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L’America che si corregge e l’Europa chiamata a crescere

La democrazia americana ha dato, ancora una volta, prova della sua straordinaria vitalità. Nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2026 milioni di cittadini hanno affollato i seggi, giudicato due anni di governo e scelto, con calma e fermezza, di riequilibrare i poteri della Repubblica. È la conferma più eloquente dell’intuizione di Madison, secondo cui la libertà si custodisce facendo sì che l’ambizione contrasti l’ambizione: gli elettori hanno restituito al Congresso la sua forza, consegnando ai democratici entrambe le Camere in quella che l’Associated Press ha definito una “decisa sconfessione del governo repubblicano a Washington”.

di Gianni Lattanzio · 7 Novembre 2026

La democrazia americana ha dato, ancora una volta, prova della sua straordinaria vitalità. Nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2026 milioni di cittadini hanno affollato i seggi, giudicato due anni di governo e scelto, con calma e fermezza, di riequilibrare i poteri della Repubblica. È la conferma più eloquente dell’intuizione di Madison, secondo cui la libertà si custodisce facendo sì che l’ambizione contrasti l’ambizione: gli elettori hanno restituito al Congresso la sua forza, consegnando ai democratici entrambe le Camere in quella che l’Associated Press ha definito una “decisa sconfessione del governo repubblicano a Washington”. Al Senato sono stati conquistati sette seggi, dall’Iowa al Maine, dalle due Caroline al Texas, secondo NBC News; alla Camera la stessa rete assegna già 231 seggi ai democratici, con un guadagno netto di 29, e ne proietta almeno 258, mentre il New York Times parla della maggioranza più ampia dal 2008 e nel voto popolare il distacco supera gli undici punti, secondo YouTrend. E la partita resta aperta, con un’intensità che onora la democrazia. In Mississippi Scott Colom precede Cindy Hyde-Smith di appena 43 voti, riferisce NPR, e lo Stato ha cinque giorni lavorativi per esaminare le schede provvisorie: la prova tangibile che ogni singola scheda conta. In Alaska, dove la notte aveva visto il sorpasso del senatore uscente Dan Sullivan, Mary Peltola è tornata in testa con il 48,2 per cento contro il 47,9, con oltre il 94 per cento dei voti scrutinati secondo l’Associated Press.
Più dei numeri, colpisce la geografia del cambiamento. In Texas James Talarico è diventato il primo senatore democratico dello Stato in trentotto anni e il governatore Greg Abbott è stato superato, osserva Reuters; in Kansas i democratici hanno riconquistato un seggio che non vincevano dal 1932, ricorda l’Associated Press. Quando un partito vince nel cuore del territorio avversario, il messaggio diventa concreto: gli americani chiedono un governo attento alla vita quotidiana. Due elettori su tre, secondo un sondaggio citato da Euronews, ritengono che i dazi abbiano danneggiato l’economia, e hanno scelto di dirlo nel modo più nobile, con il voto. Anche il tentativo di ridisegnare i collegi in diversi Stati, rileva Reuters, non è riuscito a frenare la volontà popolare. È una lezione preziosa per tutte le democrazie: quando i cittadini si muovono insieme, nessuna cartografia può trattenerli.
Altrettanto incoraggiante è il clima con cui la politica americana sta accogliendo il verdetto. Lo speaker Mike Johnson ha annunciato che non si candiderà a guidare i repubblicani una volta tornati in minoranza, riferisce il New York Times, mentre il leader della maggioranza uscente al Senato, John Thune, ha promesso un’opposizione combattiva, secondo l’Associated Press: è la fisiologia di una democrazia dell’alternanza. Ancora più significativo è il riconoscimento del risultato da parte del presidente. Trump si è detto al New York Times “assolutamente disposto ad accettare questi risultati” e pronto a “lavorare con i democratici”, riporta l’ANSA. In un’epoca in cui la contestazione degli esiti elettorali è diventata in molti Paesi un’arma ordinaria, questo gesto rappresenta un argine istituzionale di grande valore. Certo, il presidente ha anche rivendicato il proprio diritto di veto e, citando la sentenza Trump contro Slaughter, “poteri enormi, mai avuti prima”, secondo Sky TG24. Ma è proprio nel confronto tra un esecutivo forte e un Parlamento rinvigorito che la Repubblica americana ha trovato, nei secoli, il proprio equilibrio. I prossimi due anni saranno una stagione di dialettica intensa, e dunque di democrazia viva.
Lo sguardo europeo deve ora spingersi oltre l’Atlantico con realismo e fiducia. Politico Europe avverte che un presidente limitato in casa potrebbe concentrarsi sul commercio e sulla politica estera, e Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera ricorda che Trump ha spesso aggirato i poteri del Congresso, aggiungendo però che d’ora in poi lo farà “non senza intralci”. Proprio quegli intralci sono la buona notizia: il nuovo Congresso disporrà di strumenti concreti, dal potere di bilancio alla conferma delle nomine, per orientare la proiezione internazionale di Washington verso maggiore prudenza e condivisione.
Il Golfo ne sarà il primo banco di prova. Il pacchetto da 98 miliardi chiesto dal Pentagono è fermo al Senato, scrive il Corriere della Sera, e dal 3 gennaio ogni nuova spesa militare dovrà passare per una maggioranza che chiede trasparenza e responsabilità. Già nelle ultime ore sono arrivati segnali distensivi: dopo l’azione “limitata” sull’isola di Qeshm, Trump ha dichiarato al Financial Times di non avere piani immediati di attacco, perché “potrebbe non essercene motivo”, e ha confermato che proseguono i negoziati indiretti con Teheran, riferisce l’AGI. La diplomazia ha davanti a sé uno spazio reale, e un Congresso più vigile può aiutarla a occuparlo.
Anche sull’Ucraina il vento è più favorevole. La nuova maggioranza è vicina a Kiev e, pur consapevole che la Casa Bianca ha talvolta lasciato scadere fondi già approvati, come riporta Euronews, potrà vigilare con maggiore efficacia sulla loro effettiva erogazione. La NATO, dal canto suo, è protetta dalla legge del 2023 che vieta al presidente di uscirne senza il consenso del Senato, e un Senato democratico rende quella garanzia ancora più solida. La richiesta, condivisa anche dai progressisti, che l’Europa investa di più nella propria sicurezza, sottolineata da Sky TG24, non va letta come una minaccia, ma come un invito alla maturità. Sui dazi, che restano nelle mani del presidente grazie alla Sezione 301, l’Europa ha l’occasione di negoziare con una sola voce e di diversificare i propri mercati. E su Taiwan, dove Trump tiene sospeso un pacchetto di armi da 14 miliardi in vista del G20 di Miami, il Congresso potrà offrire quel contrappeso che rende più credibile qualunque intesa con Pechino, come rileva askanews.
I mercati hanno colto rapidamente il senso positivo della giornata. Dopo una prima reazione di cautela a Tokyo, ricordata da Leggo, l’Europa ha accolto con favore l’accettazione del risultato e l’assenza di piani immediati contro l’Iran: Piazza Affari ha chiuso come migliore piazza del continente, con il Ftse Mib in rialzo del 2,18 per cento a 51.031 punti, riferisce Teleborsa, trainato dalle banche, mentre lo spread è sceso in mattinata fino a 108 punti, riporta Quotidiano Nazionale, e l’euro è salito a 1,1249 sul dollaro, secondo Reuters. Wall Street ha confermato l’entusiasmo: poco dopo l’apertura il Dow Jones guadagnava oltre 1.200 punti, pari al 2,4 per cento, con lo S&P 500 in rialzo dell’1,7 e il Nasdaq del 2,1, riporta Yahoo Finance, mentre sanità ed energie alternative correvano, osserva Charles Schwab. Solo i titoli legati ai data center hanno mostrato qualche esitazione per il timore di regole più severe sull’intelligenza artificiale, rileva Reuters, ma proprio qui si apre un’opportunità storica: per la prima volta il voto americano diventa un confronto sul governo della tecnica, e l’Europa dell’AI Act potrebbe trovare a Capitol Hill interlocutori sensibili a un modello di innovazione che tuteli la persona. Sul fronte dei conti pubblici, con un deficit al 6,2 per cento del PIL, un Congresso attento alla disciplina di bilancio e all’indipendenza della Federal Reserve può rafforzare, nel medio periodo, la fiducia dei mercati.
Resta, naturalmente, il dovere della vigilanza. In Alaska il Dipartimento di Giustizia ha chiesto di bloccare la certificazione del seggio senatoriale in caso di vittoria di misura di Mary Peltola, e un giudice federale ha respinto il ricorso, riferisce l’Associated Press, anche se l’amministrazione ha presentato appello. Anche questo episodio dice qualcosa di positivo: le istituzioni hanno funzionato e i tribunali hanno fatto la loro parte. Polibio vedeva nella costituzione mista il segreto della durata di Roma; gli Stati Uniti, eredi di quell’architettura di pesi e contrappesi, mostrano oggi che essa sa ancora rispondere alle sollecitazioni del tempo.
Per l’Europa questa è una stagione di opportunità. La nostra sicurezza e la nostra prosperità possono e devono poggiare sempre più sulle nostre forze, in un’alleanza transatlantica fondata sul rispetto reciproco tra partner adulti. L’Italia, ponte tra Europa e Mediterraneo, legata agli Stati Uniti da un’amicizia che non dipende dal colore delle maggioranze e da milioni di italoamericani che di quella nazione sono parte viva, ha l’occasione di dialogare con tutte le articolazioni del potere americano, dalla Casa Bianca a Capitol Hill, e di accompagnare l’Unione verso una piena maturità strategica. L’America si è guardata allo specchio e ha scelto di correggersi. Ora tocca all’Europa sostenere lo stesso sguardo e decidere, con fiducia, chi vuole essere.

