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Gaetano Pecora “Socialismo come libertà”

di Bepi La Medica | 16 Settembre 2012

Donzelli editore,Roma 2012

“PAZZO MALINCONICO”

Gaetano Pecora, storico di dottrine politiche e fondatore della fondazione  Rossi-Salvemini, in questo studio si chiede se Salvemini fosse stato sempre  socialista. La sua risposta è positiva però lo ritiene “un socialista un po’  particolare (come molti, del resto, di quella generazione): antico e moderno  insieme. Un socialista percorso da sensibilità moderna e un moderno che aveva  ancora attivo il ricordo dell’antico. Questo fu Salvemini. Noi non sappiamo se  il moderno fosse più grande dell’antico. Certo ce lo sentiamo più vicino”. Per questo intitola il suo libro “socialismo come libertà”. Il socialismo, infatti, ha avuto difficoltà con il valore “libertà”. Per  realizzare la “giustizia sostanziale” ha sacrificato completamente la libertà  (e la giustizia sociale e formale) nei regimi social-comunisti, mentre in altri  ha dovuto essere corrotto dal sistema economico capitalistico se ha voluto  coniugarsi con un certo tasso di libertà. (L’economista e politico liberale,  Luigi Einaudi, amico e sodale di Salvemini, propose la teoria del “punto  critico” per verificare la compatibilità con la democrazia liberale dello stato  interventista previsto dalle idee socialiste. Superato quel punto critico,  secondo Einaudi, non ci si troverebbe di fronte ad una democrazia liberale, che  è l’unico sistema politico, sinora inventato, che rende compatibile la  giustizia con la libertà.) La frase di Gaetano Salvemini che mi è rimasta scolpita in modo indelebile è  la seguente: “Fondamentalmente la libertà è il diritto dei cittadini di  dissentire”. Da liberale non potevo che tenerla sempre a mente, usandola come  misura del livello di liberalismo esistente nelle istituzioni e nella società.  Quella frase ha un corollario che tengo annotato su di un altro libro di  Gaetano Pecora, o meglio su di un’antologia su scritti del secolo scorso sulla  libertà (La libertà dei moderni, Dunod – Masson Spa Milano 1997). Il corollario  è il seguente: il dissenso deve essere conosciuto per permettere ai cittadini  il diritto di dissentire: perciò l’informazione è il pane della democrazia. Conseguentemente per stabilire che ci si trova di fronte ad una democrazia  liberale è importante verificare il grado di libertà che l’informazione gode.  Quanto più ampia è la libertà di informazione è tanto più probabile essere di  fronte ad una democrazia liberale. Ovvio che un sistema totalitario, ove tutto  dipende dal potere centrale, non permette la libertà di informazione, quindi è  agli antipodi di una democrazia liberale. Perciò ho sempre ritenuto Gaetano Salvemini democratico e liberale. Salvemini si trovò sempre a disagio nel catalogarsi. Un tempo fu un militante  socialista ma la rottura, avvenuta nel 1911, non fu mai ricomposta. Alla vigilia delle elezioni politiche del 1953, su ”Il Mondo” scrisse: “Noi  siamo una mezza dozzina di pazzi malinconici, ultimi eredi, di una stirpe  illustre che si va rapidamente estinguendo; massi erratici abbandonati nella  pianura da un ghiacciaio che si è ritirato sulle alte montagne. E’ il  ghiacciaio che si chiama liberalismo, democrazia, socialismo…Il liberale di  allora rispettava la libertà altrui e rivendicava la propria…Era  anticlericale…Era individualista. Motivo per cui ci denomineremmo volentieri  liberali. Ci denomineremmo anche democratici dato che la libertà …intendiamo  estenderla agli uomini e alle donne di tutte le classi sociali…Ci chiameremmo  socialisti o socialdemocratici dato che ameremmo lavorare alla costruzione di  un assetto sociale nel quale i diritti di libertà siano integrati da un minimo  di benessere e di sicurezza per tutti…Ci denomineremmo anche repubblicani, ma  …i repubblicani hanno avuto in Italia in non più che cinque anni, l’abilità di  discreditarsi. Dichiariamoci dunque niente altro che pazzi malinconici, e chi  vuol capire capisca, e chi non vuol capire passi via.” In una lettera ad una amica torinese così si confidava: “Nel 1947, quando  tornai dall’America dopo 22 anni di assenza, mi misi a conversare con una donna  di servizio, intelligentissima e squisitamente buona. Lei mi disse che era  stata sempre socialista e aveva sessant’anni. Le domandai: ‘Perché sei stata  sempre socialista?’. Mi rispose: ‘Perché penso che ci deve essere un po’ di  bene per tutti’. Questo, cara amica, è il socialismo”. Concludendo, Salvemini ha conciliato il socialismo con la democrazia e il  liberalismo in quanto i problemi umani devono trovare soluzioni concrete per  ottenere ”un po’ di bene per tutti”, ossia giustizia e libertà.

INDICE: Introduzione – I. Una eredità contrastata – II. Sulla democrazia (e dintorni) – III. La storia lunga – Note – Indice dei nomi

Pubblicato in : Invito alla lettura

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