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Salvò alcune ragazze a Cadorna: annullata la destituzione, la guardia giurata tornerà in servizio

Lo avevamo raccontato mesi fa: alcune ragazze molestate nella metropolitana di Milano, alla stazione di Cadorna, una situazione degenerata rapidamente tra minacce, tensione e bottiglie utilizzate come armi improprie. In quel contesto una guardia giurata ATM decise di non voltarsi dall’altra parte. Un intervento rapido, senza colpi esplosi, con finalità esclusivamente deterrenti: gli aggressori desistono, si allontanano, le giovani vengono messe in sicurezza e nessuno rimane ferito.

di Luca Rampazzo | 30 Giugno 2026

Lo avevamo raccontato mesi fa: alcune ragazze molestate nella metropolitana di Milano, alla stazione di Cadorna, una situazione degenerata rapidamente tra minacce, tensione e bottiglie utilizzate come armi improprie. In quel contesto una guardia giurata ATM decise di non voltarsi dall’altra parte. Un intervento rapido, senza colpi esplosi, con finalità esclusivamente deterrenti: gli aggressori desistono, si allontanano, le giovani vengono messe in sicurezza e nessuno rimane ferito.

A fronte di questo esito, tuttavia, arrivò il provvedimento più duro possibile: la destituzione dal servizio. Successivamente è emerso anche un procedimento amministrativo avviato dalla Questura di Milano, destinato a incidere sull’abilitazione di Guardia Particolare Giurata.

Il passaggio è tecnico ma inequivocabile: ai sensi dell’articolo 7 della legge 241/1990 viene contestato un episodio avvenuto il 23 marzo 2026 presso la stazione M1 di Cadorna, nel quale l’arma sarebbe stata estratta «per mantenere a distanza amici di un soggetto coinvolto in uno scontro fisico». In altri termini, quello che nel racconto dei fatti appariva come un intervento di contenimento e deterrenza è divenuto oggetto di una valutazione disciplinare formale. Una vicenda che ha alimentato per mesi un dibattito sul rapporto tra sicurezza reale, responsabilità operativa e tutela di chi quotidianamente è chiamato a garantire l’incolumità dei cittadini.

Oggi, però, arriva una svolta destinata a cambiare radicalmente il significato dell’intera vicenda.

Il Consiglio di Disciplina, riunitosi il 9 giugno 2026, ha infatti accolto il ricorso presentato dalla guardia giurata contro il provvedimento espulsivo adottato nei suoi confronti. Con delibera notificata il 25 giugno 2026, una sospensione dal servizio e dalla retribuzione della durata di quindici giorni dal servizio sostiuisce  e annulla la destituzione . Contestualmente è stata revocata la sospensione cautelare, mentre ATM provvederà a comunicare le modalità della ripresa dell’attività lavorativa.

In altre parole, la guardia giurata tornerà in servizio.

Una decisione che rappresenta una significativa vittoria sul piano professionale e umano e che conferma pienamente quanto sostenuto sin dall’inizio dallo Studio Boreatti Colangelo, che aveva sempre denunciato la manifesta sproporzione tra un gesto che, nei fatti, ha consentito di mettere in salvo alcune ragazze e la sanzione più grave prevista dall’ordinamento disciplinare aziendale.

Per mesi lo Studio Boreatti Colangelo ha sostenuto che vi fosse una distanza evidente tra la condotta contestata e il licenziamento irrogato, evidenziando come l’intervento della guardia giurata, pur suscettibile di valutazioni disciplinari, esistesse in un contesto di concreto pericolo e avesse avuto un esito inequivocabilmente positivo: nessun colpo esploso, nessun ferito, nessuna escalation, ma alcune giovani sottratte a una situazione che rischiava di degenerare ulteriormente.

Il Consiglio di Disciplina ha ora stabilito che quella condotta non meritava la destituzione. E’ ancora aperto il procedimento amministrativo davanti alla Questura, ma sul piano disciplinare aziendale il giudizio è ormai chiaro: una nuova sanzione conservativa ha sostituito il licenziamento. Che non esiste più.

Dopo mesi di polemiche, accuse e prese di posizione, arriva dunque una decisione che restituisce dignità professionale alla guardia giurata e che finisce inevitabilmente per dare ragione allo Studio Boreatti Colangelo, che aveva sempre affermato come fosse profondamente sproporzionato equiparare un gesto che molti hanno definito eroico alla più grave delle sanzioni disciplinari.

A questo punto sarebbe auspicabile che qualcuno, all’interno di ATM, trovasse il coraggio di riconoscere l’errore commesso. Perché l’annullamento della destituzione costituisce una conferma inequivocabile: chi parlava di sproporzione aveva ragione. E forse, oltre alle scuse dovute al lavoratore coinvolto, sarebbe opportuno che qualcuno riflettesse seriamente sulle proprie responsabilità e valutasse se sia ancora opportuno continuare a ricoprire determinati incarichi.

Luca Rampazzo

L

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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