In Italia si vota sempre, non c’ è mai sosta per le urne. E’ appena passata la buriana della tornata elettorale in Emilia Romagna ed in Calabria, che a fine marzo è stato indetto il referendum sul taglio dei parlamentari. Però la partita grossa si giocherà nella tarda primavera quando saranno chiamati al voto i cittadini di sei regioni e di centinaia di comuni. Prima di allora non succederà nulla. Schermaglie, sceneggiate e niente di più. Anche sulla prescrizione si troverà un orribile pateracchio. La paura regna sovrana. Centinaia di grillini tra deputati, senatori, portaborse ed ammennicoli vari non hanno nessuna intenzione di perdere lo stipendio e rimanere disoccupati. Ed allora tengono botta. Disposti ad accettare tutto. Se i sondaggi rimarranno quelli attuali, il PD supererà il 20 per cento, mentre il M5s crollerà. A quel punto sarà inevitabile che Zingaretti alzi il tiro e pretenda di guidare il governo e di aumentare il numero di ministri. Il candidato pronto a subentrare a Conte è il sempre verde ex democristiano Franceschini. Questo è lo scenario che si sta preparando. Il tavolo già imbandito potrebbe saltare solamente di fronte ad un cappotto elettorale del centrodestra. A quel punto Mattarella non potrebbe non sciogliere le Camere. Ma ad oggi sembra improbabile. L ‘ incognita vera è però rappresentata da una grave crisi economica determinata dal corona virus che porterebbe ad un estremo impoverimento con possibili violenti scontri sociali. Ma per adesso Sanremo è stato come Bartali: ha raffreddato i bollori.
Roberto Caputo

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