
Dal coraggioso popolo iraniano giunge una lezione morale alle oscene piazze occidentali che appoggiano i neonazisti di Hamas.
Nonostante il regime li inciti non solo non si registra, in terra di Persia, nessuna manifestazione a sostegno dei tagliagole.
Ma il minuto di silenzio in loro onore, imposto allo stadio di Teheran durante una partita di cartello, è stato subissato dai fischi.
E gli zelanti commessi di regime che distribuivano le bandiere di Hamas sono stati sistematicamente invitati a mettersele in un certo posto.
Diversamente dai cazzoni (ignoranti e vigliacchi) che, al calduccio della nostra democrazia, sostengono la distruzione dello stato di Israele, gli iraniani sanno bene cosa significhi vivere sotto una teocrazia.
E senza Israele quell’area diventerebbe nient’altro che un Afganistan in piccolo, con donne sottomesse, omosessuali impiccati, musica vietata, dissenso represso nel sangue.
Come si fa a non capirlo? Come si fa a dirsi di sinistra, quella dei diritti per tutti, e schierarsi con chi nega con la violenza i diritti più elementari? Poi, magari, si indignano se non passa il ddl Zan (uno che a Gaza avrebbe già il cappio al collo o sarebbe già volato da un grattacielo).
L’antisemitismo, che ha radici millenarie, si ripropone, qui da noi, sotto le vesti dell’odio per il modello occidentale.
Questi mentecatti lo capiscono che è un odio verso se stessi, un segare il ramo dove stanno comodamente seduti e possono fare e dire quel che pare loro solo perchè beneficiano delle libertà che i loro beniamini in kefiah vogliono distruggere, estirpare dal creato?
La domanda, ahimè, è retorica.
Ugualmente a quella se preferirebbero vivere sotto la sharia.
Feccia sociale, questo sono.
Stefano Pillitteri

I militanti di HAMAS non possono essere definiti neonazisti, semmai boldriniani visto che la signora Boldrina ama ricevere, con tutti i riguardi loro dovuti, dirigenti di HAMAS e sicuramente hanno dalla loro parte centri sociali e organizzazioni varie di sinistra che neonazisti non mi sembrano neppure essi.
Analisi (quasi senza pietà) delle plurime illusioni di verità giovanili con scarsa conoscenza degli eventi che hanno prodotto le “cose” contro le quali manifestano. Ma i Giovani non hanno torto, siccome non è stato loro insegnato che l’antica questione non può risolversi con i tracimanti “Si, però” in luogo dei “con e con” senza mettere in mezzo il Trascendentale theós.