
La scomparsa di Berlusconi si presta a un numero infinito di luoghi comuni.
“Si chiude un’era”, “larger than life”, “protagonista della storia recente.”, “ha cambiato i nostri costumi”, “un pezzo della nostra vita se ne va”..
Ed effettivamente sono tutti veri.
Un personaggio talmente complesso e grande (nel vero senso della parola) che i posteri avranno un bel da fare per scrutinare “l’ardua sentenza”.
Personalmente non me la sento di impancarmici ora.
Non è il momento. E, comunque, si tratta di un cimento davvero complicato
Ho diversi ricordi di lui.
Alcuni precedenti alla “discesa in campo”.
Ad esempio una cena di tantissimi anni fa in un ristorante/pizzeria di fronte all’allora casa di mio zio Bettino, in via Foppa.
Si celebrava una ricorrenza familiare. E c’erano le famiglie Craxi/Pillitteri al completo.
A un certo punto il Cavaliere si alzò, chiese attenzione e… fece un discorso.
Per come ero allora (cultore assoluto dell'”understatement”) mi parve cosa assolutamente bizzarra.
Comunque mai vista nei nostri convivi familiari.
Infatti tutti ci lanciammo uno sguardo tra il perplesso e il divertito.
Rientrando in auto se ne parlò. E non ricordo se mia madre o mio padre commentò “lui è fatto così, vuole sempre essere protagonista”.
Ma il tono non implicava alcun tipo di rimprovero, era autenticamente affettuoso.
Ecco, a distanza di quasi 40 anni da quella cena non si può dire che non ci sia riuscito.
Anzi, ha tracciato nella storia italiana una parabola unica e irripetibile.
Per almeno 20 anni un protagonismo letteralmente totale e totalizzante.
Gli ultimi anni li ho trovati, devo dire, assai mesti.
E, purtroppo, non all’altezza di un profilo della sua levatura.
Preferisco non ricordarli.
Di certo, ancor più che per l’esperienza politica che ho potuto maturare grazie alla sua “creatura” in anni che furono davvero stimolanti, mai verrà meno la mia riconoscenza per avere impedito il perfezionarsi del colpo di stato del 92/93.
La notte del 28 marzo del 94 la passai a ridere a crepapelle (per ore) davanti alla piccola tv che avevo in camera.
Erano risate di gioia.
Si era inverato il più incredibile e intenso sollievo mai provato in vita mia.
Avevo ancora 26 anni. E sul groppone mi pareva di averne 100.
In un certo senso mi restituì un pochino di una giovinezza che, comunque, era andata definitivamente perduta nell’arco di meno di due anni.
Addio. E grazie.
Stefano Pillitteri

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