
“Tradimento”: non usa mezzi termini Volodymyr Zelensky per definire quello che percepisce come l’ennesimo voltafaccia degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina. Nel corso di un’intervista televisiva a un emittente britannica il presidente ucraino in visita in Regno Unito non solo ha criticato la decisione del presidente Usa Donald Trump di consentire alla Russia di esportare più gasolio, ma ha anche accusato Washington e SpaceX, l’azienda di Elon Musk proprietaria di Starlink, di aver deliberatamente limitato l’accesso al servizio, impedendo agli ucraini di difendersi dai raid russi. “È un grave errore”, ha detto Zelensky, uno che causerà molti morti, ha aggiunto. Le parole del presidente ucraino si riferiscono a quanto accaduto nelle ultime ore, quando, secondo personale militare e alti funzionari ucraini, i terminali Starlink utilizzati dalle unità di droni ucraine hanno iniziato a subire interruzioni di segnale a velocità superiori a 160 km/h, compromettendo diverse missioni nelle prime ore di mercoledì mattina. Le limitazioni sono arrivate “senza preavviso, nel cuore della notte”, ha spiegato al Financial Times il consigliere del ministero della Difesa ucraino Serhii Beskrestnov, aggiungendo che anche le operazioni con droni a lungo raggio sono state colpite, così come la capacità dell’Ucraina di difendersi dai nuovi droni a reazione russi, dato che il sistema Starlink viene utilizzato sugli intercettori in fase di sviluppo per contrastarli. “È chiaro che questa azione non è casuale ed è legata all’attuale situazione politica”, ha scritto Beskrestnov su Telegram. Dopo diverse ore di blackout parziale, il sistema Starlink in Ucraina è stato ripristinato, ma le incertezze e le reazioni intorno alla sua interruzione rimangono.

Perché Starlink è così importante
Starlink ha svolto un ruolo essenziale nel conflitto ucraino. All’inizio della guerra, nel febbraio 2022, la costellazione di satelliti che fornisce internet ad alta velocità non solo ha impedito che gli attacchi russi ai sistemi di comunicazione ucraini “accecassero” l’esercito di Kyiv, ma ha anche fornito a quest’ultimo uno strumento di comunicazione fondamentale sul campo di battaglia e nella guerra con i droni. Le comunicazioni satellitari di SpaceX si sono rivelate vitali per entrambi gli eserciti durante gli oltre quattro anni di guerra, e non esiste allo stato attuale una tecnologia che possa sostituirle. A febbraio di quest’anno Musk ne ha interrotto l’utilizzo per le forze russe, una mossa che ha frenato l’avanzata di Mosca, congelando di fatto la linea del fronte. Inoltre, sempre grazie a Starlink, i droni ucraini sono in grado di mantenere connessioni più stabili con gli operatori su distanze maggiori rispetto alle reti radio convenzionali e sono meno vulnerabili alle interferenze. Ma come il sistema satellitare ha “salvato” l’Ucraina, un suo oscuramento potrebbe ora condannarla. Starlink è “la spina dorsale delle comunicazioni militari” nel Paese, afferma George Barros dell’Institute for the study of war, e limitare la velocità dei droni connessi alla rete a 160 km/h rende praticamente inutili gli sforzi ucraini per intercettare i droni russi a reazione.
Dietro c’è Trump?
