
Un evento drammatico e due frasi, in questo Natale, mi hanno colpito. Tre scene che ci parlano di quanto valga quanto vale una vita umana quando entrano in gioco i meccanismi del potere, del mercato e della guerra.
Prima di tutto, la morte di 116 migranti in un altro naufragio nel Mediterraneo centrale.
Un’imbarcazione carica di migranti partita dalle coste della Libia (da Zuwara) avrebbe naufragato nel Mediterraneo centrale poche ore dopo la partenza.
È un’altra grande tragedia della migrazione.
La notizia degli annegamenti ormai non apre più i telegiornali. Ci siamo abituati. Non si è più capaci di indignarsi e ancor meno di ribellarsi.
Eppure Alarm Phone sostiene di aver allertato anche che la Guardia Costiera italiana che avrebbe confermato la ricezione della mail.
Insomma ci sarebbe stato un mancato intervento.
Un tg pubblico ieri riferiva che si calcola siano mille quest’anno i migranti morti annegati.
Stupisce l’indifferenza del cosiddetto Occidente di fronte al calore della vita dei migranti.
La scelta politica è chiara: lasciarli morire in mare e voltarsi dall’altra parte.
È qualcosa che fa inorridire e fa pensare ad una forma moderna di nazismo, tanto è il livello di disumanizzazione, di banalità del male.
Papa Leone XIV nel suo discorso della notte di Natale ha criticato un modello economico che “riduce l’uomo a merce” e che marginalizza i più fragili.
È una frase che mi ha colpito perché somiglia ad un certo lessico di Marx. Per il grande filosofo tedesco, nel capitalismo le persone e il lavoro finiscono trattati come cose, merci: è il tema della mercificazione. Dire che “l’uomo è ridotto a merce” va chiaramente in quella direzione.
La differenza di fondo è che per Marx è soprattutto un’analisi dei rapporti sociali di produzione (strutture economiche, sfruttamento, plusvalore), mentre per il Papa è prevalentemente un giudizio etico e antropologico che riguarda la dignità della persona, il limite morale del mercato, il primato dell’umano sul profitto.
Ma c’è un punto di incontro: la critica a un’economia che distrugge la vita umana è un terreno comune tra la grande cultura del cristianesimo sociale e il pensiero marxista. C’è una convergenza di diagnosi, con basi teoriche diverse.
La Russia dice che sarebbe pronta a mettere “nero su bianco” un patto di non aggressione reciproca con NATO e Unione europea, in forma giuridicamente vincolante.
Un “patto” del genere, per essere credibile, dovrebbe avere meccanismi di verifica, definizioni chiare e conseguenze. Altrimenti resta una mossa politica/negoziale.
Però, mi chiedo, se qualche leader del cosiddetto mondo Occidentale, della UE, non dovrebbe “andare a vedere” se Mosca fa sul serio oppure no.
Se si, cadrebbero immediatamente tutte le ragioni che sono state addotte per la corsa al riarmo da parte delle élite politiche europee.
Per questo, nessuno, almeno per ora, risponde alla proposta avanzata da Mosca.
Sembra invece che si preferisca allinearsi alla maledizione di Zelensky, che si augura la morte di Putin, senza mettere nel conto che dopo di lui potrebbe arrivare uno “zar persino peggiore, come, ad esempio, quel Medvedev che continua a essere una figura di spicco del regime e che, più volte, ha fatto riferimento all’uso del nucleare in caso di conflitto con la UE.
Enrico Rossi

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