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A Diego mio fratello, a Diego Maradona, rivoluzionario latinoamericano e napoletano

Piango l’uomo prima del calciatore. Sei morto un 25 novembre, lo stesso giorno di Fidel Castro, tuo amico e compagno vero, non di un giorno.

di Gennaro Carotenuto | 25 Novembre 2020

Piango l’uomo prima del calciatore. Sei morto un 25 novembre, lo stesso giorno di Fidel Castro, tuo amico e compagno vero, non di un giorno. Rivoluzionario latinoamericano tu e lui, la Storia vi ha già assolto. Diego villero, Diego fattosi uomo in una Villa Miseria, Diego che poteva essere quello che è solo a Napoli. Diego nostro. Diego che non si è fatto napoletano, lo era. Diego Sud, Diego tutti i Sud del mondo. Diego il Ribelle contro il potere, fosse Blatter o Bush o tutti i Nord del mondo. Diego il grande uomo, gran-de uo-mo, che viene dal basso che più in basso non si può, per farsi D10S, il più grande di tutti.

Quanti insegnamenti ho ricevuto da te, Diego Maradona. L’uomo che cade e si rialza, nella sua grandezza e nelle sue fragilità. L’uomo che sa di essere grande e fragile. L’uomo che quando sbaglia, sbaglia contro se stesso e paga in prima persona. L’uomo che non abbassa la testa, l’uomo con la schiena dritta, che in quello Stadio Olimpico che ribolliva d’odio (irrisolvibile, irredimibile, imperdonabile) fischiando l’inno argentino, elevò in mondovisione il suo limpido, legittimo, a testa alta: “hijos de puta”. Sette anni sei stato il più odiato dagli italiani, in quanto napoletano. Se perdi in quanto Sud, ti malsopportano. Ma se vinci, morti d’invidia, non te lo perdonano. Ti sarebbe bastato tradire la città, ma tu non hai tradito. Perciò ti odiavano. Perciò ti amiamo.

Odiavano quel tuo corpo massacrato perché non potevano averlo. Odiavano quel corpo biopolitico, come quello del Che Guevara tatuato sul tuo braccio, massacrato di calci maligni e di infiltrazioni velenose, quel tuo corpo castigato dalle droghe, dall’alcool e dal cibo. Da qualche parte dovevi pur sfogare tanta grandezza. Quel corpo è quello dell’umanità come siamo, non quella borghesuccia, perbenista e ipocrita che ti disprezzava. In troppi oggi s’intesteranno la tua memoria, ma solo due nazioni possono rivendicarti come figlio: la nazione argentina e quella napoletana.

Solo chi è un analfabeta della cultura popolare di tutto questo pianeta può pensare che tu sia stato solo un calciatore. Sei stato la coscienza popolare dell’umanità ferita di tutti i Sud del mondo, che balbetta, zoppica, desidera, cade, ma non abbassa la testa. Sei stato l’unico nella Storia a vincere una guerra con due gol, in Messico, con la mano di D10S e il gol del siglo, entrambi necessari a ricacciare in gola tutta la boria e tutto il disprezzo dell’impero britannico, il Nord contro il Sud. Come cantano i Calle 13, Latinoamerica è “Maradona contra Inglaterra anotándote dos goles”. A Sud, con il tuo sinistro. Solo Sud, di sinistra. Eri Sud, solo Sud, Diego, fratello mio.

A Juan Da Silva, mi hermano, a Salvatore Pisano, mio fratello,
estén donde estén, hoy brinden con el Diego de la gente

Gennaro Carotenuto

Pubblicato su: http://www.gennarocarotenuto.it/28724-a-diego-mio-fratello-a-diego-maradona-rivoluzionario-latinoamericano-e-napoletano/

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, bush, disprezzo, figlio, la nazione, mondo, napoli, nazione

Info Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto (PhD Valencia U.) è professore e ricercatore in Storia Contemporanea presso l’Università di Macerata. È stato fellow teacher presso l’Università Bocconi di Milano e research fellow presso l’Institut des hautes études d’Amérique latine dell’Università Sorbonne Nouvelle oltre che professore invitato presso università di Argentina, Cile, Uruguay, Venezuela, Tunisia.

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