Dunque è accaduto davvero, lo strappo alla fine c’è stato, la Binetti si è ripresa il suo cilicio e se ne è andata dal Pd sbattendo la porta ma non dimenticandosi di portar via il suo seggio da senatrice, chè i principi sono una bella cosa, la fede non si può tradire, ma la poltrona migliora la vita e le prebende ancor di più. Stabilito che sulle cose serie non si scherza, è lecito e doveroso rendere però giustizia a questa povera anima indifesa, vittima a suo tempo di uno scherzo di pessimo gusto di quel giocherellone di Rutelli che, in un momento di strepitoso buonumore dopo il quotidiano dialogo con lo specchio – chi è il più bello guaglione del reame?! – convinse la dottoressa Binetti che Pd era l’acronimo del nascente Partito Democristiano, anzi, siccome i lavori erano ancora in corso, c’era in ballottaggio la seria possibilità che il nome definitivo diventasse Partito Divino, grazie all’interessamento dei missionari africani che, pur di tenere Veltroni lontano da loro e sventare il pericolo del suo paventato ritiro in Africa, avevano interceduto presso le alte sfere vaticane per la concessione del nome senza trattino – di-vino avrebbe in effetti potuto ingenerare qualche increscioso e goliardico equivoco. Fu così che la Binetti si convinse di aver trovato la sua strada e la sua giusta collocazione politica, una via di mezzo fra l’Acli e l’Azione cattolica, dove poter trasferire tutto il portato della sua sapienza medica, della sua tolleranza e soprattutto della sua rispettosa considerazione delle minoranze, che espose mirabilmente nel corso di una trasmissione televisiva definendo gli omosessuali “deviati” e “malati”, guadagnandosi così l’entrata nel Pantheon dei fondamentalisti di ogni razza, specie e natura che, come è noto, è molto più vasto dell’arco costituzionale e molto più profondo della Fossa delle Marianne, per questo accoglie tanta parte del genere umano dedita a bischerrime mistificazioni che ancora qualcuno riesce a spacciare per vere.
Ma la vita, si sa, riserva molte sorprese, e ben presto la dottoressa dovette rendersi conto che Rutelli le aveva tirato davvero un brutto scherzo; il nome del partito divenne Democratico, e già qui bisognerebbe andarci piano, chè non si può mica fare di ogni erba un fascio, la democrazia non è cosa per tutti, si rischia di trovarsi fianco a fianco con atei, laici, agnostici, razionalisti e persino, orrore, sostenitori dei diritti civili per tutti – ora, non che il Pd abbia dato grandi prove in questo senso, però è chiaro che se ti becchi un Vendola nei denti, eletto a furor di popolo dopo che lo hai definito malato e deviato, è evidente che qualche problema di identità – non sessuale – c’è, e che la truppa si è ammutinata da un pezzo. Scansata la mina vagante costituita da Ignazio Marino, uno che addirittura osava proporre il testamento biologico partendo dal presupposto eretico che la vita ci appartenga e sia nostro diritto decidere cosa farne, le preghiere della senatrice sembravano essere andate a buon fine con l’elezione di Bersani che dispone del fisico e dell’eloquio del classico pievano della Bassa, tutto culatello e bonomia, un Don Abbondio del terzo millennio desideroso di compiacere ed uso ad obbedir tacendo, come i gesuiti, “perinde ac cadaver”. Ma poi, vedi tu, Rutelli il buontempone si dà alla fuga e si getta tra le braccia del bello guaglione rivale, Casini, legittimando di colpo una coppia di fatto che scavalca persino il progetto dei Dico e si attesta direttamente sulla linea salda della navigazione a vista – altrimenti detta politica dei due forni, o tre, o quattro, abbiamo perso il conto – mentre avanza minacciosa l’ombra della peccatrice Bonino, per niente pentita e del tutto renitente, che all’altolà fermo e coraggioso della senatrice Binetti che le ricorda i suoi innumerevoli peccaminosi trascorsi, risponde sarcastica: “Noi radicali ai cattolici dobbiamo molto, è grazie ai loro voti che abbiamo vinto i referendum sul divorzio e sull’aborto”. E qui la senatrice ha perso la pazienza, perché tutto si può tollerare con spirito cristiano, ma giammai il sentirsi dire la verità, esercizio pericoloso e fortemente scoraggiato da chiunque abbia un po’ di sano buon senso imparato in sacrestia. Dunque, il divorzio – ahimè anche i migliori alfine lo praticano – è inevitabile, la senatrice si rifugia tra le braccia di Casini, che di questi tempi acchiappa più dei tronisti della De Filippi, e dichiara finalmente la sua missione: ricostruire la Democrazia Cristiana. Se invece del cilicio vestisse un cappello nero, la Binetti potrebbe sembrare John Belushi nei Blues Brothers: “sono in missione per conto di Dio” diceva il ragazzaccio…bè, anche lei. Però non sappiamo ancora se Dio è d’accordo, noi qualche dubbio – assolutamente laico – lo avremmo…
ChiBo

Maria Rita: ebbene, sì, lo confesso, anch’io vedo la Binetti come la Pinguina…sarà grave?!
Divertente e la tua ironia, sempre intelligente, solleva lo spirito. Concordo sull’analisi ma dissento su una cosa sola, vedo la Binetti più come la “pinguina” che non come Belushi, anche se una mezza speranza di poter essere prima o poi chiamata in missione “per conto di Dio” insieme al compagno Veltroni, credo che l’abbia. Che Dio o chi per lui ci salvi da cotanta sciagura.
Federico: sì, è inciampato per puro caso nella Bonino e cadnedo ha travolto la Binetti…
Vedi Chiara che almeno una cosa giusta l’ha fatta Bersani…
potrei mai…. :) ?
Claudio, colgo un vago senso di compiacimento per la dipartita della senatrice…appena appena…
Negramaro feat Modugno:
Credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardando l’acqua scura
con la dannata voglia
di fare un tuffo giù uh
D’un tratto
qualcuno alle mie spalle
forse un angelo
vestito da passante
mi portò via dicendomi
Così…
Meraviglioso
[…]