Gianni Lattanzio

(da Agenzia Aise)

Sezione: Editoriale, Esteri

Gianni Lattanzio

Gianni Lattanzio è un giornalista, saggista e coordinatore politico
italiano, specializzato in relazioni internazionali, politiche dell’Unione
Europea e dinamiche migratorie. Svolge da anni la sua attività
istituzionale a Roma presso la Camera dei deputati, dove coordina le
attività parlamentari, l’ufficio stampa e le relazioni istituzionali,
occupandosi in particolare della tutela dei cittadini italiani all’estero
e delle relazioni geopolitiche.
Attualmente ricopre la carica di Segretario Generale dell’Istituto
Cooperazione Paesi Esteri (ICPE) e coordina a livello nazionale
l’associazione ambientalista no-profit Ambientevivo. Da sempre attento
ai temi dell’integrazione e dei diritti interculturali, riveste inoltre
il ruolo di Segretario Generale del movimento politico Unione per l’Italia
(UN.IT) ed è membro attivo dei consigli direttivi della Federazione delle
Associazioni Italiane nel Mondo (FAIM) e dell’UNAIE.
Sul fronte giornalistico, è il Direttore editoriale della piattaforma
multimediale MeridianoItalia e collabora con agenzie di stampa estere.
È autore di numerosi saggi incentrati sulla cooperazione internazionale,
sull’umanesimo cristiano e sui flussi migratori storici e contemporanei,
tra cui la recente opera monografica dedicata a Santa Francesca Cabrini.

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