Gli slogans mussoliniani che ottant’anni fa tappezzavano i muri d’Italia o venivano proclamati ai microfoni dell’EIAR sono singolarmente affini alle sbrigative espressioni comunicative dell’età berlusconiana.

Iniziando dalle figure dei loro capi, credo inutile il ricordare quante espressioni, battute, dichiarazioni , comportamenti, dell’uno e dell’altro, ne dimostrino i tratti comuni: cinismo; sbrigativa superficialità e pressapochismo; capacità istrionica e di mentire spudoratamente; noncuranza e fastidio nei confronti di regole, leggi, controlli; protagonismo di facciata e petulante aspirazione ad esser visti tra i grandi della Terra; revanchismo e disprezzo nei confronti delle culture politiche che li precedettero: rispettivamente, quelle che costruirono e svilupparono lo Stato Unitario, e quelle che produssero la Costituzione. E, per completare, persino l’ossessione sessista ed il disprezzo nei confronti delle donne. Ancora, gli slogans mussoliniani che ottant’anni fa tappezzavano i muri d’Italia o venivano proclamati ai microfoni dell’EIAR sono singolarmente affini alle sbrigative espressioni comunicative dell’età berlusconiana: non negli strumenti, ovviamente, ma nei contenuti e nelle forme del messaggio.
Quel che è più significativo è come, nel primo e nel secondo ventennio, si sia affermata una cultura nazional-popolare che ha la sua premessa nella solleticazione populista di istinti ed interessi piuttosto che della ragione. In entrambi i casi, concezioni lontanissime da quella storia civile che ha avuto origine con il nostro illuminismo, e che ha portato allo Stato Unitario e liberale prima, ed alla Costituzione della Repubblica poi, interrompendone il percorso e cercando di soffocare quel poco di pensiero critico liberale, socialista, democratico che, sia pur largamente minoritario, ha sempre segnato le migliori espressioni della società italiana, ne ha prodotto la modernizzazione, e ha saputo far sì che, anche nei periodi peggiori, il nostro isolamento non fosse totale. Come si fa a quest’ultimo proposito a dimenticare l’opera di Spinelli, dei Rosselli, di Toscanini, dei combattenti italiani in Spagna, di Sforza, e di tanti altri, espressioni delle più diverse concezioni politiche?
In entrambi i ventenni si è fatto leva sui caratteri di un ceto borghese che non è mai stato borghesia e non ha mai conosciuto Max Weber, opportunista, liberista o statalista a seconda delle convenienze, conformista, uso a concepire l’opportunismo per aver salva la “roba” e la confessione per aver salva l’anima (non si sa mai), tipico di un Paese che ha subito la Controriforma senza mai aver avuto la Riforma.
La concezione della società, lontanissima dal conflittualismo di una visione pienamente liberale e socialista, si è ispirata a concezioni organicistiche per le quali ognuno debba svolgere il suo ruolo ed ognuno debba stare al proprio posto, portando ad una società chiusa ed immobile: l’esatto opposto di quanto abbiamo letto in Popper. E difatti, l’apologo di Menenio Agrippa, pezzo forte delle scuole elementari dell’Italia fascista, precorre la concezione berlusconiana delle relazioni sociali.
La concezione dei diritti individuali, civili, sociali, risulta affine, così come l’uso strumentale, da parte dell’ateo Mussolini e del cinico Berlusconi, del moderatismo e del conservatorismo delle gerarchie vaticane. Persino la politica di immagine imperiale delle opere pubbliche fasciste precorre le “grandi opere” del cavaliere, ad iniziare dall’inutile ponte di Messina.
Nell’uno e nell’altro caso, queste impostazioni culturali, il velleitario delirio di potenza, il fastidio nei confronti delle demogiudoplutocrazie allora e dell’Europa oggi, hanno allontanato l’Italia dai Paesi a più matura civiltà democratica, inducendola ad avventurismi ed a più che equivoche frequentazioni in politica estera.
Nulla da stupirsi, quindi, se l’Italia berlusconiana, come quella fascista, sia stata vista da parte di quei Paesi ai quali noi dovremmo essere più vicini per tradizioni, storia, cultura, interessi politici ed economici, come un corpo estraneo potenzialmente pericoloso ed inaffidabile, e se Berlusconi, anche nei tratti personali, sia unanimemente ritenuto il peggior leader politico che l’Italia abbia mai espresso a partire dalla fine della seconda guerra mondiale.
E noi, adesso, non dobbiamo affatto stupirci del fatto che, nel corso della commemorazione della Shoah, il cavaliere abbia platealmente manifestato il suo disinteresse con il sonno, ed abbia successivamente parlato di “cose buone del fascismo”: ovviamente, secondo il suo punto di vista, che non è certo quello dell’Europa democratica e civile.

