
I bombardamenti e poi le incursioni di terra dell’esercito israeliano hanno provocato la morte di 2300 persone, 724 sono bambini.
Ma questa è già notizia di ieri.
Si colpiscono anche le strade di fuga verso Sud, indicate alla popolazione civile dallo stesso esercito israeliano.
Le autorità internazionali parlano di una crisi umanitaria senza precedenti.
Qual’è il limite che si vorrà porre a questo massacro, fino a che punto la risposta di Israele potrà spingersi senza che ci sia una reazione internazionale?
Netanyahu, un leader screditato e ormai senza autorevolezza, dice che siamo solo agli inizi.
A pagare sono le vittime civili, i bambini prima di tutto.
Efferatezze in questi decenni di conflitto tra palestinesi e israeliani ne sono state compiute molte e la ferocia ha dominato incessantemente la scena.
Alla base di tanto orrore c’è una questione politica; come far convivere due popoli nella stessa regione, come consentire la nascita di uno Stato palestinese e allo stesso tempo garantire la sicurezza dello Stato di Israele?
L’Europa, gli Stati Uniti, l’ONU e le altre nazioni del mondo devono assumersi le proprie responsabilità e adoperarsi per raggiungere la pace e costruire un compromesso accettabile.
Questo massacro di innocenti deve cessare quanto prima per fermare la spirale di odio che genererà altri conflitti e stragi.
Non possiamo adattarci supinamente all’idea che la guerra sia una condizione ineluttabile, una necessità della stessa vita umana.
Essa è frutto dell’azione e delle scelte degli uomini e come tale può essere evitata, fermata, e prevenuta fino al punto da eradicarla dalla nostra vita.
Ma non ci può essere pace senza giustizia.
E avere rimosso in questi decenni la questione palestinese è stata un tragico errore che non può e non deve essere ripetuto.
Enrico Rossi

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