ai valori liberali”.

Dal momento che il sottoscritto si considera liberale , e tale è considerato da coloro che lo conoscono, esso si ritiene nel pieno diritto di esprimere la propria opinione su questa iniziativa; opinione per nulla lusinghiera.

Scorrendo il “panel” dei partecipanti e di coloro dei quali viene annunciata la presenza o l’intervento (mi risulta tra l’altro che alcuni di questi nomi siano stati inseriti ad insaputa degli stessi interessati: e difatti, andando a controllare sul sito, si scopre che sono circolate almeno tre versioni del “panel”, con nominativi non coincidenti e che vanno e vengono), si scopre che la cosiddetta “Costituente Liberale” dovrebbe prender corpo attorno a chi ha militato per lunghi anni, ed in qualche caso sino a non molti mesi fa, nelle file berlusconiane, rivestendovi ruoli ed assumendovisi responsabilità tutt’altro che marginali.

Ora, mi viene spontaneo chiedermi in nome di quali principii liberali molti di questi signori hanno, senza eccepire alcunché, appoggiato o votato le leggi “ad personam”, avallato la rapina “Alitalia” e lo scudo fiscale, affossato le timide liberalizzazioni proposte a suo tempo da Bersani, contribuito allo sfascio della scuola pubblica ed al sostegno (con oneri per lo Stato) di quella privata.

E in nome di quale concezione liberale dello Stato, si è continuato per anni a sostenere una parte politica che riteneva inutile il Parlamento, che faceva scempio della laicità dello Stato, che mandava a pezzi la coesione territoriale del Paese, che cercava di asservire stampa e media, e che ha trafficato in una continuata compravendita di parlamentari a seconda della bisogna?

E soprattutto, in nome di quale etica, non dico liberale, ma almeno decente, si è ritenuto di sostenere per anni un signore che ha scambiato sistematicamente il proprio tornaconto, i propri interessi ed i propri piaceri per ragion di Stato?

Ma a questo ha già dato autorevole risposta uno dei presunti “costituendi”, dalle pagine del “Corriere della Sera”, quando ai tempi del caso Ruby Rubacuori, in un fondo intitolato «L’immagine dell’Italia e la dignità delle istituzioni» ha scritto testualmente: «Una donna che sia consapevole di essere seduta sulla propria fortuna e ne faccia – diciamo così – partecipe chi può concretarla non è automaticamente una prostituta. Il mondo è pieno di ragazze che si concedono al professore per goderne l’indulgenza all’esame o al capo ufficio per fare carriera. Avere trasformato in prostitute le ragazze che frequentavano casa Berlusconi, non è stata (solo) un’operazione giudiziaria, bensì (anche) una violazione della dignità di donne la cui sola colpa era quella di aver fatto, eventualmente, uso del proprio corpo». Evidentemente, chi sostiene che il lavoro sia una merce, non può non sostenere che tale sia una qualsiasi parte del corpo umano.

Il che fa il pari con la risposta data dal suo ispiratore alla giovane senza lavoro che si lamentava della propria condizione: “Signorina, si trovi un fidanzato ricco”.

Tornando all’iniziativa, il suo significato politico sta nel cercare di far passare l’idea che l’iniziale ed entusiastica collocazione nella -o con la- destra berlusconiana sia stato un comportamento fisiologicamente naturale per i liberali, salvo poi distaccarsene (e comunque con colpevole ritardo), una volta che l’impero ebbe avviato il suo declino e che iniziò a divenir chiaro a cosa il berlusconismo ci stava portando.

Ne seguirebbe la conseguenza che i liberali italiani siano “quelli”: cioè coloro che, dopo la distruzione del “vecchio” PLI, hanno contribuito a legittimare la favola del berlusconismo come incubatore e diffusore di principii e contenuti “liberali”; con l’eventuale aggiunta di altri che, pur non avendo partecipato in prima persona e direttamente allo scempio berlusconiano, propendono oggi per un’innaturale convergenza di tutti i liberali, a prescindere dai comportamenti seguiti, omettendo nei fatti se non nelle parole ogni giudizio su questo ventennio, e consentendo che vi si stenda sopra un velo pietoso al fine di tentare l’ennesima operazione di riciclaggio della politica italiana.

Per fortuna, la realtà è ben diversa, e buona parte dei liberali italiani non è fatta da “quelli”.

Pubblicato in : Primo piano

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