Sull’accaduto Musk ha respinto ogni responsabilità. I sistemi Starshield, cioè quelli usati dall’esercito ucraino, sono “di proprietà e controllati dal governo degli Stati Uniti”, ha scritto mercoledì. Qualsiasi limite di velocità o di utilizzo, quindi, “viene deciso dall’esercito statunitense e, in ultima analisi, dal presidente”. Casa Bianca e Pentagono non hanno commentato né risposto alle richieste di chiarimento dei media. La sequenza degli eventi, però, è eloquente. Il 9 ottobre Trump ha annunciato un accordo con Vladimir Putin per l’acquisto di gasolio russo e Mosca ha subito allentato il divieto di esportazione. Secondo Axios, la scelta sarebbe maturata dopo che Zelensky aveva ignorato le ripetute richieste americane di fermare gli attacchi alle raffinerie russe. Il giorno successivo Trump ha accusato il presidente ucraino di creare problemi “ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori” e ha dichiarato che per l’Ucraina è tempo di avere “un nuovo presidente”. Il Financial Times riferisce che Washington avrebbe minacciato di sospendere la condivisione di intelligence e le forniture di armi se Kyiv non avesse interrotto i raid sulle raffinerie. Nello stesso giorno, per la seconda volta in una settimana, l’Ucraina non ha ricevuto i consueti preallarmi sui missili balistici russi. A spiegare le ragioni di quello che appare a tutti gli effetti un voltafaccia sarebbe l’aumento del prezzo del diesel negli Stati Uniti, salito a livelli record soprattutto per effetto della guerra con l’Iran. Gli analisti dubitano che i volumi promessi da Mosca bastino a raffreddarlo. Ma a meno di tre settimane dalle elezioni di metà mandato, il caro energia è tra i principali punti deboli dei repubblicani. E a Kyiv, osserva il deputato Oleksandr Merezhko, l’intesa e i toni della Casa Bianca sono letti come il tentativo di fare di Zelensky il capro espiatorio agli occhi degli elettori americani.
L’Europa sola con Kyiv
Le minacce di Trump, unitamente alla mancanza di preavviso sugli attacchi missilistici russi e le restrizioni sui terminali Starlink, hanno attivato tutti gli allarmi europei circa l’affidabilità del sostegno statunitense. Da oltre un anno, gli alleati europei forniscono la maggior parte degli aiuti militari e finanziari all’Ucraina. Tuttavia, esistono settori, come l’intelligence e le comunicazioni satellitari, in cui la tecnologia americana al momento è insostituibile. Se la situazione tra Washington e Kyiv tarderà a chiarirsi, dunque, è probabile che finisca col riverberarsi anche nelle relazioni con Bruxelles. Ciononostante, i leader dei 27 preferirebbero che Zelensky moderasse le sue critiche pubbliche a Trump, nel timore che le parole del presidente ucraino danneggino ulteriormente rapporti già complicati. “Abbiamo sicuramente approcci diversi, e riteniamo di dover fare pressione sull’aggressore affinché cessi la guerra, non sulla vittima”, ha affermato l’Alto rappresentante europeo per gli affari esteri Kaja Kallas arrivando a Bruxelles per il vertice del Consiglio europeo. Tuttavia, nella due giorni di colloqui nella capitale belga, i 27 potrebbero dover constatare di essere rimasti soli al fianco dell’Ucraina e, a fronte del disimpegno di Washington, dover serrare i ranghi intorno a Kyiv.
Il commento
Di Antonio Missiroli, Senior Advisor ISPI
“Difficile dare a torto a Zelensky per aver parlato di ‘tradimento’ a proposito che di quello che gli americani hanno fatto (o meglio, non fatto), rallentando le operazioni dei droni ucraini e omettendo l’intelligence sui missili russi in arrivo su Kyiv due sere fa. Dopo lo sciagurato accordo di Trump con Mosca sulle forniture di gasolio russo e il suo falso annuncio di una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche, l’Ucraina si è trovata di colpo disarmata e indifesa, e perfino Musk si è difeso attribuendo all’amministrazione la responsabilità del mancato funzionamento di Starlink e Starshield. Ed è altrettanto difficile non leggere nell’episodio – che richiama quanto già successo un anno e mezzo fa all’indomani dell’ormai famosa visita di Zelensky alla Casa Bianca – un tentativo di intimidazione nei confronti del presidente ucraino per spingerlo ad essere più accomodante con Mosca, tanto più alla luce delle indiscrezioni secondo cui Jared Kushner e Steve Witkoff avrebbero chiesto agli europei di affidare una parte degli asset russi congelati nelle banche del continente a un veicolo finanziario controllato dagli Usa per facilitare le trattative con Putin.”
Alessia De Luca

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