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A chi giova veramente un governo istituzionale fondato sull’asse PD-5Stelle?

Matteo Renzi contro Nicola Zingaretti, Roberto Fico (e forse Di Battista) contro il leader grillino Luigi Di Maio ed il nordista Gianfranco Giorgetti contro un “suonato” ma non vinto Matteo Salvini.

di Daniele Marchetti | 26 Agosto 2019

Con il dipanarsi della crisi di governo le nebbie si diradano ed appare sempre più chiaro come alle spalle della disputa sul ritorno alle urne o sull’esecutivo istituzionale vi siano altre partite ben più succulente e decisive.

Oltre ad aprire i giochi per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica (trofeo a cui -sui vari fronti- molti ambiscono ed un governo amico certo non guasterebbe), la crisi politica ufficialmente aperta con le dimissioni del Premier Giuseppe Conte, ha accelerato in maniera dirompente la resa dei conti all’interno dei partiti. Matteo Renzi contro Nicola Zingaretti, Roberto Fico (e forse Di Battista) contro il leader grillino Luigi Di Maio (tenuto -al momento- a galla dal forte legame con lo stesso Conte) ed il nordista Gianfranco Giorgetti contro un “suonato” ma non vinto Matteo Salvini.

Una resa dei conti che oltre a rendere difficili le trattative per il nuovo esecutivo apre ad una nuova mappa geopolitica: il fronte del voto con Salvini, Meloni, Toti e, sul versante opposto, Zingaretti. Il fronte di una trattativa aperta e senza dogmi o patti precostituiti con Di Maio, Giorgetti, Franceschini. Ed il fronte di un “nuovo governo ad ogni costo” con interlocutori primari Renzi, Fico e Letta senior supportato da un folto gruppo di parlamentari azzurri disponibili persino ad uscire da Forza Italia per dare vita a gruppi di “responsabili”.

Ma se ogni disputa ha proprie specifiche peculiarità tutte -in potenza- hanno la forza di incidere pesantemente sull’intero panorama politico. 

Così, se il Presidente della Camera Roberto Fico controllando solo una minima parte dei parlamentari 5 Stelle, per ambire alla leadership del Movimento o, più specificamente, ad un ruolo di premiership nel nuovo Governo, può solo sperare in un veto e quindi in una clamorosa esclusione di Luigi Di Maio e del suo dante causa Giuseppe Conte da un nuovo Esecutivo (esclusione che sancirebbe la sconfitta interna dell’attuale Ministro dello Sviluppo Economico e il suo defenestramento da capo pentastellato), la partita che si sta giocando nella Lega tra Giorgetti e Salvini è una disputa di visione oltre che di potere: “Lega del nord” contro “Lega Italiana”. 

Una distinzione vitale per il Movimento grillino fortemente radicato al sud per il quale una Lega confinata a nord rappresenterebbe il miglior partner di governo per un “Conte Bis”.

Ecco perchè i contatti con Giorgetti non si sono mai interrotti.

Del resto Giorgetti, oltre ad essersi dimostrato più affidabile, serio e istituzionalmente avveduto di Salvini, rappresenterebbe forse l’ultima ancora di salvezza per un Di Maio chiaramente in difficoltà.

Ma se un “Conte Bis” mediato da Giorgetti potrebbe significare la sopravvivenza politica per Di Maio (con la salvezza della leadership e forse anche della poltrona), sul versante opposto, un Governo istituzionale (di lunga o breve durata, con ampia base parlamentare o semplicemente formato da PD e 5Stelle non importa) sarebbe una panacea per l’altro Matteo.

Per Renzi si è aperto uno spiraglio di rivincita che non mollerà facilmente e che potranno chiudere appunto solo Di Maio e Giorgetti.

Il Senatore di Scandicci sa di avere l’asso nella manica! 

Se infatti il Capo dello Stato, ritenuto da molti assai refrattario ad un ritorno alle urne, dovesse chiamare alla responsabilità nazionale, Zingaretti sarebbe costretto a chinare la testa e Renzi, forte anche dei numeri parlamentari all’interno dei Gruppi Dem, risulterebbe -chiaramente- il vincitore essendo stato il primo sponsor di una intesa di ampio respiro.

In fondo -e questo è sempre bene ricordarlo- Renzi, assai debole nell’elettorato, ha un’unica possibilità per riprendersi il PD quella di “fiduciare” di fatto il segretario attraverso “la gestione” dei Gruppi parlamentari che -in un batter d’occhio- dall’angusta e scomoda posizione di opposizione potrebbero ritrovarsi di nuovo al timone del Paese.

Un balzo (in termini politici ma anche di poltrone) che solo Renzi, con i suoi voti parlamentari, adesso è in grado di assicurare, a molti…..

Decisamente una bella rogna per Zingaretti.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, capo dello stato, conti, crisi, crisi di governo, dante, dimissioni, franceschini, governo, italia, leadership, lega, matteo renzi, meloni, movimento, nuovo governo, opposizione, pd, presidente della camera, presidente della repubblica, renzi, repubblica, senatore, sviluppo

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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