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È l’Europa che pulsa dal basso, che contesta le asimmetrie di un modello economico globale

Le manifestazioni che in questi giorni attraversano le capitali europee non sono semplici esplosioni di dissenso corporativo o fiammate di scontento passeggero. Per un socialista, questi corpi che tornano a riempire lo spazio pubblico rappresentano il risveglio di una soggettività politica che rifiuta di farsi ridurre a mero dato statistico.

di Raffaele Amendola · 7 Novembre 2026

Le manifestazioni che in questi giorni attraversano le capitali europee non sono semplici esplosioni di dissenso corporativo o fiammate di scontento passeggero. Per un socialista, questi corpi che tornano a riempire lo spazio pubblico rappresentano il risveglio di una soggettività politica che rifiuta di farsi ridurre a mero dato statistico. In un’epoca in cui la governance tecnocratica pretende di tradurre ogni conflitto sociale in un problema di ottimizzazione matematica, la piazza riafferma il bisogno e della solidarietà. È l’Europa che pulsa dal basso, che contesta le asimmetrie di un modello economico globale e che cerca una sponda ideale per non affogare nell’isolamento atomizzato del consumo. Tuttavia, la spontaneità della protesta, pur necessaria, rischia di rimanere sterile senza una struttura concettuale capace di orientarla. È qui che si inserisce il significato profondo della nostra scuola politica, analizzato sotto una lente squisitamente filosofica. Viviamo sotto la minaccia strisciante di quella che possiamo definire la “dittatura dell’algoritmo”: un sistema di potere immateriale ma pervasivo, che non ha bisogno di carri armati per imporre il conformismo, ma di flussi di dati, profilazioni predittive e costanti stimoli digitali volti a neutralizzare il pensiero critico. L’algoritmo parcellizza la società, sostituisce il compagno con l’utente isolato e riduce il dibattito democratico a un gioco di polarizzazioni emotive orchestrate da piattaforme private. Contro questa alienazione tecnologica, la scuola politica socialista non è un nostalgico circolo , ma un laboratorio di resistenza filosofica e antropologica. Riprendendo la grande tradizione dell’umanesimo socialista, la scuola si propone di decodificare i meccanismi di questo nuovo dominio. Se l’algoritmo standardizza e prevede i comportamenti per scopi di profitto, l’educazione politica restituisce all’individuo la capacità di agire in modo imprevisto, ovvero libero. Studiare la filosofia oggi significa comprendere che i dati non sono neutri, ma incorporano i rapporti di forza del capitalismo digitale. La nostra scuola politica diventa quindi una trincea della ragione: il luogo dove si smaschera l’illusione di una tecnica neutrale e si riafferma che il destino umano deve essere guidato dalla scelta etica e collettiva, non da stringhe di codice proprietario. 

Raffaele Amendola 

Sezione: Dossier

Raffaele Amendola

Raffaele Amendola è un giornalista, editorialista ed opinionista di “Avanti Online”

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