cari amici,
il duce fece tantissime cose buone x gli italiani e x l’italia
che ancor oggi usufruiamo.
in rete si trovano le 100 cose buone del fascismo e tra
queste troviamo:
i.n.p.s
mutua..adesso asl
i.a.c.p
asili nido
decreto del lavoro
sabato nn lavorativo
settimana di 40 ore
quindi..cari miei..se siete antifa non dovreste ne accettare
la pensione ne le cure della mutua.
sapete..io ho imparato a leggere la storia anche dalla
parte dei vinti.e ho scoperto grandi cose.
voi no..ma è piu comodo stare dalla parte dei vincitori.
berlusconi?
un altro leader indiscusso che se solo non avesse contro
un certo sistema avrebbe gia cambiato l italia..
in meglio ovviamente!
Caro Gim.
quando si vede la storia in modo strabico, non si può assolutamente predendere di avere la verità in tasca (e si diventa anche poco credibili).
Bene quindi: senza andare al “flagello di Dio”, non guardiamo solo all’oggi ed al ieri per paragoni che sono FUORI DI SENNO e che, come lib-lab, non ti si addicono, perché patrimonio esclusivo.di una parte politica che si è sempre accreditata falsamente (le foibe e gli eccidi post “liberazione” attestano!) come liberatrice dell’Italia e “difensora” della democrazia, quando guardava allo STATO GUIDA molto più di come i DC guardavano (con poca riconoscenza) agli USA DEL PIANO “MARSHALL”.
Purtroppo le nefandezze di quei regimi altrettanto criminali del nazismo – ideologia diversa del fascismo, che era marionetta OSTENTATAMENTE DA PARATA – che sono ancor oggi in vigore con milioni di “paria” nei LAOGAI, o la “felix” Cuba che vive sulle spalle dello sfruttamento sessuale.
Certo Il fascismo non fu il” bene supremo”, ma che diremmo della DC di SCELBA o i liberali di BAVA BECCARIS? O quanto la censura ha impedito lo sviluppo di ideali; del trattamento di TORTORA, o dell’estromissione di MINA per un figlio fuori dal matrimonio, o del COPPI della DAMA BIANCA?
Il fascismo fece mettere in ORBACE anche scienziati, o luminari, che accettarono felicemente PREBENDE, portando lustro all’Italia. Ne cito uno per tutti: GUGLIELMO MARCONI, ma ve ne sono a migliaia (Pareto ad esempio, ecc), più quelli (Montamelli Scalfaro e Scalfari, Napolitano, ecc) che si scoprirono ANTIFASCISTI, solo DOPO e che fecero dire a Prezzolini, mi pare che l’Italia abbia 100 milioni di abitanti: 50 fascisti e 50 antifascisti.
Guardiamo al passato per non ricadere negli errori e fiduciosi del futuro.
Ognuno faccia la sua campagna “propositiva” elettorale, cosa che per un vizio tutto” italico” non si fa. Lasciamo perdere i difetti del “nano malefico”, cercando invece di togliere quelli nostri secondo la famosa parabola “non guardare la pagliuzza nell’occhio dell’avversario, ma guarda la trave nell’occhio tuo”; bastano i media per gettare fango in quanti si propongono di governare l’Italia.
Di esempi “tanto peggio tanto meglio, ne abbiamo costantemente. Quello che più stride riguarda l’accoppiata D’alema/De Mita, con l’appoggio della “volpe mai finita in pellicceria”. Persone in malafede che utilizzando utili idioti (come di Pietro scomparso come la neve al sole) , ed attribuendo agli USA fantasioise intromissionI per distruiggere il GLORIOSO e MERITORIO PSI di CRAXI, che pur vi sono state, hanno portato questa finta nuova democrazia a fare le fortune di Silvio Bersusconi che, in un “paese normale” non avrebbe MAI avuto la possibilità di divenire, per anni partito di maggioranza (che ha però il merito di aver rovinato l’organizzazione fascista di Fini e Rauti), non avendo alternative più credibili di se stesso.
Una classe politica si forma su elaborazioni, su programmi, su realizzazioni, non su chiacchere, come invece questi “sottosviluppati” che “pettinano le bambole” sono abituati a profondere.
Ma si può credere che un uomo di 77 ANNI, anche poco in salute, possa far paura a 60 milioni di italiani? E’ ormai un po come il pene die quel signore che andando in Germania per farsi curare si senti sentenziare dal chirurgo: “ma che interfenire, interfenire, cuesto cade da solo”!
si legga Paolucci caro cassano. Che non ha cultura dozzinale.
TUTTO VERO E GIUSTO, PECCATO PERO’ CHE TANTE COSE VERE E GIUSTE POSSANO ESSERE ROVESCIATE COME UN CALZINO E PUNTO PER PUNTO CONTRO GLI ANTIBERLUSCONIANI. NON BASTA TROVARE UN NEMICO PER ESSERE INTELLIGENTI.