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Bordighera, quando l’orrore entra in casa e tradisce l’infanzia

Esistono delitti che scuotono l’opinione pubblica, e poi esistono tragedie che vanno oltre perfino la capacità di comprendere il male. La vicenda della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni trovata morta a Bordighera e al centro di una inchiesta che ogni giorno assume contorni sempre più agghiaccianti, appartiene purtroppo a questa seconda categoria. L’arresto di Manuel Iannuzzi, compagno della madre della bambina, accusato di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola, ha aperto uno squarcio terribile su una realtà fatta di violenze domestiche, sopraffazioni e crudeltà tra le mura di una casa.

di Cesare Mannucci | 31 Maggio 2026

Esistono delitti che scuotono l’opinione pubblica, e poi esistono tragedie che vanno oltre perfino la capacità di comprendere il male. La vicenda della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni trovata morta a Bordighera e al centro di una inchiesta che ogni giorno assume contorni sempre più agghiaccianti, appartiene purtroppo a questa seconda categoria. L’arresto di Manuel Iannuzzi, compagno della madre della bambina, accusato di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola, ha aperto uno squarcio terribile su una realtà fatta di violenze domestiche, sopraffazioni e crudeltà che si sarebbero consumate tra le mura di una casa. Le immagini sequestrate dagli investigatori nei telefoni cellulari dell’uomo – fotografie della bambina con il volto tumefatto, segni evidenti di pestaggi, video nei quali la piccola viene costretta a fumare mentre gli adulti ridono delle sue lacrime – rappresentano qualcosa che va oltre la cronaca giudiziaria. Raccontano una forma di disumanità che lascia sgomenti. E ancora più sconvolgente è il fatto che tutto questo sarebbe stato documentato dagli stessi protagonisti di quelle violenze, quasi in una sorta di normalizzazione dell’orrore.

Le indagini coordinate dalla Procura di Imperia stanno progressivamente ricostruendo un quadro accusatorio pesantissimo. L’autopsia ha evidenziato lesioni diffuse e un grave trauma cranico incompatibile con le prime versioni fornite dalla madre. Le testimonianze delle sorelline della vittima, affidate nel frattempo a una struttura protetta, hanno contribuito a smontare quella che gli investigatori ritengono una messa in scena costruita per depistare le indagini. Secondo quanto emerso, la bambina sarebbe morta nella casa di Perinaldo dove viveva il compagno della madre e sarebbe stata successivamente trasportata a Bordighera quando ormai era già senza vita. Particolarmente inquietanti risultano i racconti delle altre bambine, che avrebbero riferito episodi di violenza sistematica e persino tentativi improvvisati di “farla riprendere” dopo il malore senza ricorrere immediatamente ai soccorsi. Sono dettagli che fanno rabbrividire e che rendono ancora più drammatica la dimensione di questa vicenda.

La piccola Beatrice

Ma oltre la cronaca giudiziaria resta una domanda più profonda che riguarda l’intera società. Come è possibile che una bambina di due anni possa vivere in un contesto di presunti maltrattamenti continuati senza che nessuno riesca a intervenire in tempo? Dove si interrompe la catena della protezione dell’infanzia? Perché troppo spesso i segnali di sofferenza dei minori restano invisibili fino a quando accade l’irreparabile? Certamente sarà la magistratura a stabilire responsabilità individuali e verità processuali. Ma casi come quello di Bordighera impongono una riflessione che va oltre il processo. Negli ultimi anni le cronache italiane hanno registrato un numero impressionante di bambini vittime di violenze domestiche, maltrattamenti, incuria o addirittura omicidi consumati proprio all’interno di quello che dovrebbe essere il luogo più sicuro della loro esistenza: la famiglia. Un fenomeno che interroga non soltanto la giustizia ma anche i servizi sociali, le istituzioni, le comunità locali e perfino la cultura collettiva del nostro tempo.

La verità più dolorosa è forse proprio questa: quando un bambino viene ucciso o torturato dentro casa, falliscono contemporaneamente più livelli di protezione. Fallisce chi compie la violenza, naturalmente. Ma fallisce anche un sistema che non riesce a intercettare per tempo il disagio, la crudeltà o la pericolosità di certi contesti familiari. E nel caso di Beatrice l’orrore assume una dimensione ancora più devastante perché emerge attraverso immagini, fotografie e video che documenterebbero non un gesto improvviso, ma un clima continuativo di vessazioni e sofferenze. È questo che rende la vicenda di Bordighera particolarmente abominevole. Non la brutalità di un singolo istante, ma il sospetto di una sofferenza quotidiana consumata nell’indifferenza degli adulti che avrebbero dovuto proteggerla. Di fronte a tutto questo la politica, i tribunali e i commentatori dovrebbero forse parlare meno e riflettere di più. Perché ogni volta che un bambino muore in questo modo, non è soltanto una famiglia a essere travolta dalla tragedia. È la coscienza stessa di una società civile che viene chiamata a rispondere delle proprie omissioni.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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